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Articolo 52

Codice di Procedura Civile

Ricusazione del giudice

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Dispositivo dell'art. 52 Codice di Procedura Civile

Nei casi in cui è fatto obbligo al giudice (1) di astenersi [51], ciascuna delle parti può (2) proporne la ricusazione mediante ricorso contenente i motivi specifici e i mezzi di prova.
Il ricorso, sottoscritto dalla parte o dal difensore, deve essere depositato in cancelleria due giorni prima dell'udienza, se al ricusante è noto il nome dei giudici che sono chiamati a trattare o decidere la causa, e prima dell'inizio della trattazione o discussione di questa nel caso contrario [54 2] (3).
La ricusazione sospende il processo [296, 298] (4).

Note

(1) La norma si riferisce al giudice considerato come persona fisica. Non è pertanto ammissibile la ricusazione di un collegio astrattamente considerato, salvo il caso in cui si adducano motivi relativi alle persone fisiche che lo compongono.

(2) Il diritto delle parti di ricusare il giudice non astenutosi viene configurato quale diritto potestativo, di carattere processuale ed esercitabile qualora il procedimento obbligatoriamente previsto dall'art. 51 non venga attivato d'ufficio. Inoltre, si può anche configurare come onere, ovvero una facoltà che il soggetto deve esercitare per evitare conseguenze negative perchè se non la esercita entro i termini di legge non ha altri mezzi processuali per far valere il difetto di imparzialità del giudice.

(3) Si tratta di due termini perentori (si cfr. 153 c.p.c.). L'atto introduttivo assume la forma del ricorso che deve essere depositato in cancelleria e deve contenere i motivi di ricusazione e ed i mezzi di prova a sostegno portati dalle parti.

(4) La presentazione del ricorso determina in via automatica la sospensione del processo. Tuttavia si segnala un recente orientamento giurisprudenziale in base al quale la sospensione viene necessariamente disposta solo nel caso in cui l'istanza di ricusazione sia ammissibile e, pertanto, rispettosa delle condizioni ed i termini prescritti dalla legge (artt. 51-52). Durante il periodo di sospensione, gli atti compiuti risultano nulli (si cfr. 298 c.p.c.), eccezione fatta per quegli atti adottati in una situazione d'emergenza ovvero i provvedimenti cautelari ex art. 669quater e ss..


Sentenze relative a questo articolo

Cass. sez. un. n. 1783/2011

L'incompatibilità che, ai sensi dell'art. 51, n. 4, e 52 c.p.c., giustifica l'accoglimento dell'istanza di ricusazione per avere il giudice conosciuto del merito della causa in un altro grado dello stesso processo non è ravvisabile nell'ipotesi in cui gli stessi componenti del Collegio delle Sezioni Unite investito della decisione sul ricorso avverso un provvedimento disciplinare posto a carico di un magistrato abbiano già deciso sull'impugnazione del provvedimento di sospensione cautelare emesso nei confronti del medesimo incolpato, atteso che la decisione sul provvedimento cautelare appartiene ad una serie processuale autonoma sia per presupposti, sia per ambito di cognizione sia per effetti impugnatori e che essa, di conseguenza, non è in alcun modo riferibile "ad un altro grado dello stesso processo".

Cass. n. 27404/2008

Nel giudizio di ricusazione non è possibile individuare una controparte ; il diritto del litigante ad essere giudicato da un giudice terzo e imparziale si estrinseca, infatti, solo nei confronti dell'ordinamento, non sussistendo un contrapposto diritto del giudice a decidere la lite assegnatagli e non essendo ipotizzabile un interesse della controparte del giudizio di merito ad interferire nel giudizio di ricusazione. (Nella specie, in applicazione del riportato principio, la S.C. ha ritenuto che erroneamente il presidente della corte di merito aveva disposto la notifica dell'istanza di ricusazione al giudice ricusato e al contraddittore ).

Cass. n. 21287/2007

La pretesa incompatibilità di uno dei giudici che hanno composto il collegio può esser fatta valere soltanto con la ricusazione nelle forme e nei termini di cui all'art. 52 c.p.c. e non dà luogo al vizio di costituzione ravvisabile solo quando gli atti giudiziali siano posti in essere da persona estranea all'ufficio.

Cass. n. 13667/2004

La ricusazione costituisce, come l'astensione, la manifestazione processuale dell'esigenza che il giudice, inteso come persona fisica, sia imparziale, sicché non è ammissibile la ricusazione di un collegio astrattamente considerato, dovendo essa essere piuttosto diretta contro ciascuna delle persone fisiche che lo compongono, sul presupposto che per ciascuna di esse, singolarmente considerata, ricorrano i motivi tassativamente indicati dalla legge per tale istituto. Ed essendo, appunto, la ricusazione strumento volto ad impedire, in presenza di quei motivi, la decisione della causa da parte di giudici concretamente designati, è parimenti da escludere che essa possa essere piegata a perseguire una funzione meramente preventiva, e che possa quindi essere utilizzata indipendentemente dall'effettiva assegnazione della causa ad un collegio.

