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Articolo 113

Codice di Procedura Civile

Pronuncia secondo diritto

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Dispositivo dell'art. 113 Codice di Procedura Civile

Nel pronunciare sulla causa il giudice deve seguire le norme del diritto (1), salvo che la legge gli attribuisca il potere di decidere secondo equità [disp. att. 119] (2). Il giudice di pace decide secondo equità la causa il cui valore non eccede millecento euro, salvo quelle derivanti da rapporti giuridici relativi a contratti conclusi secondo le modalità di cui all'articolo 1342 del codice civile. (3)

Note

(1) Nell'esercizio della sua funzione il giudice può farsi aiutare dalle parti nella ricerca delle fonti giuridiche da applicare nel caso concreto, ma resta comunque libero di qualificare la fattispecie e di individuare la norma relativa (c.d. jura novit curia). Quindi, sul giudice incombe la presunzione di conoscenza di tutte le norme che vengono pubblicate.

(2) Il codice civile contiene diversi esempi dell'applicazione del criterio dell'equità, come ad esempio l'art. 1226 del c.c. valutazione equitativa del danno, l'art. 1736 del c.c. star del credere, l'art. 1749 del c.c. obblighi del preponente, l'art. 2045 del c.c. stato dei danni, art. 2056 del c.c. valutazione dei danni. Inoltre, ci sono alcuni casi in cui il giudice può seguire una regola di giudizio diversa da quella legale, applicando così il criterio dell'equità. Il relativo giudizio, già di competenza del conciliatore, è rimesso oggi alla cognizione del giudice di pace, ma attiene alle cause di valore che non supera la soglia di euro 1.100.

(3) Questo comma è stato così sostituito dall’art. 1 del D.L. 8 febbraio 2003, n. 18.


Ratio Legis

La norma in commento costituisce un'applicazione del principio in base al quale il giudice deve decidere le controversie che gli vengono proposte applicando le norme giuridiche, in virtù del principio costituzionale della soggezione del giudice alla legge. Questo permette di considerare come eccezionali i casi in cui il giudice può decidere secondo equità e non secondo diritto.

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