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Articolo 617

Codice di Procedura Civile

Forma dell'opposizione

Dispositivo dell'art. 617 Codice di Procedura Civile

Le opposizioni relative alla regolarità formale del titolo esecutivo e del precetto si propongono, prima che sia iniziata l'esecuzione, davanti al giudice indicato nell'articolo 480 terzo comma, con atto di citazione da notificarsi nel termine perentorio di venti giorni dalla notificazione del titolo esecutivo o del precetto [disp. att. 187] (1).
Le opposizioni di cui al comma precedente che sia stato impossibile proporre prima dell'inizio dell'esecuzione (2) e quelle relative alla notificazione del titolo esecutivo e del precetto e ai singoli atti di esecuzione si propongono con ricorso al giudice della esecuzione nel termine perentorio di venti giorni dal primo atto di esecuzione, se riguardano il titolo esecutivo o il precetto, oppure dal giorno in cui i singoli atti furono compiuti (3).

Note

(1) Con l'opposizione agli atti esecutivi si contesta la regolarità formale del titolo esecutivo o del precetto ovvero dei singoli atti successivi. Pertanto, tale opposizione è diretta a contestare la legittimità dello svolgimento dell'azione esecutiva, deducendo la mancanza o l'irregolarità formale di un presupposto o di un atto del processo, trattandosi di una questione di forma e richiedendosi un controllo limitato all'osservanza delle norme processuali disciplinanti la forma degli atti. Come nel caso dell'opposizione all'esecuzione, quella agli atti esecutivi che viene promossa prima dell'inizio dell'esecuzione assuma la forma dell'atto di citazione, mentre se l'esecuzione è già iniziata, assume la forma del ricorso. Il termine perentorio è quello di venti giorni, o dalla notifica del titolo esecutivo o del precetto, quale primo atto di esecuzione, o dal compimento dell'atto contro cui l'opposizione è proposta.
(2) Si pensi ad esempio all'ipotesi dell'opposizione al precetto per far valere l'irregolarità formale consistente nel fatto di aver autorizzato l'esecuzione immediata, omettendo il rispetto del termine dilatorio dei dieci giorni (482).
(3) La mancata osservanza del termine di venti giorni entro cui proporre l'opposizione, determina la conseguente decadenza processuale che può essere rilevata, anche d'ufficio, dal giudice in ogni stato e grado del giudizio. Il giudizio di opposizione si conclude con una sentenza non impugnabile, se non con il regolamento di competenza nell'eventualità in cui ci sia stata una pronuncia in materia (43) ed il ricorso in Cassazione ai sensi dell'art. 111 Cost..

Sentenze relative a questo articolo

Cass. n. 7708/2014

Nella vendita forzata l'aggiudicatario del bene pignorato, in quanto parte del processo di esecuzione, ha l'onere di far valere l'ipotesi di "aliud pro alio" con il solo rimedio dell'opposizione agli atti esecutivi, che va esperita - nel limite temporale massimo dell'esaurimento della fase satisfattiva dell'espropriazione, costituito dalla definitiva approvazione del progetto di distribuzione - comunque entro il termine perentorio di venti giorni dalla legale conoscenza dell'atto viziato, ovvero dal momento in cui la conoscenza del vizio si è conseguita o sarebbe stata conseguibile secondo una diligenza ordinaria.

Cass. n. 679/2014

In materia di ricusazione del giudice della esecuzione, poiché i suoi atti sono suscettibili di controllo con lo specifico rimedio dell'opposizione ai sensi dell'art. 617 cod. proc. civ., la mancata impugnabilità in via autonoma dell'ordinanza di rigetto dell'istanza di ricusazione non esclude che il contenuto di essa possa essere riesaminato nel corso del giudizio di opposizione agli atti esecutivi, attraverso il controllo del provvedimento reso dal giudice "suspectus", atteso che l'eventuale vizio causato dall'incompatibilità del giudice ricusato si risolve in motivo di nullità dell'attività svolta dal medesimo e quindi di opposizione ex art. 617 cod. proc. civ.

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