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Articolo 1171 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n.262)

Denunzia di nuova opera

Dispositivo dell'art. 1171 Codice civile

Il proprietario [832], il titolare di altro diritto reale di godimento o il possessore, il quale ha ragione di temere che da una nuova opera, da altri intrapresa sul proprio come sull'altrui fondo, sia per derivare danno alla cosa che forma l'oggetto del suo diritto o del suo possesso, può denunziare all'autorità giudiziaria la nuova opera, purché questa non sia terminata e non sia trascorso un anno dal suo inizio [2813] (1).
L'autorità giudiziaria, presa sommaria cognizione del fatto, può vietare la continuazione dell'opera, ovvero permetterla, ordinando le opportune cautele: nel primo caso per il risarcimento del danno prodotto dalla sospensione dell'opera, qualora le opposizioni al suo proseguimento risultino infondate nella decisione del merito; nel secondo caso, per la demolizione o riduzione dell'opera e per il risarcimento del danno, che possa soffrirne il denunziante, se questi ottiene sentenza favorevole, nonostante la permessa continuazione (2).

Note

(1) L'azione è esperibile in presenza di due presupposti, la nuova opera e il pericolo di danno, il ragionevole timore, cioè, di un danno che possa derivare dalla nuova opera; esso deve essere analizzato con parametri di generale considerazione, deve, altrimenti detto, trattarsi del timore di una persona media. Il timore di un danno non può che riguardare un danno ingiusto.
(2) Il procedimento che scaturisce dall'esercizio di un'azione di nunciazione consta di due fasi distinte ed indipendenti, di cui la prima, con funzione cautelare, mira a garantire con provvedimenti provvisori ed urgenti, a chi abbia denunciato il ragionevole timore di un danno, esiti che, con una più grande spendita di tempo, avrebbe avuto in un ordinario giudizio di cognizione; mentre la seconda, nel merito della questione avanzata dal denunciante - nella quale vengono analizzate le fondamenta delle affermazioni di questi - ha la funzione di verificare l'esistenza o meno dei presupposti per garantirgli in via definitiva la tutela desiderata.
Tale seconda fase si esplica in modo differente a seconda che venga esperita un'azione petitoria, finalizzata, cioè, al riconoscimento del diritto del proprietario o del titolare di un diritto reale di godimento, oppure un'azione possessoria.

Ratio Legis

Il denunciante può ottenere l'inibitoria dell'attività lesiva e, di conseguenza, la sospensione dei lavori, oppure che essi continuino con l'adozione di cautele che il giudice reputi opportune. Egli deve, peraltro, dimostrare di aver ottemperato alla decisione del giudice, per esempio, versando una cauzione per i danni arrecati da un'ordinanza di sospensione, poi, ritenuta infondata nel merito.
Simili cautele possono essere imposte alla controparte in ipotesi in cui il giudice accondiscenda alla prosecuzione dei lavori.

Brocardi

Cautio ex operis novi nuntiatione
Damnum infectum
Feci, sed iure feci
Ius habet novum opus nuntiandi, qui aut dominium aut servitutem habet
Ius operis novi prohibendi
Novi operis nuntiatio
Nuntiatio fit aut iuris nostri conservandi causa, aut damni depellendi (aut publici iuris tuendi) causa
Operis novi nuntiatio in rem fit, non in personam
Opus novum facere videtur qui, aut aedificando, aut detrahendo aliquid, pristinam faciem operis mutat
Restitutio in pristinum
Status quo ante

Spiegazione dell'art. 1171 Codice civile

Miglioramenti formali della norma

Mentre il secondo comma riproduce quasi alla lettera il testo del capov. dell'art. 698 codice del 1865, il primo contiene più di un opportuno miglioramento formale.

Si è anzitutto dichiarato espressamente quanto, pur di fronte alla ambigua dizione dell'art. 698 codice del 1865,1a dottrina e la giurisprudenza già ritenevano che l'azione non tuteli soltanto il possesso, ma competa sia al possessore che al titolare del diritto; ed inoltre si è precisato che essa non compete ai titolari di diritti reali di garanzia e conseguentemente, per implicito, che essa spetta ai soli possessori di diritti reali di godimento.

L'espressione « immobile, diritto reale od altro oggetto posseduto » è poi stata sostituita con quella più generale ed appropriata « cosa che forma l'oggetto del diritto o del possesso » e si è così tolta di mezzo la possibilità che, con riferimento alla nuova legge, vengano ancora proposte interpretazioni restrittive a questa o a quella categoria di cose.


Natura cautelare del provvedimento e differenza tra la denuncia di nuova opera e quella di danno temuto

Detto ciò, accenniamo brevemente a talune delle principali questioni che si presentano in materia.

