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Articolo 34

Codice di Procedura Civile

Accertamenti incidentali

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Dispositivo dell'art. 34 Codice di Procedura Civile

Il giudice, se per legge [124 c.c.] o per esplicita domanda di una delle parti è necessario decidere con efficacia di giudicato [324; 2909 c.c.] una questione pregiudiziale (1) che appartiene per materia o valore alla competenza di un giudice superiore, rimette tutta la causa a quest'ultimo, assegnando alle parti un termine perentorio [153] per la riassunzione della causa davanti a lui [50, 307 3; disp. att. 125] (2).

Note

(1) La norma indica che nel caso in cui la questione pregiudiziale appartenga alla competenza di un giudice superiore, questo attrae nella propria competenza anche la causa principale, precisando che la questione pregiudiziale verrà decisa con efficacia di giudicato se ciò è previsto dalla legge o richiesto da una delle parti.

(2) Una questione controversa che merita di essere ricordata è quella relativa all'opposizione a decreto ingiuntivo con domanda riconvenzionale eccedente la competenza per valore del giudice dell'opposizione. La posizione della giurisprudenza sul punto è quella di ritenere che l'opposizione vada proposta davanti l'ufficio giudiziario cui appartiene il giudice che ha emesso il decreto, vista la competenza funzionale di tale ufficio che non può essere derogata per ragioni di connessione. Sarà il giudice investito dell'opposizione a rimettere al giudice superiore la causa concernente la domanda riconvenzionale e trattenere quella relativa all'opposizione a decreto ingiuntivo, salvo disporre, se del caso, la sospensione di tale ultima causa ai sensi dell'art. 295 del c.p.c..


Sentenze relative a questo articolo

Cass. n. 8093/2013

La domanda di accertamento incidentale con efficacia di giudicato in ordine a questione pregiudiziale, ai sensi dell'art. 34 c.p.c., presuppone, ai fini del suo accoglimento, che l'istante dimostri un interesse effettivo il quale travalichi quello relativo al giudizio in corso, e cioè che detta questione sia idonea ad influire altresì su liti diverse e di prevedibile insorgenza fra le stesse parti, o anche su altri rapporti e altri soggetti, non potendosi altrimenti turbare o ritardare il corso del processo, agli effetti dell'art. 111 Cost..

Cass. n. 3248/2001

Ai fini della competenza, affinché una questione pregiudiziale possa trasformarsi in una causa pregiudiziale, non è sufficiente che vi sia esplicita richiesta delle parti ex art. 34 c.p.c., ma è necessario che l'istante abbia un interesse a far valere l'accertamento con efficacia autonoma, anche al di fuori del giudizio in corso. Ed infatti la questione pregiudiziale idonea ad incidere sulla competenza del giudice adito, ai sensi dell'art. 34 c.p.c., postula non solo che sia investito un punto costituente un antecedente logico necessario, di fatto o di diritto, rispetto alla decisione principale, ma anche che tale punto assuma rilievo autonomo, in quanto destinato a proiettare le sue conseguenze giuridiche, oltre che sul rapporto controverso, su altri rapporti, al di fuori della causa, con la formazione della cosa giudicata, a tutela di un interesse che trascende quello inerente alla soluzione della controversia nel cui ambito la questione è stata sollevata. Più in particolare, in tema di questioni pregiudiziali, occorre distinguere quelle che sono tali soltanto in senso logico in quanto investono circostanze che rientrano nel fatto costitutivo del diritto dedotto in causa e devono essere necessariamente decise incidenter tantum, e questioni pregiudiziali in senso tecnico che concerne circostanze distinte ed indipendenti dal dedotto fatto costitutivo, del quale, tuttavia, rappresentano un presupposto giuridico, e che possono dare luogo ad un giudizio autonomo, con la conseguenza che la formazione della cosa giudicata sulla pregiudiziale in senso tecnico può aversi, unitamente a quella sul diritto dedotto in lite, solo in presenza di espressa domanda di parte indirizzata alla soluzione della questione stessa. (Nella specie, la Suprema Corte ha escluso che costituisse una questione pregiudiziale nel senso sopra indicato, la domanda riconvenzionale formulata, nel corso di un giudizio di divisione ereditaria, da parte di uno dei condividenti, di accertamento della sussistenza della sua qualità di mezzadro in relazione ad uno dei fondi rustici oggetto di divisione)

Cass. n. 10130/2000

La «esplicita domanda di una delle parti», occorrente, ai sensi dell'art. 34 c.p.c., per la trasformazione della questione pregiudiziale in causa pregiudiziale, non esige un'apposita istanza, tecnicamente precisa, ma è pur sempre necessario che essa risulti in modo inequivoco dalle deduzioni e conclusioni della parte interessata. A questo fine — mentre è idonea la richiesta di integrazione del contraddittorio per la decisione di una questione pregiudiziale, avanzata in primo grado, potendo ritenersi insita in tale richiesta la volontà di far decidere la questione con efficacia di giudicato, poiché quando una questione pregiudiziale deve essere decisa con simile efficacia il contraddittorio va integrato nei confronti degli altri soggetti di cui sia necessaria la presenza nella causa pregiudiziale — nessun valore ha la doglianza mossa in appello per non avere il primo giudice proceduto a detta integrazione, in assenza di una tale richiesta implicando essa solo l'esame dell'integrità del contraddittorio con riferimento alla situazione esistente in primo grado.

