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Articolo 599

Codice di Procedura Civile

Pignoramento

Dispositivo dell'art. 599 Codice di Procedura Civile

Possono essere pignorati i beni indivisi anche quando non tutti i comproprietari (1) sono obbligati verso il creditore (2).
In tal caso del pignoramento è notificato avviso (3) (4), a cura del creditore pignorante, anche agli altri comproprietari, ai quali è fatto divieto di lasciare separare dal debitore la sua parte delle cose comuni senza ordine di giudice [disp. att. 180].

Note

(1) Nonostante l'articolo in esame si riferisca espressamente alla sola comproprietà, l'opinione prevalente in dottrina ritiene di estendere l'ambito di applicazione della norma anche alla contitolarità di diritti reali espropriabili diversi dalla proprietà (es. usufrutto, uso, enfiteusi, superficie).
(2) Nell'ipotesi in cui tutti i comproprietari siano obbligati verso il creditore, è necessario distinguere il caso in cui sussista l'unicità del titolo da quella della pluralità dei titoli. Nel primo caso in cui tutti i contitolari sono obbligati sulla base del medesimo titolo, l'esecuzione andrà attuata sull'intero bene e non già sulle singole quote, agendo contro tutti i condebitori nelle forme ordinarie (513, 543, 555). Diversamente, nel secondo caso i contitolari sono tenuti sulla base di titoli diversi, quindi è necessario procedere con distinte espropriazioni e, quindi, nelle forme di cui al presente capo, pignorando le singole quote di ciascun condebitore.
(3) L'avviso di pignoramento sottoscritto dal creditore procedente deve contenere l'indicazione del creditore pignorante, del bene pignorato, della data dell'atto di pignoramento e della sua trascrizione (se si tratta di pignoramento immobiliare) ed infine, l'ingiunzione di non lasciar separare dal debitore la quota di sua spettanza. La copia con la relata di notifica viene poi depositata nella cancelleria del giudice dell'esecuzione.
Tale notificazione ha la funzione di imporre ai comproprietari non debitori il divieto di lasciar separare dal debitore la sua parte delle cose comuni senza ordine del giudice e di provocare l'audizione di tutti gli interessati ai sensi dell'art. 600 del c.p.c..
(4) In caso di omissione dell'avviso di pignoramento, l'esecuzione diventa improseguibile e la divisione eventualmente compiuta dopo l'atto di pignoramento può essere opposta al creditore procedente con rimedio di cui all'art. 617 del c.p.c..
Inoltre, i comproprietari non avvisati saranno legittimati a proporre domanda di accertamento o di rivendica in un autonomo giudizio di cognizione, nel caso in cui le quote siano state vendute giudizialmente.

Sentenze relative a questo articolo

Cass. n. 6809/2013

In tema di esecuzione forzata su beni indivisi, mentre è consentita l'espropriazione dell'intera quota delle cose comuni spettante ad uno dei comproprietari, limitatamente a tutti i beni di una determinata specie (immobili, mobili o crediti), non è ammissibile l'espropriazione forzata della quota di un singolo bene indiviso, quando la massa in comune comprenda più cose della stessa specie, atteso che, potendosi assegnare al debitore, in sede di divisione, una parte di altro bene compreso nella medesima massa, il pignoramento rischierebbe di non conseguire i suoi effetti, per inesistenza, nel patrimonio del debitore, dell'oggetto dell'esecuzione.

Cass. n. 6072/2012

In tema di espropriazione di beni indivisi, il giudizio con cui si procede alla divisione (cd. divisione endoesecutiva), pur costituendo una parentesi di cognizione nell'ambito del procedimento esecutivo, dal quale rimane soggettivamente ed oggettivamente distinto, tanto da non poterne essere considerato né una continuazione né una fase, è, tuttavia, ad esso funzionalmente correlato. Ne consegue che il giudizio di divisione dei beni pignorati non può essere iniziato e, se iniziato, non può proseguire ove venga meno in capo all'attore la qualità di creditore e, con essa, la legittimazione e l'interesse ad agire, a meno che a tale deficienza - originaria o sopravvenuta - non si rimedi con una valida domanda di scioglimento della comunione formulata dal debitore convenuto, da altro creditore munito di titolo esecutivo, o, ancora, da alcuno dei litisconsorti necessari indicati nell'art. 1113, terzo comma, cod. civ..