Sulla natura cautelare del provvedimento non può ormai più sorgere dubbio, risultando essa, oltre che dalla struttura dell'istituto, dalla ricordata precisa dichiarazione del codice di procedura civile, cosi come non può sorgere dubbio su ciò che l’ emanazione dei provvedimenti in sede di denuncia non tende già alla tutela momentanea di un diritto certo del denunciante, sì da doversi basare sul presupposto che il giudizio di merito abbia a concludersi favorevolmente per lui, ma tende invece alla protezione interinale di un diritto litigioso del denunciante stesso, il cui riconoscimento nella causa di merito è previsto dal magistrato come probabile.

È del pari chiara la differenza tra la denuncia di nuova opera, la quale tende ad evitare il danno che potrebbe essere causato da un'opera nuova, e la denuncia di danno temuto, che tende invece a prevenire il pericolo minacciato da una cosa già esistente.


Nozione di nuova opera

Data l'ampia espressione usata dalla legge è pure evidente che la nuova opera può consistere in una qualunque attività con la quale si apportino modificazioni allo stato dei luoghi (e quindi non solo una costruzione, ma anche una demolizione, uno scavo, un rialzo di terreno, un abbattimento d'alberi, ecc.).

La denuncia — lo dice espressamente l'art. 357 — compete anche con riferimento ad un'opera intrapresa sul suolo del denunciante. Vero che in tale ipotesi l'attività innovatrice, anziché minacciare un danno futuro, importa già un reale e concreto danno presente, ma — è stato giustamente osservato — il danno già verificatosi non esclude il timore di un maggiore danno avvenire, ove l'opera intrapresa venga continuata.

Il secondo presupposto per la proponibilità dell'azione è che dall'attività innovatrice altrui — che può anche essere non illecita — possa derivare un danno: la legge non richiede però la certezza ed imminenza di tale danno, ma si accontenta di un ragionevole timore, che sarà naturalmente apprezzato dal magistrato secondo le circostanze, con criteri prudenziali pia che non rigorosamente tecnici. Ed il pericolo del danno può manifestarsi nelle condizioni attuali dell'opera, sorgere dal progredire dei lavori o dal modo di esecuzione od anche solo prevedersi ad opera ultimata.

Terzo presupposto dell'azione è che l'opera non sia compiuta e che non sia ancora trascorso un anno dal suo inizio. Deve reputarsi cominciata un'opera quando ne siano soltanto allestiti i preparativi (ad es. i materiali siano stati adunati sul posto ove dovrà costruirsi)? Da quale momento decorre il termine per la proposizione dell'azione? La soluzione della questione sta nella considerazione che la denuncia concerne l'attività innovatrice altrui, e non il suo effetto; perciò, se i lavori preparatori consistono in un’ attività univocamente diretta alla innovazione pericolosa, essi costituiscono un'opera denunciabile, mentre in caso contrario non la costituiscono.

L'opera poi deve ritenersi compiuta quando il danno da evitare si sia già verificato, anche se vi sia la possibilità di futuri sviluppi dell'opera stessa.


Decorrenza del termine nel caso in cui l'opera sia stata posta in essere clandestinamente

Decorre ugualmente il termine nel caso in cui l'opera sia stata posta in essere clandestinamente? La lettera della legge sembrerebbe dover condurre alla risposta affermativa, tanto più ove si raffronti la dizione assoluta dell' art. 1171 con quella dell' art. 1168 del c.c. che, come si vide, regola espressamente lo spoglio clandestino.

È, tuttavia, preferibile la contraria opinione, poichè, per poter denunciare un'opera, occorre che questa sia visibile, in modo da consentire la valutazione dei fini cui è preordinato il danno che minaccia.


Improponibilità della denuncia da parte del detentore

Come si è visto, l'articolo 1171 attribuisce l'azione al possessore; sotto l'impero del codice del 1865, si è ritenuto che l'espressione dovesse ritenersi comprensiva del « possesso qualunque esso sia » o detenzione.

L'opinione non sembra invece sostenibile di fronte al nuovo codice, che ha nettamente distinto il possesso dalla detenzione ed ha dichiarato in modo esplicito (art. 1168 del c.c.) quando una data azione spetti, oltre che al possessore, al detentore.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

553 Queste due azioni trovavano nel codice del 1865 la loro disciplina sotto il titolo del possesso; ma la collocazione era impropria, trattandosi di azioni cautelari o assicurative, che possono essere esercitate così a tutela del possesso come a tutela della proprietà o di altro diritto reale di godimento. Data l'impossibilità di ricondurle sotto altro titolo, ho regolato le due azioni sotto un titolo autonomo. Salvo alcuni emendamenti di forma, rimane immutata nell'art. 1171 del c.c. e nell'art. 1172 del c.c. la disciplina dettata dagli articoli 698 e 699 del codice anteriore.

