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Articolo 475

Codice di Procedura Civile

Spedizione in forma esecutiva

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Dispositivo dell'art. 475 Codice di Procedura Civile

Le sentenze e gli altri provvedimenti dell'autorità giudiziaria e gli atti ricevuti da notaio o da altro pubblico ufficiale, per valere come titolo per l'esecuzione forzata, debbono essere muniti della formula esecutiva, salvo che la legge disponga altrimenti [disp. att. 153]. La spedizione del titolo in forma esecutiva (1) può farsi soltanto alla parte a favore della quale fu pronunciato il provvedimento o stipulata l'obbligazione (2), o ai suoi successori, con indicazione in calce della persona alla quale è spedita [476] (3). La spedizione in forma esecutiva consiste nell'intestazione «Repubblica Italiana - In nome della legge» (4) e nell'apposizione da parte del cancelliere o notaio o altro pubblico ufficiale, sull'originale o sulla copia, della seguente formula: «Comandiamo a tutti gli ufficiali giudiziari che ne siano richiesti e a chiunque spetti, di mettere a esecuzione il presente titolo, al pubblico ministero di darvi assistenza, e a tutti gli ufficiali della forza pubblica di concorrervi, quando ne siano legalmente richiesti».

Note

(1) La formula esecutiva non viene apposta sull'originale del provvedimento, fatta eccezione per il caso dell'ordinanza con cui il giudice convalida la licenza o lo sfratto o dell'atto che rimane in cancelleria o presso il pubblico ufficio, ma su una copia conforme all'originale.

(2) L'apposizione della formula esecutiva presuppone un controllo (da parte del cancelliere o del notaio) circa la legittimazione del soggetto attivo ad avvalersi del titolo e circa gli ulteriori aspetti formali in ordine all'esistenza del titolo stesso ed alla sua esecutività (per es., il cancelliere dovrà rifiutare la formula allorché risulti che il decreto ingiuntivo (v. 641, 642 e 648) non sia stato dichiarato provvisoriamente esecutivo; il notaio dovrà regolarsi ugualmente quando il diritto sia sottoposto a condizione sospensiva.

(3) Il combinato disposto del presente comma con l'art. 477 evidenzia la diversa estensione della portata soggettiva del titolo sotto il profilo attivo e passivo: nel primo caso l'estensione riguarda genericamente tutti i successori del creditore, mentre dal lato passivo l'estensione sembra limitata ai soli eredi del debitore e, quindi, solo nel caso di successione per causa di morte a titolo universale e a titolo particolare (v. 111).

(4) L'intestazione risulta così modificata d.lgs. Pres. 19-6-1946, n. 1.


Ratio Legis

La spedizione in forma esecutiva consiste nell'attestazione fatta dal cancelliere o dal notaio di rilascio, su richiesta di parte, che avviene sull'originale dell'atto. Il conseguente rilascio della formula esecutiva («comandiamo a tutti gli ufficiale giudiziari ...») viene invece apposta solo sulle copie che dovranno essere utilizzate per l'esecuzione insieme all'atto di precetto (v. disp. att. 153).

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Quesiti degli utenti
relativi all'articolo 475 del c.p.c.che hanno ricevuto risposta dalla redazione di Brocardi.it

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Quesito n. 12276/2015 domenica 1 febbraio 2015

Guglielmo chiede

Buon giorno
Con sentenza d’Appello del 2013 il D.L. Geom ----- è stato condannato:
“ In accoglimento dell’appello principale avverso la sentenza n……/2008 del tribunale di …….., revoca il decreto ingiuntivo n…../89 emesso in favore di T-------U------- e lo condanna in solido con li S ………. a eseguire…..”
Nella sentenza non si fa cenno ai denari dati a seguito della sentenza di primo grado che ho pagato al geometra.
Nella sentenza non viene quantificato il danno inerente la revoca del Decreto Ingiuntivo in quanto a mio avviso le prove prodotte sono state irritualmente prodotte. Le stesse prove inerenti il pagamento delle spese pagate al Geom T …….. per il primo grado sono state depositate ritualmente in appello .
Si specifica che in atto di appello parte della domanda era: “Accertata la responsabilità nei confronti del convenuto geometra T….., revoca il D.I. n …/89 rigettando le richieste da questi avanzate perché infondate in fatto e in diritto e non provate, conseguentemente condannare lo stesso alla restituzione di quanto dall’attore corrisposto ad oggi, anche in ottemperanza della provvisoria esecutività del D.I. stesso, con rivalutazione e interessi, dal pagamento al saldo effettivo, nonché al risarcimento di tutti i danni patiti dall’ istante”.
Il geometra ha ricorso per Cassazione, così pure lo scrivente.
Dalla sentenza non sono ricavabili elementi per quantificare i denari dati per il D.I. né i denari dati per la sentenza di primo grado. Con questo non posso chiedere l’esecutività della sentenza (mancando la possibilità di quantificare quanto mi spetta dal contenuto della sentenza).
1) Visto quanto sopra ho possibilità di recuperare le spese inerenti il D.I. e i denari spesi per pagare le spese di 1° grado?
2) Che tempistiche ci sono?
3) Posso attivarmi dopo l’esito della Cassazione?
4) Posso mettere ipoteche preventive su queste voci - vanno specificate sull’ipoteca?
Cortesi saluti

Parere legale online a cura della

redazione giuridica Brocardi.it

Risposta della redazione di Brocardi.it al quesito n. 12276/2015 [risposta a pagamento]

In caso di accoglimento dell'appello, la regola principale per il giudice è che per la regolamentazione delle spese egli deve valutare la soccombenza guardando non all'esito dell'appello in sé, ma all'esito complessivo della controversia. La regolamentazione deve riguardare sia il primo che il secondo grado e solo per motivi tecnici la liquidazione viene normalmente distinta in due gradi.