Cass. n. 12315/1998

La notificazione dell'atto di pignoramento, se compiuta in luogo diverso dalla residenza del debitore, non è inesistente, ma nulla, e come tale deve essere fatta valere nel termine di cinque giorni dalla conoscenza dell'atto: conoscenza che, nel caso di pignoramento di bene immobile appartenente a più comproprietari, ben può essere acquisita mediante la notificazione dell'atto di avviso dell'avvenuto pignoramento, ai sensi dell'art. 599, secondo comma, c.p.c.

Cass. n. 7169/1997

In sede di opposizione agli atti esecutivi proposta dal coniuge non obbligato (in regime di comunione legale) con riguardo al bene oggetto del procedimento di esecuzione intrapreso nei confronti dell'altro coniuge, sono da ritenersi rilevanti sia i vizi relativi alla notifica del pignoramento (che deve essere ricevuta dal detto opponente, ex art. 599, secondo comma, c.p.c.) sia la richiesta di separazione della propria quota in caso di vendita o di assegnazione del bene (giusta la previsione di cui all'art. 600 stesso codice), mentre risultano ininfluenti tutte le ulteriori vicende relative allo svolgimento del processo esecutivo, quali la omessa notifica del titolo esecutivo o del precetto, delle quali è da ritenersi destinatario esclusivamente il debitore, e non anche l'eventuale comproprietario non coobbligato.

Cass. n. 4612/1985

L'esecuzione per espropriazione di un appartamento di proprietà esclusiva in edificio condominiale, ancorché ad esso accedano le quote sulle parti comuni dell'edificio, esula dalla disciplina degli artt. 599-601 c.p.c., che riguarda la diversa ipotesi del pignoramento di un bene in comproprietà, nei limiti della quota di uno o di alcuni soltanto dei comproprietari.

Cass. n. 3648/1985

Nel caso di espropriazione forzata di immobile indiviso, per debito di uno soltanto dei comproprietari, qualora il creditore procedente, dopo l'effettuazione del pignoramento con le formalità prescritte dall'art. 555 c.p.c. (ivi inclusa la trascrizione) non provveda agli adempimenti di cui all'art. 599 secondo comma c.p.c. e 180 disp. att. c.p.c. e cioè alla notificazione agli altri comproprietari di avviso del pignoramento, con il divieto di lasciar separare al debitore la sua parte del bene comune, nonché invito a comparire davanti al giudice della esecuzione per sentir dare i provvedimenti indicati nell'art. 600 c.p.c., non si verifica la nullità del pignoramento medesimo, del quale il suddetto avviso non costituisce elemento essenziale, ma si determina per i comproprietari non debitori, il venir meno della preclusione di procedere a divisione (contrattuale o giudiziale), del bene, con la conseguenza che, ove tali comproprietari procedano a detta divisione, anche dopo la trascrizione del pignoramento, possono opporre la divisione medesima al creditore, nella sua efficacia retroattiva a partire dalla data della costituzione della comunione, ai sensi dell'art. 757 c.c. Questo principio non trova ostacolo nel disposto dell'art. 2913 c.c., circa l'inefficacia in pregiudizio del creditore degli atti successivi al pignoramento, il quale riguarda la diversa ipotesi degli atti con i quali il debitore trasferisca ad altri il diritto di proprietà, o costituisca in favore di altri diritti reali sull'immobile oggetto di esecuzione.