Massime relative all'art. 1171 Codice civile

Cass. n. 7260/2015

In tema di azioni di nunciazione, il procedimento cautelare termina con l'ordinanza di accoglimento o rigetto del giudice monocratico o del collegio in caso di reclamo, mentre il successivo processo di cognizione richiede un'autonoma domanda di merito. Il processo di cognizione che si svolga in difetto dell'atto propulsivo di parte, a causa dell'erronea fissazione giudiziale di un'udienza posteriore all'ordinanza cautelare, è affetto da nullità assoluta per violazione del principio della domanda, rilevabile d'ufficio dal giudice e non sanata dall'instaurarsi del contraddittorio tra le parti.

Cass. n. 21491/2012

La denuncia di nuova opera può essere proposta anche con riferimento ad opere, che pur se non immediatamente lesive, siano suscettibili di essere ritenute fonte di un futuro danno in forza dei caratteri obiettivi che potrebbero assumere se condotte a termine. La condizione dell'azione di nuova opera, pertanto, non deve necessariamente identificarsi in un danno certo o già verificatosi, ma può anche riconoscersi nel ragionevole pericolo che il danno si verifichi in conseguenza della situazione determinatasi per effetto dell'opera portata a compimento.

Cass. n. 3436/2011

Il provvedimento cautelare (nella specie, de­nuncia di nuova opera) chiesto in corso di causa dà vita ad un subprocedimento incidentale, come tale privo di autonomia rispetto alla causa di merito. Ne consegue che la regolamentazione delle spese processuali di detto subprocedimento non può che essere disposta, al pari di quella relativa alle spese che si sostengono nel procedimento principale, con il provvedimento che chiude quest'ultimo.

Cass. n. 2756/2011

Nell'azione nunciatoria, i requisiti che con­dizionano la proponibilità dell'azione nella fase cautelare (l'infrannualità dall'inizio dell'opera e la sua incompletezza) e la concessione della misura richiesta (pericolo di danno) non rilevano nella successiva fase di merito, nella quale l'attore è tenuto solo a dimostrare la sussistenza della denunciata lesione alla situazione di fatto o al diritto fatti valere.

Cass. n. 6480/2010

Qualora l'azione nunciatoria non abbia ad oggetto la richiesta di demolizione di un'opera, bensì il ripristino dello stato dei luoghi, la do­manda può essere interpretata come richiesta di risarcimento del danno in forma specifica e, per­tanto, quando essa sia avanzata contro l'autore del fatto dannoso, non si verifica un'ipotesi di litisconsorzio necessario tra lo stesso ed il proprieta­rio o comproprietario del fondo sul quale l'opera illegittima è stata eseguita.

Cass. n. 9909/2009

La denuncia di nuova opera, quando sia rivolta in via urgente alla sospensione immediata dei lavori e, successivamente, al ripristino della situazione antecedente alla lesione del diritto rea­le di cui si invoca la tutela possessoria o petitoria, non può essere oggetto della cognizione arbitrale, nè in fase cautelare nè in ordine al giudizio a cognizione piena, richiedendo necessariamente l'esercizio giudiziale di poteri coercitivi.

Cass. sez. un. n. 4633/2007

In tema di azioni nunciatorie nei confronti della P.A., sussiste la giurisdizione del giudice or­dinario ogni qual volta si denuncino mere attività materiali della p.a., che possano recare pregiu­dizio a beni di cui il privato assume essere pro­prietario o possessore, e, in relazione al petitum sostanziale della sottostante pretesa di merito, la domanda risulti diretta a tutelare una posizione di diritto soggettivo, senza che assuma rilievo in contrario il contenuto concreto del provvedi­mento richiesto per rimuovere lo stato di pericolo denunciato, il quale può implicare soltanto un limite interno alle attribuzioni di quel giudice, giustificato dal divieto di annullamento, revoca o modifica dell'atto amministrativo ai sensi dell'art. 4 della legge 20 marzo 1865 n. 2248, all. E.

Cass. n. 24026/2004

L'azione di denunzia di nuova opera (che è diretta ad ottenere le misure piú immediate per evitare danni alla cosa posseduta mediante un procedimento sommario che si esaurisce con l'emanazione del provvedimento di rigetto o di accoglimento della pretesa cautelare) e quella di spoglio (che è destinata a tutelare nel merito, anche se preceduta da una fase interdittale, il possessore nei confronti dell'autore dello spoglio medesimo) hanno finalità e presupposti diversi, e la loro autonomia esclude che in virtú di un prin­cipio di specialità possa ravvisarsi l'esperibilità soltanto della prima in caso di contestuale esi­stenza delle condizioni legittimanti l'esercizio di entrambe.