Cass. n. 462/1999

Con riguardo alla questione pregiudiziale in senso logico, l'efficacia del giudicato copre, in ogni caso, non soltanto la pronuncia finale ma anche l'accertamento che si presenta come necessaria premessa o come presupposto logico-giuridico della pronuncia medesima. Con riguardo, invece, alla questione pregiudiziale in senso tecnico disciplinata dall'art. 34 c.p.c. ed indicante una situazione che pur rappresentando un presupposto dell'effetto dedotto in giudizio è tuttavia distinta ed indipendente dal fatto costitutivo sul quale tale fatto si fonda, detta situazione è oggetto solo di accertamento incidentale (inidoneo a passare in giudicato), tranne che una decisione con efficacia di giudicato sia richiesta per legge o per apposita domanda di una delle parti.

Cass. n. 7872/1995

In difetto di un'espressa previsione di legge o della domanda di una delle parti, le questioni pregiudiziali debbono essere decise non con efficacia di giudicato, ai sensi dell'art. 34 c.p.c., ma incidenter tantum, sicché non è necessario integrare il contraddittorio nei confronti di tutti i soggetti che siano interessati alla stessa questione.

Cass. n. 13772/1991

Ai fini dell'applicazione dell'art. 34 c.p.c. la manifestazione della volontà della parte di ottenere una decisione su una questione pregiudiziale con efficacia di cosa giudicata non richiede l'uso di formule sacramentali, ma è sufficiente che possa dedursi dal comportamento difensivo della parte stessa, specie nel caso in cui al riguardo eccepisca l'incompetenza del giudice adito, comportando l'espressione della non equivoca volontà di ottenere sulla detta questione una pronuncia con carattere definitivo ed efficacia di giudicato.

Cass. n. 2157/1986

L'esplicita domanda di una delle parti, occorrente, ai sensi dell'art. 34 c.p.c., per la trasformazione della questione pregiudiziale in causa pregiudiziale, deve risultare in modo inequivoco dalle deduzioni e conclusioni della parte interessata. Conseguentemente, qualora il conduttore, convenuto per il rilascio dell'immobile locato, neghi l'esistenza del rapporto di locazione ed assuma di avere posseduto il bene uti dominus senza una espressa domanda di riconoscimento della conseguente usucapione, deve escludersi la configurabilità di una causa pregiudiziale, ai termini del citato art. 34, con la previsione di una competenza per materia ex artt. 7 e 15 c.p.c.

Cass. n. 4542/1985

La facoltà del giudice di risolvere incidentalmente tutte le questioni pregiudiziali che siano strumentali per la decisione di merito, costituendone indispensabili presupposti logici-giuridici, viene meno, ai sensi dell'art. 295 c.p.c., quando (a parte l'ipotesi prevista dall'art. 3 c.p.p.) sulla questione pregiudiziale, per legge o per effetto di domanda all'uopo proposta da una delle parti in giudizio, che a ciò abbia un effettivo interesse, sia richiesta una pronuncia con efficacia di cosa giudicata, nel qual caso, ove tale pronuncia non possa essere resa dal giudice della causa pregiudicata (il che si verifica, in particolare, quando tale causa e quella pregiudicante pendano in gradi diversi), il pericolo della contraddittorietà dei giudicati può essere evitato solo mediante l'istituto della sospensione necessaria di cui all'art. 295 citato.

Cass. n. 433/1981

Ai sensi dell'art. 34 c.p.c., affinché una questione pregiudiziale debba essere decisa con effetto di cosa giudicata, non basta l'esplicita richiesta di una delle parti, ma è necessario che l'istante abbia un interesse a far valere l'accertamento con efficacia autonoma, anche al di fuori del giudizio in corso. Pertanto, ove l'accertamento della natura locatizia di un rapporto e della soggezione di esso al regime vincolistico sia stato chiesto con funzione strumentale al fine dell'accoglimento della domanda diretta alla dichiarazione di efficacia delle clausole di adeguamento del canone, tale accertamento va compiuto incidenter tantum dal pretore, competente sulla domanda principale.

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