Cass. n. 3803/1975

La notificazione dell'avviso dell'avvenuto pignoramento di un immobile indiviso ai comproprietari non debitori ha la limitata finalità di imporre loro il divieto di lasciar separare dal debitore la sua parte delle cose comuni senza ordine del giudice e di rendere possibile il conseguimento della finalità secondaria di provocare l'audizione di tutti gli interessati, prevista nell'art. 600 c.p.c. La sua omissione, in mancanza di una espressa sanzione di nullità, non comporta alcuna lesione dei diritti dei comproprietari non debitori, i quali possono, in ogni caso, proporre opposizione di terzo prima della vendita dei beni ai sensi dell'art. 619 c.p.c., ovvero domanda di accertamento di rivendica in un giudizio autonomo di cognizione, ai sensi dell'art. 2919 c.c., se siano state vendute giudizialmente le loro quote.

Cass. n. 170/1966

Nell'esecuzione forzata su beni indivisi l'avviso dell'avvenuto pignoramento agli altri comproprietari non può essere sostituito da equipollenti. Pertanto il creditore procedente deve necessariamente curare che esso venga notificato anche se i comproprietari abbiano conoscenza del pignoramento per essersi trovati presenti all'atto, ed, ove non vi abbia provveduto pur sapendo che i beni si appartenevano solo pro quota al debitore egli è da considerare in mala fede e, perciò, tenuto al risarcimento dei danni a norma dell'art. 2920, ultimo alinea, c.c.

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Quesiti degli utenti
relativi all'articolo 599 del c.p.c.

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

01/01/2016 Lombardia
Giuseppe S. chiede
Ho firmato una fideiussione a favore della azienda srl di cui ero amministratore. Ho scoperto dopo mesi che i soldi sono stati effettivamente ricevuti dall'azienda, in una succursale creata ad arte da uno dei soci a T., che sono stati spesi in modo anomalo da portare l'azienda in oggetto al concordato in liquidazione. Di fronte alla richiesta a chi siano stati versati i XXX euro la banca dichiara che ho rilasciato una procura a favore di un dipendente di uno dei soci residente a T. il quale dipendente invece dichiara, con raccomandata, di non aver mai operato per l'azienda in oggetto. Ho richiesto alla Banca copia di questa procura ma, da oltre 6 mesi, continua a tergiversare e a non inviare la copia di questa procura. Inoltre io sono in regime di separazione dei beni e la casa di abitazione è cointestata. Va inoltre detto che ho un figlio con inabilità al 100%. La banca ha già provveduto a escutere il credito vantato verso la Ditta e mettere la casa mia e di mia moglie all'asta e sembra che venga coinvolta sia mia moglie che mio figlio ed io non possa fare niente se non pagare. Va detto che non sono in grado di pagare. Cosa posso fare per salvare la casa di mio figlio?
Consulenza legale i 08/01/2016
Nel caso in esame la procedura esecutiva è caduta su un bene di proprietà indivisa tra i coniugi e quindi segue la disciplina di cui all'art. 599 ss c.p.c.. In sintesi, del pignoramento deve essere notificato avviso anche al comproprietario non debitore, cui è vietato lasciar separare la propria quota (art. 599 c.p.c.). Data la natura indivisa del bene, il giudice convoca i comproprietari e si presentano tre possibilità:
- procedere alla separazione della quota del bene del debitore, se è possibile;
- disporre la vendita della quota del debitore, purché sia probabile che tale vendita avvenga ad un prezzo uguale o superiore al valore della quota (di regola, la quota del debitore viene acquistata del comproprietario);
- se la separazione e la vendita della quota non sono possibili si procede alla divisione che, in caso di immobile, può anche essere fatta mediante vendita dello stesso. In tal caso l'esecuzione è sospesa fino a che il giudizio di divisione non si conclude.

Una volta avvenuta la divisione, la vendita o l'assegnazione seguono le disposizioni dettate per l'espropriazione in generale. Dopo che il creditore sarà stato soddisfatto, il residuo della vendita verrà assegnato al debitore o ai terzi che hanno subito l'espropriazione (art. 510 co. 5 c.p.c.).