Cass. n. 10282/2004

Nel procedimento di denuncia di nuova opera e di danno temuto, la fase cautelare e quella, successiva, di merito, sono, tra loro, del tutto autonome, sicché le valutazioni correttamente compiute in sede di convalida della misura caute­lare non possono, sic et simpliciter legittimamente porsi a fondamento della decisione della fase di merito, necessitando, per converso, in quella sede, una valutazione affatto completa ed esaustiva di ogni tema di giudizio introdotto dalle parti, ivi inclusa, ovviamente, quella relativa alla situazione di fatto addotta a fondamento della richiesta introduttiva del giudizio, onde regolare definitivamente il rapporto tra soggetto autore della situazione di pericolo e soggetto esposto alla stessa (l'uno e l'altro nella qualità di titolari di diritti reali sui due fondi confinanti), sulla base della effettiva entità di quel pericolo, della indi­viduazione dell'intervento idoneo ad eliminarlo, della definitiva identificazione dell'onerato all'in­tervento e della misura di tale onere.

Cass. n. 11027/2003

Le azioni di nunciazione (artt. 1171 e 1172 c.c.) sono preordinate a difesa sia della proprietà o di altro diritto reale, sia del semplice possesso e l'ordinario giudizio di merito successivo alla fase preliminare e cautelare ha natura petitoria o pos­sessoria a seconda che la domanda, alla stregua delle ragioni addotte a fondamento di essa (causa petendi) e delle specifiche conclusioni (petitum), risulti, secondo la motivata valutazione del giu­dice, volta a perseguire la tutela della proprietà o del possesso. Ne consegue che la qualificazione di «azione di nunciazione», comprendendo entram­be le fasi del giudizio, impone che, esaurita quella cautelare, quella a cognizione ordinaria abbia poi ad oggetto un accertamento, alternativamente, relativo alla proprietà o al possesso.

Cass. n. 12511/2001

Nel procedimento di nunciazione la fase cautelare, finalizzata alle determinazioni provvi­sorie per la cui concessione è richiesta la ricor­renza delle condizioni poste dall'art. 1171, primo comma, c.c., è distinta da quella di merito, desti­nata a completare l'indagine sul fondamento della tutela, petitoria o possessoria, domandata dal ricorrente, entrambe, tuttavia, costituiscono fasi di un unico grado del medesimo giudizio — anche quando, prima della novella sul giudice unico di primo grado, la seconda dovesse svolgersi innan­zi ad un giudice diverso, trattandosi di giudizio petitorio, per ragioni di competenza per valore — onde nella seconda fase non necessita una nuova domanda, essendo sufficiente, valida ed efficace quella iniziale; in detta seconda fase, poi, l'attore non incontra alcuna preclusione in ordine ai re­quisiti che, invece, condizionano la proponibilità dell'azione in sede cautelare (infrannualità dal­l'inizio dell'opera ed incompletezza della stessa) e la concessione della misura richiesta (pericolo di danno) ed è tenuto solo a dimostrare la sus­sistenza della denunziata lesione alla situazione di fatto od al diritto fatti valere.

Cass. n. 4867/2001

In tema di denuncia di nuova opera e di dan­no temuto, il difetto dei requisiti della mancata ultimazione dell'opera e del mancato decorso di un anno dall'inizio dei lavori osta all'adozione di provvedimenti provvisori e urgenti, nella fase pre­liminare di natura cautelare, ma non interferisce sulla successiva fase di merito e sulla proponibilità della relativa domanda, qualora si tratti di azione di natura petitoria e non meramente possessoria.

Cass. sez. un. n. 39/2001

Qualora la coltivazione di una cava (o mi­niera) da parte della pubblica amministrazione o di un suo concessionario, arrechi nocumento o pericolo di danno ai diritti di un privato e tale situazione non discenda dalle scelte amministra­tive, ma dall'inosservanza di corrette modalità tecniche dell'attuazione concreta di tali scelte, il privato può esercitare l'azione nunciatoria da­vanti al giudice ordinario; infatti, i provvedimenti richiesti, pur implicanti la condanna ad un facere, non interferiscono su atti discrezionali della P.A.

Cass. sez. un. n. 12314/1992

Nei confronti della pubblica amministra­zione sono esperibili azioni di nunciazione allor­ché il comportamento perseguito non si ricolleghi a provvedimenti che esprimono la potestà delibe­rativa dell'amministrazione stessa, come nel caso in cui risulti oggetto di una mera comunicazione all'interessato da parte dell'ufficio competente, ma privo della suddetta potestà, o allorché, pur in presenza di un collegamento siffatto, la situazio­ne di pericolo denunciata non derivi dall'attività in sé, ma dalle sue modalità di realizzazione in violazione delle regole poste dalla prudenza e dal­la tecnica a salvaguardia dei diritti altrui.