Nonostante appaia logico che la sentenza di secondo grado avrebbe dovuto disporre in relazione alle spese del giudizio di primo grado, avendo riformato la decisione, in giurisprudenza di legittimità si è precisato che non incorre nel vizio di omessa pronuncia il giudice di appello il quale, nel riformare completamente la decisione impugnata, non dispone la condanna della parte vittoriosa in primo grado a restituire gli importi ricevuti in forza dell'esecuzione della sentenza appellata (cfr. Cass. civ., sentenze nn. 15292 del 5.7.2006, n. 11729 del 24.6.2002, n. 562476 del 26.4.2003).

Chi ha provveduto a pagare somme di denaro in esecuzione della sentenza di primo grado, provvisoriamente esecutiva e successivamente riformata in appello, ha diritto a chiederne la ripetizione. Il diritto alla restituzione sorge direttamente in conseguenza della riforma della sentenza, la quale, facendo venir meno ex tunc e definitivamente il titolo delle attribuzioni in base alla prima sentenza, impone di porre la controparte nella medesima situazione in cui si trovava in precedenza (v. Cass., 5.8.2005, n. 16559).

Come sancito ad esempio da Trib. Roma, sez. lav., 4.5.2012 n. 8044, i termini di prescrizione del diritto alla restituzione delle somme pagate in esecuzione di una sentenza, successivamente riformata in appello, iniziano a decorrere da tale pronuncia, nonostante la pendenza del giudizio innanzi alla Corte di Cassazione. Il titolo in forza del quale è stato effettuato il pagamento, infatti, viene meno dalla pronuncia di riforma resa in grado di appello ed è da tale provvedimento che sorge il diritto alla restituzione di quanto pagato.

Quindi, si ritiene ipotizzabile una richiesta, anche con ricorso monitorio (decreto ingiuntivo, v. ordinanza n. 28167 del 17.12.2013 della Corte di cassazione), di quanto versato alla controparte in conseguenza della sentenza di primo grado riformata in appello.

Quanto alle spese pagate in relazione al decreto ingiuntivo poi revocato, rilevato che la restituzione delle stesse era stata espressamente richiesta dall'appellante, è possibile sostenere che l'obbligo di restituzione (e quindi la condanna) sia implicitamente contenuto nella revoca del provvedimento, sancita dalla Corte d'appello.
Difatti, la giurisprudenza di legittimità ritiene che tale situazione sia analoga a quella sopra analizzata relativa alle somme pagate in esecuzione di una sentenza di primo grado provvisoriamente esecutiva. Allo stesso modo, se il decreto ingiuntivo è revocato, chi ha pagato delle somme in relazione ad esso ha diritto di proporre la domanda di restituzione al giudice dell'impugnazione (nel nostro caso, la Cassazione) oppure separatamente, fin da subito, senza dover aspettare il passaggio in giudicato della sentenza che accolga le sue ragioni (v. Cass. civ., 3.10.2005 n. 19296).

Va posta l'attenzione sul fatto che le restituzioni che possono essere da subito richieste riguardano esattamente le somme versate alla controparte (maggiorate secondo quanto normalmente avviene con la richiesta di decreto ingiuntivo): non concernono invece i danni che si presumono patiti, perché il danno è una voce rimborsabile solo se esiste una sentenza che lo accerta e lo determina.

Una volta ottenuti i decreti ingiuntivi (in tempi relativamente brevi), essi costituiranno titolo per chiedere l'ipoteca su eventuali immobili del debitore.

Tag: decreto ingiuntivo, spese processuali, revoca decreto ingiuntivo

Quesito n. 4877/2012 giovedì 19 gennaio 2012

mimì chiede

devo notificara al debitore P.A. il decreto ingiuntivo divenuto esecutivo perchè non opposto come si procede

Parere legale online a cura della

redazione giuridica Brocardi.it

Risposta della redazione di Brocardi.it al quesito n. 4877/2012 [risposta gratuita]

Il decreto ingiuntivo non opposto, al pari di una sentenza di primo grado non appellata, passa in giudicato e diviene a tutti gli effetti un titolo esecutivo definitivo ed incontestabile relativamente a tutti i fatti dedotti e deducibili nel ricorso per decreto ingiuntivo medesimo. In linea generale, il codice di procedura civile prevede la possibilità per qualunque creditore munito di titolo esecutivo, di procedere ad espropriazione nei confronti del proprio debitore. La procedura esecutiva prevede, in primis, la notifica del precetto quale atto di parte volto ad intimare al debitore il pagamento dell'importo dovuto, a cui si aggiunge l'art. 479 del c.p.c., il quale precisa che, se la legge non dispone altrimenti, l'esecuzione forzata deve essere preceduta dalla notifica del titolo in forma esecutiva (oltre che dal suddetto atto di precetto).

Nel caso in cui, tuttavia, il debitore coincida con un'amministrazione pubblica, la legge prevede una procedura "allungata". L'art. 14 del D.L. 669/1996 dispone, infatti, che "le amministrazioni dello Stato e gli Enti pubblici economici completano le procedure per l'esecuzione dei provvedimenti giurisdizionali aventi efficacia esecutiva e comportanti l'obbligo di pagamento di somme di denaro entro il termine di 120 giorni dalla notificazione del titolo esecutivo... prima di tale termine il creditore non può procedere ad esecuzione forzata nè alla notifica del precetto".

Ciò significa che, chiunque vanti un credito nei confronti della p.a., non potrà agire esecutivamente se non trascorsi almeno 120 giorni dalla comunicazione del proprio credito alla p.a. debitrice (sul tema si veda Cass. Civ. 2010/24078).

Tag: esecuzione forma specifica, decreto ingiuntivo

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