Nel procedimento di esecuzione forzata, il debitore può opporsi con l'opposizione all'esecuzione (art. 615 del c.p.c.) e con l'opposizione agli atti esecutivi (art. 617 del c.p.c.).
Con la prima si contesta il diritto del creditore di procedere a esecuzione. In particolare la contestazione può riguardare il titolo esecutivo (ad esempio la sentenza o il decreto ingiuntivo) di cui possono essere contestati vari profili, tra i quali l'inesistenza sin dall'origine del titolo (ad esempio per nullità del giudizio a seguito del quale è sorto), la sua caducazione (ad esempio perché la sentenza è stata riformata), l'inesistenza del diritto per la cui soddisfazione si procede (ad esempio per aver adempiuto il debito). Nel caso di titoli giudiziali, le contestazioni di merito o processuali soffrono però il limite del giudicato, cioè possono essere proposte solo per fatti successivi alla sua formazione (ad. es., non si può addurre la nullità di una sentenza non impugnata). La contestazione può anche riguardare la pignorabilità dei beni ex art. 514-516.
Il rimedio è proponibile anche dopo il pignoramento, cioè ad esecuzione iniziata; secondo la giurisprudenza può essere proposto sino a quando il processo esecutivo non sia esaurito (Cass. 4507/2006). Il giudice dell'esecuzione su istanza di parte e se ricorrono gravi motivi può sospendere il processo esecutivo (art. 624 co. 1 c.p.c.)

Con l'opposizione agli atti esecutivi viene invece contestata la regolarità formale degli atti del processo esecutivo; essa si distingue dall'opposizione all'esecuzione perché con quest'ultima si contesta il diritto di procedere all'esecuzione, mentre con la prima si contesta la legittimità dello svolgimento dell'esecuzione (ad esempio l'irregolarità formale del decreto di fissazione dell'udienza). Essa deve essere proposta entro 20 giorni da quando l'atto è compiuto. Anche in tal caso l'esecuzione può essere sospesa ex art. 618 co. 2 c.p.c..

La situazione descritta dal richiedente risulta complessa e delicata. La presenza di un figlio disabile non osta, purtroppo, alla pignorabilità del bene ex art. 514-516 c.p.c.. In ogni caso, si consiglia di contattare un legale per verificare sia la possibilità di una eventuale opposizione nell'ambito dell'esecuzione sia la possibilità di un ricorso al giudice tutelare (per ottenere generali misure di sostegno per la situazione del figlio), nonché per vagliare il comportamento della banca relativo alla concessione della somma che, per quanto descritto, appare effettivamente sospetto.

26/12/2015 Toscana
Marcello B. chiede
Siamo 3 fratelli che in seguito alla morte della madre stanno per ereditare la casa (mio padre è morto 15 anni fa).
uno dei 3 fratelli ha dei debiti con con equitalia (debiti verso inps)
Vorrei sapere cosa devono fare gli altri due fratelli per salvaguardare la propria parte di eredità.
E soprattutto capire se i creditori possono in un certo senso obbligare gli altri eredi a vendere l'intera proprietà per soddisfare con la parte del fratello debitore il loro credito.
Grazie
Consulenza legale i 04/01/2016
Quando più soggetti succedono nella titolarità di un bene del de cuius, accettandone l'eredità, si forma su questo bene una comunione ereditaria, cioè ciascuno di essi è titolare di una quota di proprietà di quel bene: il bene stesso è, quindi, indiviso tra più persone. La possibilità da parte del creditore di procedere a pignoramento del bene indiviso è espressamente riconosciuta dall'art. 599 del c.p.c. secondo cui "Possono essere pignorati beni indivisi anche quando non tutti i comproprietari sono obbligati verso il creditore" (co. 1).