Cass. sez. un. n. 9235/1992

La distanza tra una costruzione ed una strada pubblica ? quale è quella di quaranta me­tri dal ciglio stradale, prevista dal D.M. 1° aprile 1968 e altra eventualmente minore, prevista da un piano regolatore ? è stabilita nell'interesse dell'ente pubblico proprietario della strada mede­sima e non già del proprietario della costruzione, che è titolare di un mero interesse legittimo, non tutelabile, per il divieto di cui all'art. 4 della L. 20 marzo 1865, n. 2248, all. E), con azione di nunciazione nei confronti del detto ente, neanche quando la determinazione delle distanze emerga dal progetto esecutivo di costruzione della strada e non venga rispettata in occasione della sua ef­fettiva realizzazione.

Cass. sez. un. n. 7826/1991

Nelle azioni di nunciazione contro la pub­blica amministrazione, la questione della giurisdi­zione del giudice ordinario va risolta alla stregua della pretesa sottesa al richiesto provvedimento cautelare, stabilendo se essa si colleghi o meno ad una posizione di diritto soggettivo, non sulla base della natura di detto provvedimento, la quale può rilevare sotto il diverso profilo dei limiti interni delle attribuzioni di quel giudice (in relazione al divieto di cui all'art. 4 della L. 20 marzo 1865, n. 2248, allegato E).

Cass. n. 4649/1991

La denuncia di nuova opera, avendo caratte­re preventivo in quanto mira ad evitare un danno, può essere promossa, così per difendere il posses­so come per difendere il diritto di proprietà od un qualsiasi altro diritto reale, quando la nuova opera da altri intrapresa sul proprio come sull'al­trui fondo, e da cui si ha ragione di temere che sia per derivare danno alla cosa che forma oggetto del diritto o del possesso del denunciante, non sia ancora terminata. Quando invece l'opera è stata portata a termine, non si può ricorrere all'azione di nunciazione, il cui esperimento peraltro non costituisce un onere, ma si deve fare ricorso alle azioni repressive volte alla rimozione e alla definitiva eliminazione della situazione dannosa, e in particolare, quando si intende difendere il possesso, alle azioni possessorie di cui agli artt. 1168, 1170 c.c.

Cass. sez. un. n. 4510/1991

Con riguardo all'azione di nunciazione, proposta dal condominio di un edificio nei con­fronti del comune, in relazione al pregiudizio alla stabilità del fabbricato derivante dalle vibrazioni prodotte dagli automezzi di pubblico trasporto urbano, deve essere affermata la giurisdizione del giudice ordinario, ove si verta in tema non d'impugnazione di atti o provvedimenti ammini­strativi, ma di tutela del diritto dominicale, nei rapporti di vicinato, contro immissioni eccedenti la normale tollerabilità (art. 844 c.c.), mentre non rileva, al fine di detta giurisdizione, il tipo della pronuncia cautelare richiesta (influente sotto il diverso profilo dei limiti interni delle attribuzioni del giudice ordinario, ai sensi dell'art. 4 della L. 20 marzo 1865, n. 2248, all. e).

Cass. sez. un. n. 3160/1990

La domanda, con la quale il proprietario di un fondo, mediante azione di nunciazione, alleghi il verificarsi di un proprio danno, per effetto di lavori intrapresi, senza le comuni cautele imposte da prudenza e diligenza, dal concessionario di attività estrattiva su confinante terreno demaniale di uso civico, spetta alla giurisdizione del giudice ordinario, perché è rivolta a tutelare posizioni di diritto soggettivo, senza interferenza sul rapporto amministrativo di concessione (salvo restando il limite interno delle attribuzioni di detto giudice ordinario, discendente da divieto di condannare la P.A. ad un determinato comportamento), e senza essere riconducibile fra le istanze posses­sorie devolute alla giurisdizione del commissario regionale per la liquidazione degli usi civici ai sensi dell'art. 30 della L. 16 giugno 1927, n. 1766, il quale, si riferisce ai soli reclami relativi a situa­zioni di fatto corrispondenti all'esercizio di uso civico.