Cass. n. 10824/2004

Il magistrato che è stato componente della commissione esami per avvocato che abbia disposto l'espulsione di un candidato (e che non abbia firmato il provvedimento di espulsione) non ha l'obbligo di astenersi qualora chiamato a far parte del collegio dinanzi al quale viene proposta da parte del candidato espulso l'azione di risarcimento danni nei confronti di altri componenti della commissione di esame, pur avendo la facoltà di astenersi per gravi ragioni di convenienza, come previsto dall'art. 51 c.p.c.

Cass. n. 13570/2000

Nell'ipotesi in cui, dopo la presentazione di istanza di ricusazione nei suoi confronti, il giudice lasci l'ufficio in seguito a trasferimento, ovvero si assenti per lungo tempo (nella specie, per maternità), ben può il Presidente del tribunale sostituire il magistrato assente e disporre la trattazione della causa in cui è intervenuta la ricusazione, senza dover necessariamente attendere la decisione sulla stessa, atteso che l'effetto sospensivo determinato dalla ricusazione non riguarda gli atti dell'amministrazione della giurisdizione qualificabili come processuali in quanto ordinatoriamente preordinati allo svolgimento dell'attività giurisdizionale, atti nel cui ambito rientra la designazione di uno o più magistrati in sostituzione di quelli trasferiti o in aspettativa.

Cass. n. 3400/1998

L'art. 52 ultimo comma c.p.c., secondo cui «la ricusazione sospende il processo», deve essere interpretato, alla stregua delle finalità perseguite da tale norma, nel senso che la sospensione non discende dalla mera presentazione di istanza di ricusazione, occorrendo che l'istanza medesima sia proposta nel rispetto delle condizioni e dei termini prescritti, nonché nell'ambito delle ipotesi per le quali è contemplata, con la conseguenza che, ove il giudice competente a decidere sulla richiesta di ricusazione ne accerti l'inammissibilità, il procedimento può continuare, senza necessità d'impulsi di parte o d'ufficio. Pertanto, con riguardo a processo per cassazione, in cui sia stata fissata l'udienza ai sensi dell'art. 377, primo comma, c.p.c., la declaratoria d'inammissibilità della ricusazione di componenti del collegio, che sia stata resa dalla Suprema Corte (in diversa composizione) prima di detta udienza, consente la trattazione e decisione del ricorso, ancorché la declaratoria stessa sia intervenuta dopo la comunicazione e nel corso del termine previsti dal secondo comma del citato art. 377 c.p.c.

Cass. n. 9549/1995

Nel caso di obbligo di astensione del giudice, la mancata ottemperanza a tale obbligo non incide sulla validità della sentenza ove non sia stata dedotta dalla parte interessata con tempestiva istanza di ricusazione, da proporsi, a norma dell'art. 52 c.p.c., due giorni prima dell'udienza, se al ricusante è noto il nome dei giudici chiamati a decidere la causa, e prima dell'inizio della discussione nel caso contrario.

Cass. n. 4804/1993

La sola proposizione del ricorso per ricusazione non può determinare ipso iure la sospensione del procedimento e la devoluzione della questione al giudice competente a decidere sulla ricusazione stessa, in quanto spetta pur sempre al giudice a quo una sommaria delibazione della sua ammissibilità, all'esito della quale, ove risultino ictu oculi carenti i requisiti formali posti dalla legge per l'ammissibilità stessa, tale circostanza, pur non potendo assumere valore ostativo della rimessione del ricorso al detto giudice competente, esclude, nondimeno, l'automatismo dell'effetto sospensivo, risultando in tal guisa contemperate le contrapposte esigenze, sottese all'istituto, di assicurare alle parti l'imparzialità del giudizio nella specifica controversia di cui trattasi e di impedire, nel contempo, l'uso distorto dell'istituto medesimo.

Cass. n. 3271/1992

Mentre il procuratore speciale è abilitato a formulare la dichiarazione di ricusazione in luogo dell'interessato, lo stesso non può dirsi per il difensore, il quale può soltanto presentare in cancelleria la dichiarazione di ricusazione formulata e sottoscritta dal suo assistito.