Si premette, qui, che nonostante l'astratta possibilità giuridica di procedere al pignoramento del bene indiviso, si dovrà valutare la situazione nel concreto, cioè verificare l'effettiva possibilità del creditore di procedere a pignorare quel bene, che dipende da più fattori. A questo riguardo, ad esempio, è utile considerare che secondo la Cassazione è possibile espropriare la quota di un partecipe alla comunione ma limitatamente ai beni indivisi della stessa specie (poi il giudice procederà a divisione o separazione), mentre non si può espropriare un singolo bene indiviso se nella massa vi sono più beni della stessa specie perché in sede di divisione potrebbe essere assegnato al debitore non quel bene ma un altro, cosicché il pignoramento perderebbe efficacia (Cass. 6809/2013).

Supponiamo, quindi, che il creditore possa pignorare il bene indiviso tra gli eredi. In tal caso, come premesso, l'esecuzione sarà regolata dagli art. 599 ss c.p.c..

Il primo atto di esecuzione è il pignoramento. Il legislatore vuole evitare, innanzitutto, che i contitolari possano accordarsi per arrivare a dividere il bene in pregiudizio del creditore: per questo del pignoramento viene notificato avviso (da parte del creditore pignorante) anche agli altri comproprietari, e con questo atto viene vietato loro di lasciare che il debitore separi la sua quota di proprietà.

La natura indivisa del bene ha un ulteriore effetto: che alla procedura esecutiva partecipano tutti i comproprietari. Sentiti questi, il giudice ha 3 possibilità:
- su istanza del creditore pignorante o dei comproprietari e sentiti tutti gli interessati, provvede alla separazione della quota in natura che spetta al debitore se è possibile (ad esempio, l'immobile comprende una costruzione separata). Si tratta di una sorta di "divisione parziale" del bene che poi sarà oggetto di esecuzione;
- se la separazione non viene richiesta oppure non è possibile (ad esempio l'immobile è composto da un solo appartamento) si procede di preferenza alla vendita della quota indivisa del bene: vale a dire che la comunione sul bene resta, ma al posto del debitore subentra un altro soggetto. Questa soluzione è pero esperibile ad un'ulteriore condizione: che il giudice ritenga probabile che la vendita della quota indivisa avvenga ad un prezzo pari o superiore al valore di essa determinato ex art. 568 del c.p.c..
Di solito la quota del debitore è acquistata dagli altri coeredi, soprattutto se parenti, e ciò anche al fine di impedire che un estraneo subentri nella comunione.
- infine, se nessuna delle due ipotesi è praticabile, il giudice dispone la divisione. In questo caso la procedura di espropriazione rimane sospesa finché la divisione non sia effettuata per accordo tra le parti oppure per sentenza del giudice, e deve essere riassunta ex art. 627 del c.p.c..

La divisione fa sorgere un vero e proprio giudizio incidentale dentro il processo esecutivo, ed è governata dalle regole del codice civile. Nell'ipotesi specifica di immobili, si potrà avere la divisione in natura, se il bene è comodamente divisibile; altrimenti, il bene potrà essere assegnato per intero nella porzione di uno dei coeredi aventi diritto alla quota maggiore, con versamento del corrispondente valore, ovvero nelle porzioni di più coeredi se questi ne richiedano l'attribuzione congiuntamente; infine, se tutto ciò non è possibile si fa luogo alla vendita all'incanto (art. 720 del c.c.). Ciò significa che, nei fatti, è possibile che il creditore ottenga la vendita del bene. In ogni caso, egli avrà diritto di soddisfarsi solo per il suo credito e le spese giudiziali, mentre il residuo della vendita spetterà al debitore o ai terzi che hanno subito l'espropriazione (art. 510 co. 5 c.p.c.).

Allo stesso tempo, i contitolari non condebitori non rispondono del debito altrui. Tuttavia, nella pratica essi potrebbero essere danneggiati perché le vendite all'incanto spesso si chiudono col versamento di una cifra inferiore al valore del bene.