Cass. n. 2897/1987

Il criterio discretivo tra denuncia di nuova opera e denuncia di danno temuto risiede soltanto nel diverso modo in cui l'attività umana ha deter­minato l'insorgere del pericolo e nella conseguente diversità del rimedio da adottare. La prima, infat­ti, postula un facere, cioè l'intrapresa di un quid, nel proprio o nell'altrui fondo, capace di arrecare pregiudizio al bene oggetto della proprietà o del possesso del denunciante, e prevede come rimedio l'inibizione di tale intrapresa o la subordinazione della sua prosecuzione all'adozione di determinate cautele; la seconda postula, invece, un non facere, ossia l'inosservanza dell'obbligo di rimuovere una situazione di un edificio, di un albero o di qualsiasi altra cosa, comportante pericolo di un danno gra­ve e prossimo per il bene in proprietà o in possesso del denunciante, e prevede come rimedio l'ordine, a chi abbia la piena disponibilità della cosa costi­tuente pericolo, di eseguire quanto necessario per la rimozione della causa di quest'ultimo.

Cass. n. 4137/1983

Nel procedimento di denuncia di nuova opera, la legittimazione passiva, nella prima fase (a cognizione sommaria) ? intesa ad ottenere un provvedimento che assicuri la conservazione della situazione materiale dedotta in causa, con l'inibizione di un suo mutamento o con la predi­sposizione di cautele idonee per la rimessione in pristino ? spetta tanto all'autore materiale dell'opera, quanto all'eventuale autore morale, mentre nella seconda fase (di merito ed a co­gnizione piena), si determina in base alla natura, possessoria o petitoria, della domanda proposta, con la conseguenza che il legittimato passivo si identifica nel destinatario del comando dettato dalla norma invocata dall'attore e, quindi, nel­l'esecutore materiale ed in quello morale dell'ope­ra, se il denunciante agisce in possessorio, e nel proprietario o titolare di altro diritto reale, se il denunciante agisce in petitorio. Pertanto l'attore, nella seconda fase, può correggere gli errori e le deficienze in cui sia incorso nella prima, provo­cando l'intervento in giudizio del soggetto o degli altri soggetti legittimati.

Cass. n. 848/1983

Ai sensi dell'art. 1171 c.c., la denunzia di nuova opera compete al proprietario o al titolare di ogni altro diritto reale di godimento o al pos­sessore, ma non già anche a chi sia soltanto, in virtù di un rapporto di locazione, conduttore e quindi semplice detentore di un immobile.

Cass. n. 4497/1978

Al fine dell'esperimento della denuncia di nuova opera, ai sensi e nei casi di cui all'art. 1171 c.c., il proprietario del fondo nel quale l'opera sia stata intrapresa, ancorché non possessore, deve presumersi autore della medesima, fino a che non provi che sia stata da altri compiuta.

Cass. n. 4039/1978

Al fine dell'esperibilità della denuncia di nuova opera, ai sensi dell'art. 1171 c.c., non è sufficiente un qualsiasi mutamento innovativo dello stato dei luoghi, occorrendo che questo mutamento presenti caratteri oggettivi tali da far sorgere un fondato timore di pregiudizio, attraverso l'ultimazione dell'opera, al diritto del denunciante. (Nella specie, alla stregua del prin­cipio di cui sopra, la S.C. ha ritenuto corretta­mente esclusa dai giudici del merito l'esperibilità di detta azione, con riguardo alla sostituzione di una recinzione in paletti e rete metallica con un muretto, già completato, ancorché «a rustico», al momento della presentazione della denuncia).

Cass. n. 2546/1978

Nel caso di denuncia di nuova opera propo­sta da un mero detentore a tutela del possesso di un immobile, la carenza di legittimazione ex art. 1171 c.c. di tale soggetto, mentre deve portare alla negazione della richiesta misura cautelare e, quindi, alla illegittimità di essa se concessa, non impedisce il passaggio alla fase di merito, per la cui legittimazione sono valevoli le regole proprie alla natura dell'azione proposta, con la conseguenza che è legittimo l'ordine di demoli­zione della nuova opera emessa in accoglimento della domanda di reintegrazione nella detenzione dell'immobile, nella fase di merito, ove la tutela possessoria ex art. 1168, secondo comma c.c. si estende anche al mero detentore.

Cass. n. 1428/1978

Le azioni di spoglio e di denuncia di nuova opera possono essere cumulate per ottenere dal giudice l'ordine di ripristino dello stato dei luoghi con demolizione e rimozione dei manufatti con­testati, provvedimento che, a un tempo, reintegra nel possesso e ovvia al danno temuto.

Cass. n. 532/1978

L'oggetto della tutela delle denunce di nuo­va opera e di danno temuto è costituito esclusi­vamente dal possesso, dalla proprietà o da altro diritto reale su una cosa, restando conseguente­mente escluso che tali azioni cautelari possano essere esperite per la tutela di interessi legittimi ovvero di diritti di natura personale, come il risarcimento del danno per violazione di norme edilizie non integrative del codice civile.

