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Articolo 1114

Codice Civile

Divisione in natura

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Dispositivo dell'art. 1114 Codice Civile

La divisione ha luogo in natura, se la cosa può essere comodamente divisa (1) in parti corrispondenti alle quote dei partecipanti [718 ss.].

Note

(1) L'espressione comodamente divisa non può essere riferita esclusivamente alla facilità con cui la cosa comune può essere ripartita in più porzioni da attribuire ai singoli partecipanti alla comunione. La comoda divisibilità della cosa comune va piuttosto riferita all'assenza di pregiudizio patrimoniale per la cosa comune in conseguenza della divisione di essa in più parti. È possibile dunque affermare che la comoda divisibilità della cosa comune viene meno, laddove la sua divisione importi una sensibile diminuzione del valore delle cose singole divise rispetto alla cosa comune, ovvero laddove si rendano necessarie, per effetto della divisione, spese di adattamento eccessive.


Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

Brocardi collegati a questo articolo

Sentenze relative a questo articolo

Cass. n. 2117/1995

In tema di divisione di cose comuni, il prin­cipio dell'art. 1114 c.c., per il quale la divisione ha luogo in natura se la cosa può essere comodamen­te divisa in porzioni corrispondenti alle quote dei partecipanti, non esclude la possibilità del ricorso al correttivo dei conguagli in denaro, previsto dal­l'art. 728 c.c.

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Quesito n. 8926/2013 lunedì 14 ottobre 2013

Franca chiede

Ho da poco divorziato da mio marito con il quale posseggo una casa al 50% ove abita ns. figlio con tanto di residenza. Mio marito durante la separazione ha abitato e abita tuttora in un" altra regione e per più sedici anni non si è mai interessato di questo appartamento, nè ha mai chiesto di abitarci o interessarsi ad esso. Ha pagato sempre e solo la quota ICI di sua pertinenza. Ora dopo due mesi dal divorzio chiede di usufruire della casa vantando diritti. Ma fino ad ora nessuno glielo aveva negato, anzi era lui che si era reso latitante in tutti i sensi.
Ora dopo tanti anni è duro accettare di dividere la casa con uno "sconosciuto" e lo stesso figlio con il quale non ha più contatti da così tanti anni lo sente come un estraneo. Posso chiedere lo scioglimento della comunione di questo immobile e allungare così i tempi ed arrivare poi alla vendita all asta? O c è un'altra via legale che ci permetta una via d uscita più favorevole.... Spero di essermi espressa con chiarezza e ringrazio fin d'ora per la gentile risposta che vorrete dare a questa mia. Cordiali saluti Franca

Parere legale online a cura della

redazione giuridica Brocardi.it

Risposta della redazione di Brocardi.it al quesito n. 8926/2013 [risposta gratuita]

Due coniugi posseggono ciascuno per la quota del 50% un bene immobile indiviso: si tratta pertanto di comunione ordinaria.
L'art. 1111 del c.c. sancisce il principio generale in forza del quale ciascun partecipante alla comunione ha il diritto di domandarne lo scioglimento. Se le parti non addivengono ad una divisione convenzionale, sarà necessario adire il giudice.
Per effetto del richiamo di cui all'art. 1116 del c.c., trova applicazione anche per le comunioni ordinarie (e non solo per quelle ereditarie) l'art. 720 del c.c., in base al quale la divisione ha luogo in natura esclusivamente nel caso in cui l’oggetto della stessa sia comodamente divisibile nel rispetto delle quote dei singoli comunisti; se il bene sia, invece, indivisibile, si dovrà procederà alla vendita del bene con relativa ripartizione del ricavato.
Purtroppo, nel caso di specie, non si ravvisano altre strade che quella sopra indicata di domanda di divisione (che dà luogo ad un giudizio ordinario e in base alla normativa attuale deve essere preceduta dall'esperimento della mediazione, v. art. 5, D.lgs. 4 marzo 2010, n. 28). Difatti, non è trascorso neppure il termine ventennale per poter pensare di avanzare una richiesta di usucapione del bene.
Inoltre, il diritto del figlio a risiedere presso l'immobile può essere considerato scaturente, in base ai dati forniti nel quesito, da un contratto di comodato gratuito verbale con i genitori, a tempo indeterminato. E' bene ricordare che in base all'art. 1809, secondo comma, c.c., il comodante, se sopravviene un urgente e impreveduto bisogno, può esigere la restituzione immediata dell'immobile. Pertanto è possibile ipotizzare, sussistendone i presupposti di legge, che il padre possa chiedere addirittura il rilascio della casa al figlio. Sarà bene chiarire la posizione del padre su questo ultimo punto.

Quesito n. 2074/2011 venerdì 14 gennaio 2011

severino n. chiede

Possiedo una casa in comproprietà con la suocera: lei ha il 50%, io e mia moglie il 25% ciascuno.
La casa è disposta su due piani separati indipendenti, con due bilocali al piano terra e un unico appartamento al primo piano, più due garage nel cortile.
Vorrei dividerla, per dare la nostra parte a nostro figlio. Mia suocera ha 87 anni, ed è facilmente influenzabile dai miei cognati che sono ostili alla divisione.
Come potrei regolarmi?
Comunque ringrazio con cordiali saluti.

Parere legale online a cura della

redazione giuridica Brocardi.it

Risposta della redazione di Brocardi.it al quesito n. 2074/2011 [risposta gratuita]

In mancanza di un accordo tra i partecipanti alla comunione, lo scioglimento può essere ordinato dall'autorità giudiziaria, adita da colui che intenda dividere il bene (art. 1111 del c.c.). Ciascun partecipante alla comunione ha, infatti, il diritto di chiederne lo scioglimento. Se la cosa comune è comodamente divisibile, come sembra nel caso di specie, l'autorità giudiziaria ne ordinerà l'attribuzione ai comunisti in porzioni materiali corrispondenti alle loro quote.
Nel disporre la divisione, il giudice deve tenere in debito conto gli interessi in contrasto con quelli del comunista che richieda lo scioglimento della comunione: in tal caso, tuttavia, si limiterà a posticipare sino a cinque anni la divisione della cosa comune, non potendo in ogni caso impedirla.
L'art. 1116 del c.c. stabilisce che alla divisione delle cose comuni si applicano le norme sulla divisione dell'eredità, in quanto non siano in contrasto con quelle stabilite dagli articoli contenuti nel capo I, titolo VII, libro III del codice civile.

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Tra gli argomenti trattati: Presupposti per la proposizione del ricorso ex art. 791-bis c.p.c. Soggetti delegabili per l'espletamento delle operazioni di divisione. Rapporti fra mediazione obbligatoria e controversie divisorie. Opposizione alla vendita e/o al progetto di divisione. Adempimenti successivi all'approvazione del progetto di divisione.

(continua)