31/07/2015 Basilicata
Antonio C. chiede
Salve vorrei sottoporvi il seguente quesito:
Premessa:
1) Un appartamento viene ereditato da 12 persone;
2) due eredi presentano la dichiarazione di apertura della successione;
3) un solo erede entro i 10 anni accetta espressamente l ereditá per 1/12.
Ora io sarei intenzionato all'acquisto dell 1/12 dell'unico erede che ha accettatto; tuttavia vengo a scoprire che sull'appartamento grava un ipoteca iscritta per 68.000 mila euro per un erede moroso anche se la quota di eredità di quest'ultimo è 1/12 è di valore pari a circa 15.000,00 euro.
Vi chiedo questo:
- L'ipoteca iscritta da equitalia sull' erede moroso in assenza di accettazione espressa è valida?
- L'eventuale presentazione della dichiarazione di apertura all ereditá presentata dall erede moroso può essere considerata accettazione implicita?
- Equitalia ente che ha iscritto l'ipoteca può vendere l' appartamento se è indiviso tra più eredi potenziali?
- Nel caso potesse venderlo potrebbe ottenere solo la somma relativa ad 1/12?
- nel caso di vendita quali sarebbero le conseguenze per me che ho acquistato solo la quota libera di 1/12?
- in caso di acquisto di quale debiti risponderei?
Consulenza legale i 04/08/2015
- No, l'ipoteca non è stata iscritta regolarmente, o quantomeno, allo stato attuale - sulla base dei dati forniti nel quesito-, non può essere presupposto di una vendita coattiva dell'immobile.
A giudizio della Corte di Cassazione, il creditore può chiedere, a sua cura e spese, la trascrizione dell'acquisto ereditario in base ad un un atto espresso di accettazione dell'eredità che risulti da atto pubblico o sentenza (art. 2836 del c.c.) o da scrittura privata autenticata (art. 2835 del c.c.), potendo di conseguenza agire esecutivamente sul bene.
Se, invece, non c'è un atto espresso di accettazione o esiste una accettazione tacita dell'eredità, ma questa non sia trascrivibile, perché non risulta da sentenza, da atto pubblico o da scrittura privata autenticata, non risultando questo acquisto dai pubblici registri, la vendita coattiva del bene pignorato ai danni del chiamato non è ammessa fino a che la qualità di erede del debitore esecutato sia accertata con sentenza (v. Cass. civ., 26.5.2014, n. 11638).
In altre parole, Equitalia potrà ottenere la vendita forzosa del bene del debitore-chiamato all'eredità, solo dopo aver ottenuto una sentenza che accerti la sua qualità di erede: prima, il giudizio esecutivo non può giungere a conclusione.
Ciò che viene da domandarsi nel caso di specie è in base a quale titolo Equitalia abbia ottenuto l'iscrizione dell'ipoteca. Sarebbe interessante capire quale titolo di proprietà del debitore la creditrice abbia presentato agli uffici dei registri immobiliari.

- Anche qui la risposta è negativa. E' ormai giurisprudenza pacifica che la mera presentazione della denuncia di successione non integra gli estremi dell'accettazione tacita, configurandosi come atto di mero adempimento di obblighi di natura fiscale (v. ex multis Cass. civ. n. 2711/1996).

- Supponendo che Equitalia riesca ad ottenere la pronuncia che dichiara la qualità di erede del debitore, facendola trascrivere, essa potrà ottenere anche la vendita integrale del bene, anche se il debitore è titolare solo di una quota dello stesso.
Il procedimento, in questo caso, è regolato dagli artt. 599-601: in breve, è previsto che alla procedura esecutiva partecipino tutti i comproprietari dell'immobile, e che il giudice valuti - prima di vendere l'intero bene - la possibilità di operare una separazione in natura (es. se esiste un garage separato dalla casa, si può frazionare la particella e vendere solo il garage) oppure di vendere la sola quota indivisa (di solito accade che siano gli altri comproprietari, di regola parenti, a comprare la quota del comproprietario debitore).