Cass. sez. un. n. 1543/1977

La denuncia di nuova opera proposta dal proprietario di un fondo al fine di impedire l'am­pliamento di uno stabilimento industriale conti­guo perché effettuato in violazione delle norme sulle distanze e del divieto di immissioni moleste, appartiene alla competenza del giudice ordinario, in quanto diretta alla tutela di una posizione configurata dall'ordinamento come diritto soggettivo. Né può aver rilievo, in contrario, la circostanza che lo stesso attore abbia contemporaneamente proposto ricorso dinanzi al giudice ammini­strativo per ottenere l'annullamento della licenza edilizia in quanto contraria alla disciplina delle industrie insalubri, nonché al regolamento edili­zio ed al locale regolamento di igiene, poiché tale diversa domanda è rivolta alla tutela di una posi­zione di interesse legittimo, rispetto al quale il di­ritto di proprietà dell'attore funge da presupposto di qualificazione, e, la cui autonoma tutelabilità non incide sull'esperibilità dell'azione ordinaria.

Cass. n. 6/1977

Per la proponibilità dell'azione di nuova opera non occorre che il danno sia certo o si sia già verificato, ma è, al contrario, sufficiente che l'opera iniziata e non ancora terminata, sia tale da giustificare in una persona normale il ragione­vole timore del verificarsi del danno medesimo. Pertanto, nel caso in cui, durante la costruzione di un nuovo fabbricato vengano aperte, nel muro prospiciente il fondo vicino luci irregolari o vedute che non rispettino le distanze legali, il proprieta­rio vicino può proporre denunzia di nuova opera senza dover attendere l'ultimazione del fabbricato, a nulla rilevando che tali aperture possano essere spontaneamente regolarizzate o soppresse dal co­struttore, quando esse, già nella loro consistenza attuale, ledono o pongono in pericolo il diritto del vicino. Ove, poi, questa spontanea regolarizzazione o soppressione si verifichi (nel caso in cui non sia stata disposta la sospensione dell'opera), tale cir­costanza inciderà sull'interesse ad iniziare il pro­cedimento cautelare, con le naturali conseguenze in materia di spese processuali.

Cass. n. 4022/1975

Poiché la denuncia di nuova opera può esse­re proposta sia con riferimento ad opere illegitti­me, sia con riferimento ad opere che, pur essendo in sé legittime, cioè attualmente non lesive, siano suscettibili di essere ritenute come fonte di futuro danno, al fine di escludere la ragionevolezza del timore del denunciante (e, quindi, l'esistenza della normale prudenza di cui all'art. 96, comma secon­do, c.p.c.) non è rilevante l'inesistenza di attuali lesioni dei diritti dell'attore, essendo — invece — necessario, in relazione alle particolarità dei casi singoli, accertare l'assoluta improbabilità di dan­no come effetto dell'opera intrapresa dal vicino.

Cass. sez. un. n. 2175/1974

Le azioni di nunciazione sono improponibi­li sia nei confronti della P.A., sia nei confronti del privato (nella specie, concessionario della costru­zione di una ferrovia) che abbia agito nell'eser­cizio di poteri conferitigli dalla P.A. per finalità pubbliche. Il principio dell'improponibilità delle azioni di nunciazione nei confronti della P.A., sempre valido per la fase cautelare del relativo giudizio, si applica nella fase di merito nei limiti in cui il provvedimento richiesto possa risolversi in una sovrapposizione dei poteri del giudice ordinario ai poteri della P.A.

Nella fase di merito del giudizio di denuncia di nuova opera il giudice ordinario può condan­nare il privato concessionario della costruzione di una ferrovia all'adempimento degli obblighi di ripristinare le comunicazioni e gli scali rima­sti interrotti per effetto della costruzione, previsti dall'art. 229 L. 20 marzo 1865, n. 2248 allegato F, trattandosi di adempimento che non interferisce sulla costruzione della strada ferrata e non mette in discussione i poteri pubblici conferiti al costruttore.

