Art. precedente Art. successivo

Articolo 69

Codice di Procedura Civile

Azione del pubblico ministero

← Art. precedente Art. successivo →

Dispositivo dell'art. 69 Codice di Procedura Civile

Il pubblico ministero esercita l'azione civile (1) nei casi stabiliti dalla legge (2).

Note

(1) La norma in analisi è espressione del principio della tipicità della azione civile da parte del pubblico ministero. Pertanto, non è possibile estendere in via analogica il potere di azione del p.m. oltre alle ipotesi previste dalla legge, trattandosi di un istituto fortemente eccentrico rispetto alla regola fondamentale dell'iniziativa di parte.

(2) Di norma, le ipotesi in cui è concesso al p.m. di esercitare l'azione civile sono tutte quelle ipotesi in cui è possibile ravvisare un interesse pubblico e sono previste sia dal codice civile che da leggi speciali. Sono assai numerose in materia matrimoniale (85 comma 2, 102 comma 5, 117, 119, 125 c.c.), societaria (2409 c.c.), di adozione, interdizione ed inabilitazione (313 c.c.), in materia fallimentare. Tali ipotesi sono sostanzialmente riconducibili a due grandi gruppi: quello in cui l'azione del p.m. tende ad ottenere dal giudice un provvedimento favorevole ad una determinata persona (nomina del curatore dello scomparso, 48 c.c.); quello in cui l'azione del p.m. si pone come il limite di ordine pubblico alla libera esplicazione della volontà negoziale delle parti (opposizione al matrimonio, 102 c.c.).


Ratio Legis

La norma in analisi consente al pubblico ministero di esercitare l'azione civile nei casi tassativamente indicati dalla legge, i quali attengono alla necessità di tutelare un interesse pubblico, senza tuttavia derogare al principio del divieto per il giudice d'iniziare il processo d'ufficio. Il pubblico ministero pertanto appare come parte in senso formale, in senso sostanziale e soggetto, comunque, imparziale.
Secondo la giurisprudenza, per la sua particolare funzione pubblica, il p.m. può impugnare anche le sentenze a lui favorevoli, ma la dottrina è contraria, ponendo invece l'accento sulla sua posizione di parte. E' bene indicare che, in sede civile, diversamente dalla sede penale, il p.m. non deve obbligatoriamente esercitare l'azione. Comunque, nel caso in cui sia promossa la domanda si ritiene che egli non possa più rinunciare all'azione ed agli atti del giudizio.

Sentenze relative a questo articolo

Cass. n. 17764/2012

La titolarità dell'azione del P.M. in sede civile è eccezionale, derogando al principio della domanda di parte (cd. principio dispositivo), e la regola della tipicità, contenuta negli artt. 69 c.p.c. e 2907 c.c., porta ad escludere interpretazioni estensive o analogiche, avendo tali enunciati carattere imperativo; ne consegue che, fuori dalle ipotesi tassativamente previste, il P.M. non ha potere di azione e tanto meno d'impugnazione. (Nella specie, la S.C. ha dichiarato inammissibile il ricorso del P.M. avverso il decreto di liquidazione del compenso ad un consulente tecnico, emesso dal tribunale nell'ambito della fase esecutiva, posteriore all'omologazione, di una procedura di concordato preventivo).

Cass. n. 12236/2003

La legittimazione a proporre impugnazione da parte dell'ufficio del pubblico ministero si determina avendo riguardo all'ufficio funzionante presso il giudice che ha pronunciato la sentenza, salvo deroghe espresse; anche se, proposta l'impugnazione stessa, legittimato a compiere i relativi atti nella fase di gravame è l'ufficio funzionante presso il giudice dell'impugnazione. (Nella specie, la S.C. ha dichiarato inammissibile il ricorso per cassazione proposto dal procuratore della Repubblica presso il tribunale avverso un decreto della Corte di appello con il quale era stato rigettato un reclamo da essa Procura della Repubblica presentato avverso l'avvenuta omologa di delibera assembleare societaria modificativa dell'atto costitutivo di una Srl).

Cass. n. 1236/1975

Fra le leggi di ordine pubblico, per l'esecuzione e l'osservanza delle quali l'art. 73 dell'ordinamento giudiziario (R.D. 30 gennaio 1941, n. 12) attribuisce al pubblico ministero il potere di azione (e quindi anche di impugnazione), vanno comprese quelle disciplinanti il sesso delle persone, perché la certezza legale di questo è un'esigenza fondamentale della vita di relazione.

Cass. n. 1314/1972

Il pubblico ministero cui la legge attribuisca il potere di impugnazione, può esercitare il potere stesso anche se la sentenza sia stata conforme alle sue conclusioni.

Hai un dubbio su questo articolo?
Risolvi il tuo problema!

Scrivi alla nostra redazione giuridica!

Attenzione: prenderemo in esame SOLO richieste scritte in italiano corretto, con adeguata punteggiatura, riferite a quesiti e/o problematiche di natura giuridica. Non promettiamo di poter rispondere a tutti. Il servizio offerto è del tutto gratuito e senza alcun scopo di lucro. Chi avesse urgenza di ricevere risposta dovrà specificare che desidera il servizio a pagamento (per tutti i quesiti il costo è di 24,51 € + IVA per un totale di 29,90 €).
(leggi l'informativa)

SEI UN AVVOCATO?
AFFIDA A NOI LE TUE RICERCHE!

Sei un professionista e necessiti di una ricerca giuridica su questo articolo? Un cliente ti ha chiesto un parere su questo argomento o devi redigere un atto riguardante la materia?
Inviaci la tua richiesta e ottieni in tempi brevissimi quanto ti serve per lo svolgimento della tua attività professionale!