- Se Equitalia farà vendere integralmente il bene, in quanto creditore, avrà diritto solo a rifarsi del suo credito (capitale e interessi) e delle spese del giudizio di espropriazione, liquidate dal Giudice. Dice l'art. 510 del c.p.c., ultimo comma, che il residuo della somma ricavata dopo la distribuzione ai creditori va consegnata al debitore o ai terzi che hanno subito l'espropriazione.
Il fatto che l'ipoteca sia iscritta per un importo molto maggiore del mero capitale deriva dalla possibilità concessa al creditore di indicare nella nota di iscrizione la somma per cui va eseguita l'ipoteca: di regola, il creditore somma al capitale gli interessi, l'eventuale rivalutazione, e le spese affrontate per l'iscrizione e per la successiva espropriazione del bene (si fa un calcolo di massima). Al momento della vendita, il Giudice dell'esecuzione liquiderà gli interessi e le spese effettivamente sostenute dal creditore.

- Il singolo proprietario, non debitore, di una quota dell'immobile che è stato forzosamente venduto avrà diritto ad ottenere la sua quota di spettanza sul residuo del prezzo ricavato dalla vendita. Il problema, però, è che le vendite all'incanto si concludono di regola con la corresponsione di un prezzo molto inferiore al valore di mercato del bene, quindi il comproprietario rischia di perdere molto.

- I comproprietari dell'immobile che non siano debitori non rispondono dei debiti altrui. Come detto al punto precedente, però, il rischio è quello di vedersi (s)vendere l'immobile comune e percepire un prezzo assai inferiore al valore corrisposto al momento dell'acquisto.

28/10/2012 Lazio
Gianni chiede
Salve, ho ricevuto un'"Atto di avviso ex art. 599 c.p.c., invito a comparire avanti il Giudice dell'esecuzione."
che si conclude così:
[omissis]
invita il Xxx a comparire avanti il Giudice dell'esecuzione del
Tribunale di Xxx - all'udienza di comparizione parti del xx.xx.xxxx,
"per ivi sentir emettere i provvedimenti indicati nell'art.600
c.p.c."
Volevo gentilemnte chiedervi se la comparizione è obbligatoria ovvero posso farne a meno e se si, con quali conseguenze. Grazie per l'aiuto che date e per la vostra risposta.
Gianni
Consulenza legale i 29/10/2012

L'art. 599 del c.p.c. disciplina il pignoramento di uno o più beni indivisi anche quando non tutti i comproprietari siano obbligati verso il creditore. L'avviso del pignoramento è effettuato a cura del creditore che procede all'espropriazione del bene indiviso, non solo al debitore ma anche agli altri comproprietari onde impedire che questi lascino separare dal debitore la sua quota delle cose comuni senza ordine del giudice. Inoltre, tale avviso contiene l'invito a comparire presso il giudice dell'esecuzione per procedere o alla separazione della quota, o alle operazioni di divisione o alla vendita della quota.

Pertanto, tutti i soggetti interessati, ovvero creditore, debitore e comproprietari del bene indiviso, devono essere sentiti dal giudice prima della definizione delle modalità di "liquidazione della quota".

Non vi è un obbligo in senso stretto di comparizione del comproprierario all'udienza, ma questi ha un forte interesse a seguire la fase esecutiva che ha ad oggetto un bene anche di sua proprietà. Ad esempio se venisse decisa la divisione del bene si instaurerebbe tra il debitore, il creditore e gli altri comproprietari il c.d. litisconsorzio necessario, ovvero una figura di processo in cui è necessario che partecipino tutti i contitolari del bene indiviso ed il creditore. nell'ambito di tale procedimento, in mancanza di uno degli interessati, il giudice deve ordinare l'integrazione del contraddittorio in maniera tale che tutti gli interessati siano presenti durante le operazioni di divisione. In ogni caso, la partecipazione è consigliabile al fine di addivenire ad una soluzione divisoria il più possibile condivisa.


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