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Quesiti degli utenti
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Quesito n. 10763/2014 lunedì 7 luglio 2014

Angelo B. chiede

Ho perso la sentenza di primo grado dichiarata dal giudice "A" di natura costitutiva perciò non esecutiva fino al passato in giudicato.
Faccio ricorso in appello.Contemporaneamente la controparte chiede,tramite ex art 700 al giudice "B" della corta d'appello,di rendere esecutiva la sentenza di primo grado.Il giudice d'appello "B" accoglie tale richiesta.
Presento reclamo ed il giudice "C" di un'altra sezione del tribunale mi da ragione.Ora lo stesso giudice"B" che mi ha dato torto tramite art 700 è lo stesso che dovrà decidere in appello.
Nell'eventualità come potrebbe il Giudice"B"darmi ragione quando in precedenza sulla stessa causa mi dato torto?
Mi trovo ad essere giudicato dallo stesso giudice per lo stesso quesito sul quale mi ha già giudicato in precedenza dandomi torto.

Parere legale online a cura della

redazione giuridica Brocardi.it

Risposta della redazione di Brocardi.it al quesito n. 10763/2014 [risposta a pagamento]

Il caso proposto coinvolge gli istituti dell'astensione e ricusazione del giudice, in particolare nel caso in cui il giudice che ha deciso su di un provvedimento cautelare ex art. 700 del c.p.c. si trovi a dover poi giudicare anche la causa di merito.

La questione è stata oggetto di pronunce giurisprudenziali e tesi dottrinali, e sul punto si è espressa anche la Corte Costituzionale.
Nel caso esaminato dalla sentenza n. 326 del 1997, la Corte ha dichiarato infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 51 c.p.c., nella parte in cui non avrebbe imposto l'obbligo di astensione al giudice della causa di merito, che abbia concesso un provvedimento d'urgenza ante causam: in altre parole, ha ritenuto che tale articolo non si applichi quando l'identità del giudice si abbia tra un ricorso cautelare proposto prima della causa e il giudizio di merito.
Dice la Corte Costituzionale: "La previsione contenuta nell'art. 51, numero 4, cod. proc. civ., secondo cui il giudice ha l'obbligo di astenersi "se ha conosciuto [della causa] come magistrato in altro grado del processo" [...] al pari di quella contenuta nell'art. 34, comma 1, c.p.p., è funzionale al principio di imparzialità-terzietà della giurisdizione, che ha pieno valore costituzionale con riferimento a qualunque tipo di processo, in relazione specifica al quale, peraltro, può e deve trovare attuazione".
Tuttavia, secondo la Corte, il giudizio cautelare non è equiparabile a quello di merito: infatti, la concessione della misura si fonda solo sui presupposti del pregiudizio irreparabile e del fumus boni iuris (parvenza del diritto). Questo secondo elemento deve risultare da un "semplice giudizio di verosimiglianza, concretizzantesi in una valutazione probabilistica circa le buone ragioni dell'attore, le quali vanno preservate dal rischio di restare irreversibilmente compromesse durante il tempo necessario a farle valere in via ordinaria. Di qui il carattere strumentale (rispetto — va sottolineato — non al merito della causa, bensì alla realizzazione del diritto da accertare in tale sede) assunto dal provvedimento cautelare, e la connessa struttura sommaria della cognizione".
Concludendo, la Corte Costituzionale ha ritenuto che la cognizione che il codice di procedura civile attribuisce al giudice in sede di provvedimenti cautelari ante causam lascia assolutamente irrisolto il quesito circa l'esito finale del giudizio e non "anticiperebbe" affatto la decisione del merito: quindi, il giudice può essere lo stesso, anche se sarà suo dovere valutare, nel concreto, se "esistono gravi ragioni di convenienza" per "richiedere al capo dell'ufficio l'autorizzazione ad astenersi", secondo quanto già previsto dall'ultimo comma dell'art. 51.

La sentenza analizzata dalla Consulta riguardava il caso di un provvedimento ante causam, ma si può ritenere analoga alla vicenda proposta nel quesito, in cui il provvedimento d'urgenza è stato chiesto tra il primo e il secondo grado di giudizio.

Anche la Cassazione si è espressa nel senso indicato, ad esempio con sentenza n. 422/2006 ("L'emissione di provvedimenti di urgenza o a cognizione sommaria da parte dello stesso giudice che è chiamato a decidere il merito della stessa, costituisce una situazione ordinaria del giudizio e non può in nessun modo pregiudicarne l'esito, né determina un obbligo di astensione o una facoltà della parte di chiedere la ricusazione").

Alla luce della giurisprudenza citata, anche costituzionale, si ritiene non applicabile al caso in esame l'art. 51, n. 4) c.p.c. e di conseguenza nemmeno l'art. 52 c.p.c. che consente alle parti di ricusare il giudice nei casi in cui questi ha l'obbligo di astenersi.

Tag: ricusazione, astensione

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