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Articolo 39

Codice di Procedura Civile

Litispendenza e continenza di cause

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Dispositivo dell'art. 39 Codice di Procedura Civile

Se una stessa causa (1) è proposta davanti a giudici diversi, quello successivamente adito (2), in qualunque stato e grado del processo, anche d'ufficio, dichiara con ordinanza (3) la litispendenza [42, 43] e dispone con ordinanza la cancellazione della causa dal ruolo [279].
Nel caso di continenza di cause, se il giudice preventivamente adito è competente anche per la causa proposta successivamente, il giudice di questa dichiara con ordinanza la continenza e fissa un termine perentorio [153] entro il quale le parti debbono riassumere la causa [50; disp. att. 125] davanti al primo giudice. Se questi non è competente anche per la causa successivamente proposta, la dichiarazione della continenza e la fissazione del termine sono da lui pronunciate [42, 44].
La prevenzione è determinata dalla notificazione della citazione [137, 163] (4) ovvero dal deposito del ricorso.

Note

(1) La litispendenza si verifica nel caso in cui la stessa causa penda di fronte a giudici appartenenti ad uffici giudiziari. Diversamente, se la stessa causa pendesse di fronte a giudici appartenenti ad un unico ufficio giudiziario si parla di riunione di giudizi identici avanti allo stesso giudice [v. 273].

(2) Il criterio per stabilire quando una causa è stata promossa prima di un'altra, c.d. criterio della prevenzione, consiste principalmente nell'anteriorità della notifica della citazione a prescindere dalla validità della stessa e dal regolare instaurarsi del contraddittorio. Nel caso in cui la notifica sia avvenuta nello stesso giorno, si ha riguardo alla data di comparizione più vicina. Inoltre, nell'ipotesi di giudizio promosso mediante ricorso, si deve avere riguardo alla data del deposito del ricorso stesso ai sensi della modifica operata dalla l.69/2009.
Se si tratta del procedimento per decreto ingiuntivo ex artt.633 e ss. c.p.c., rileva la data della notifica del ricorso e del decreto ingiuntivo in calce al primo.

(3) Il provvedimento in oggetto che assume la forma dell'ordinanza, per quanto meramente ricognitivo di una situazione di diritto ed incidente sui soli aspetti di rito della causa (è una pronuncia di improcedibilità), è impugnabile col regolamento di competenza di cui all'art. 42, in quanto implicitamente presupponente la competenza di entrambi i giudici aditi.

(4) Nel caso in cui venga individuata la litispendenza e la continenza, le cause saranno riunite ed il giudizio proseguirà non necessariamente davanti al giudice adìto per primo o quello della causa contenente, ma quello che risulterà competente a decidere entrambe.


Ratio Legis

La norma sancisce il c.d. principio della prevenzione, in base al quale la competenza spetta al giudice adito per primo. Pertanto, serve a fornire un rimedio per l'anomalo caso in cui una sola causa abbia dato origine a due distinti giudizi ed a far rispettare il principio del ne bis in idem processuale. Infatti, il giudice adito per secondo deve dichiarare la litispendenza con ordinanza, in ogni stato e grado del giudizio, e disporre la cancellazione della causa dal ruolo.

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Quesiti degli utenti
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Quesito n. 5781/2012 giovedì 24 maggio 2012

Nicola Manzini chiede

In chi modo un giudice viene a conoscenza che un'altra causa, identica per soggetti, petitum e causa petendi, pende dinanzi ad un altro giudice?

Parere legale online a cura della

redazione giuridica Brocardi.it

Risposta della redazione di Brocardi.it al quesito n. 5781/2012 [risposta gratuita]

L'eccezione di litispendenza è un'eccezione di tipo processuale e può essere sollevata dal giudice d'ufficio. Qualsiasi eccezione che è sollevabile d'ufficio sarà sollevabile prima di tutto dalle parti. Di conseguenza, la parte che è a conoscenza dell'esistenza di una causa già instaurata tra gli stessi soggetti, che abbia lo stesso petitum e la stessa causa petendi, dovrà segnalarlo al giudice adito successivamente.

In tema di litispendenza è bene richiamare l'orientamento consolidato della Corte di Cassazione, in base al quale la parte che eccepisce la litispendenza ha l'onere di dimostrare non solo l'esistenza, ma anche la persistenza e quindi la relativa eccezione deve essere correlata da idonea documentazione (Cass. civ. sez III 18.09.2003 n.13778). Sussiste quindi, pur nella rilevabilità d'ufficio, l'onere di allegazione della parte.

Tag: eccezioni processuali, litispendenza

Quesito n. 1303/2010 giovedì 21 ottobre 2010

Marco chiede

Salve,è possibile che la litispendenza possa manifestarsi anche all'interno della stessa giurisdizione?Cioè stessa città?

Parere legale online a cura della

redazione giuridica Brocardi.it

Risposta della redazione di Brocardi.it al quesito n. 1303/2010 [risposta gratuita]

A norma dell’art. 39 del codice di procedura la declaratoria di litispendenza si ha quando il giudice successivamente adito rilevi che la medesima causa sia stata proposta dinanzi a giudici diversi, intendendosi per giudici diversi uffici giudiziari distinti e non anche magistrati o sezioni dello stesso ufficio giudiziario.
Qualora ricorra quest’ultima ipotesi la norma procedurale di riferimento è contenuta nell’art. 273 c.p.c. e non già nell’art. 39 per cui, se più procedimenti relativi alla stessa causa pendono davanti allo stesso giudice, questi, anche d'ufficio, ne ordina la riunione mentre se il giudice istruttore o il presidente di sezione ha conoscenza che la stessa causa pende davanti ad altro giudice o ad altra sezione dello stesso tribunale, ne riferisce al Presidente, il quale, sentite le parti, ordina con decreto la riunione, determinando la sezione o designando il giudice davanti al quale il procedimento deve proseguire.
È dunque evidente che le sezioni distaccate di uno stesso Tribunale, non possono essere considerate “giudici diversi” a norma dell’art. 39 c.p.c., costituendo articolazioni interne del medesimo ufficio giudiziario di tribunale. Ne deriva che la pendenza della stessa causa dinanzi alla sede principale ed alla sezione distaccata o dinanzi a diverse sedi distaccate non può mai dare luogo a questioni di competenza (Cass. 18 settembre 2003, n. 13751; Cass. 8 novembre 2002, n. 15752), ricorrendo invece i presupposti per l’applicazione dell’art. 273 c.p.c.

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