Cass. sez. un. n. 2860/1973

Nella materia disciplinata dall'art. 2 del R.D. 25 luglio 1904, n. 523, — cioè tutte le volte che una controversia abbia per oggetto comportamenti od opere che incidano sulla conservazione delle spon­de dei fiumi e, in genere, sul regime delle acque e, quindi, anche sul corso dei fiumi stessi — l'azione di nunciazione di un privato nei confronti di al­tro privato, anche se l'amministrazione non abbia mai esercitato i poteri di polizia ad essa attribuiti da quella norma, non è proponibile, sotto il profilo del difetto di giurisdizione, perché, nonostante la direzione formale della domanda verso il privato autore dell'atto denunciato, l'eventuale provvedi­mento di rimozione di quell'atto — in quanto ne­cessariamente incidente sulla conservazione delle sponde dei fiumi e sull'andamento del corso di essi ed, in genere, sul regime delle acque demaniali — si sostituirebbe all'apprezzamento discrezionale della P.A., cui è attribuito in via esclusiva, nel suo specifico compito di polizia idraulica ed in fun­zione preminente dell'interesse della collettività, il potere di stabilire la convenienza o meno del mantenimento o della modificazione della situa­zione determinata dal detto atto e di adottare ogni eventuale opportuno rimedio. Il privato leso da provvedimenti o comportamenti della P.A. fondati sull'art. 2 del R.D. 25 luglio 1904, n. 523, non è peraltro, privo di tutela giurisdizionale. Tale tutela a carattere petitorio si attua, ai sensi dell'art. 143, lett. b) T.U. 11 dicembre 1933, n. 1775, davanti al tribunale superiore delle acque pubbliche e va invocata direttamente nei confronti della P.A. e indirettamente nei riguardi del terzo contro-inte­ressato che ha dato occasione al provvedimento o al comportamento della P.A.

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Quesiti degli utenti
relativi all'articolo 1171 Codice civile

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Giuseppe G. chiede
domenica 10/07/2011 - Abruzzo

Introdotta con ricorso una denuncia di nuova opera a tutela del diritto di proprietà esaurita la fase cautelare sarà poi possibile, in sede di merito, promuovere un’azione a tutela del possesso?”

Consulenza legale i 22/07/2011

Non vanno confuse le due azioni e le relative procedure in quanto aventi finalità distinte. Due giudizi possono contemporaneamente instaurarsi ma rimanendo distinti!

L’azione di nunciazione ex art. 1171 c.c. si sviluppa con una prima fase cautelare volta ad accertare il fumus boni juris, l’apparenza dello stato di pericolo derivante dall’opera iniziata e sita nel fondo del vicino; seguirà la fase di merito in cui l’accertamento verrà realizzato a cognizione piena con tutti i crismi di un ordinario giudizio di merito, quindi, con memorie ex art. 183 c.p.c., istruttoria con C.T.U. e assunzione delle testimonianze orali, precisazioni delle conclusioni, ecc… Oggetto del giudizio sarà l’accertamento della sussistenza e della fondatezza o meno della pretesa di inibirne la continuazione della costruzione (con condanna al definitivo arresto o con permesso di continuarla); l’accertamento dei danni cagionati dall’opera e il loro conseguente risarcimento; la condanna alla restituzione della cauzione imposta.

Nel giudizio possessorio, anch’esso di natura cautelare, invece, si agisce in difesa del possesso per tutt’altra ragione. Si reagisce allo spoglio o si inibiscono molestie e turbative illegittimamente realizzate contro un bene o un diritto reale che è in possesso di chi agisce. Nella fase cautelare viene emesso un ordine di restituzione, pronunciato sulla semplice notorietà del fatto e senza dilazione. Nella successiva ed eventuale fase di merito si vaglia la fondatezza della pretesa, cioè si prova la sussistenza, in capo a chi ha agito, del titolo che legittima al possesso (diritto di proprietà o altro diritto reale), si parla di merito possessorio, in cui però è ammesso dimostrare le proprie ragioni petitorie (v. art. 705 del c.p.c.).


Testi per approfondire questo articolo

  • Procedimenti cautelari e possessori

    Collana: Modelli e tecniche dei processi civili
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    Data di pubblicazione: luglio 2010
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    (continua)
  • I procedimenti possessori. Artt. 703-705 cod. civ. artt. 1168-1170 cod. civ. (ne cives ad arma ruant)

    Editore: Giuffrè
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    L'opera ricostruisce le tappe che hanno cadenzato le vicende dei procedimenti possessori e indica, sul piano teorico, le soluzioni più probabili alle novità introdotte, ripercorrendo, alla luce del nuovo testo, la vecchia giurisprudenza in maniera "ragionata".
    Accanto agli inquadramenti teorici offre, inoltre, una serie di soluzioni operative ai problemi per così dire "pratici", con indicazione delle soluzioni proposte dalla giurisprudenza che comincia a formarsi,... (continua)

  • I procedimenti possessori. Con CD-ROM

    Editore: Zanichelli
    Collana: Dottrina Casi Sistemi
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    La disciplina dei procedimenti possessori, già presente nell’originaria formulazione degli artt. 703-705 del codice di procedura civile del 1942, è stata interessata – nel giro di pochi anni – da due successivi interventi del legislatore: nel 1990 e nel 2005.

    Il primo intervento, reso necessario dall’introduzione (negli artt. 669 bis e ss.) di un procedimento cautelare uniforme, aveva dato vita ad un ampio dibattito dottrinale e... (continua)