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Articolo 949

Codice Civile

Azione negatoria

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Dispositivo dell'art. 949 Codice Civile

Il proprietario può agire per far dichiarare l'inesistenza di diritti affermati da altri sulla cosa, quando ha motivo di temerne pregiudizio (1). Se sussistono anche turbative o molestie, il proprietario può chiedere che se ne ordini la cessazione, oltre la condanna al risarcimento del danno [c.p.c. 15] (2).

Note

(1) Il legislatore per evitare che il proprietario possa esperire l'azione per pura iattanza o ostentazione [v. 833] ne ha condizionato l'esperibilità all'effettiva esistenza di un pericolo di pregiudizio per il proprietario. La giurisprudenza però precisa che l'onere probatorio è più attenuato rispetto all'azione di rivendica, perché non si tratta di accertare se l'attore è titolare della proprietà del fondo, ma se tale diritto è libero da pesi o servitù.

(2) Oltre alla funzione di accertamento, l'azione negatoria può assolvere ad una funzione inibitoria, nonché di eventuale condanna.


Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

Brocardi collegati a questo articolo

Sentenze relative a questo articolo

Cass. n. 13710/2011

La "actio negatoria servitutis" ha come es­senziale presupposto la sussistenza di altrui pre­tese sul bene immobile., non potendo essere eser­citata in presenza di turbative o molestie che non si sostanzino in una pretesa di diritto sulla cosa. Ne consegue che un'opera astrattamente idonea a consentire il passaggio da un fondo ad un altro, come l'esistenza di un cancello, non può essere posta a fondamento di una servitù di passaggio per usucapione se tale passaggio non venga concretamente esercitato. (Nella specie, la S.C. ha cassato la pronuncia di secondo grado che aveva ritenuto la semplice esistenza di un cancello, non utilizzato, idonea a rappresentare per il futuro una situazione di apparenza necessaria per fon­dare l'acquisto a titolo originario di una servitù di passaggio).

Cass. n. 5569/2010

L'interesse ad agire in "negatoria servitutis" sussiste anche quando, pur non denunciandosi l'avvenuto esercizio di atti materialmente lesivi della proprietà dell'attore, questi, a fronte di ine­quivoche pretese reali affermate dalla contropar­te sulla stessa, intenda far chiarezza al riguardo con l'accertamento dell'infondatezza delle dette pretese.

Cass. n. 16495/2005

In tema di azioni a difesa della proprietà, costituisce actio negatoria servitutis non solo la domanda diretta all'accertamento dell'inesistenza della pretesa servitù ma anche quella volta alla eliminazione della situazione antigiuridica posta in essere dal terzo mediante la rimozione delle opere lesive del diritto di proprietà dal medesi­mo realizzate, allo scopo di ottenere la effettiva libertà del fondo, così da impedire che il potere di fatto del terzo corrispondente all'esercizio di un diritto, protraendosi per il tempo prescritto dalla legge, possa comportare l'acquisto per usucapio­ne di un diritto reale su cosa altrui. Ne consegue che l'azione diretta a conseguire la riduzione in pristino a favore di colui che ha subito danno per effetto della violazione delle distanze legali deve qualificarsi come actio negatoria servitutis, es­sendo volta non già all'accertamento del diritto di proprietà dell'attore libero da servitù vantate da terzi, bensì a respingere l'imposizione di limita­zioni a carico della proprietà suscettibili di dare luogo a servitù.

Cass. n. 12233/2002

L'azione negatoria servitutis tende alla nega­zione di qualsiasi diritto, anche dominicale, affer­mato dal terzo sulla cosa dell'attore, e dunque non soltanto all'accertamento dell'inesistenza della pretesa servitù, ma anche al conseguimento della cessazione della situazione antigiuridica posta in essere dal vicino, al fine di ottenere la libertà del fondo, e si differenzia dall'azione di rivendicazione in quanto ciò che caratterizza quest'ultima azione e ne costituisce un presupposto è un eventuale conflitto tra titoli; conseguentemente, l'onere della prova che grava sull'attore nel possesso del bene è meno rigoroso che nell'azione di rivendicazione, essendo sufficiente provare l'esistenza del titolo di proprietà, ed anche il possesso del terreno qualora il convenuto eccepisca l'intervenuta usucapione.

Cass. n. 12166/2002

L'azione negatoria, diversamente da quella di rivendicazione, pone un onere probatorio di mi­nor rigore, potendo essere dimostrata la proprietà con ogni mezzo, anche mediante presunzioni, in ipotesi di insufficienza dei titoli di provenienza

Cass. n. 4366/2002

In tema di azione negatoria di servitù, poi­ché la titolarità del bene si pone come requisito di legittimazione attiva, qualora il convenuto la contesti, la parte che agisce ha l'onere di provare il suo diritto di proprietà nei confronti del conve­nuto.

Cass. n. 2159/2002

Il proprietario del fondo su cui si esercita una veduta illegale può proporre l'azione negatoria e chiedere l'accertamento dell'inesistenza della servitù e anche la sua eliminazione in ogni momento, purché non sia decorso il termine ventennale necessario per l'usucapione delle servitù apparenti, quale è quella di veduta.

Cass. n. 649/2000

L'interesse ad agire in negatoria servitutis postula la sussistenza dell'esercizio attuale e con­creto della servitù, accompagnato dalla pretesa di esercitare un diritto sulla cosa asservita. Ne consegue che l'attore è carente di un interesse attuale e concreto ad agire in negatoria in ordine ad una servitù di veduta esercitata in passato su una terrazza di sua proprietà attraverso una fine­stra successivamente murata.

Cass. n. 2982/1999

Esercitata l'azione negatoria per sentir di­chiarare l'inesistenza di un diritto di servitù sul fondo dell'attore, qualora il convenuto eccepisca di essere egli stesso proprietario del fondo che si as­sume gravato, oggetto del giudizio è l'accertamen­to della libertà del fondo mentre l'accertamento della proprietà del medesimo ha valore soltanto strumentale; conseguentemente, non essendo la domanda volta al recupero del bene, l'onere della prova che grava sull'attore nel possesso del bene è meno rigoroso che nell'azione di rivendica e la prova, in caso di insufficienza dei titoli di prove­nienza, può essere data con ogni mezzo ed anche con presunzioni.

Cass. n. 2838/1999

La parte che agisce con l'actio negatoria ser­vitutis non ha l'onere di fornire, come nell'azione di rivendica, la prova rigorosa della proprietà neppure quando abbia chiesto la cessazione della situazione antigiuridica posta in essere dall'altra parte, essendo sufficiente la dimostrazione, con ogni mezzo, ed anche in via presuntiva, di pos­sedere il fondo in forza di un titolo valido. Al convenuto incombe, invece, l'onere di provare l'esistenza del diritto a lui spettante, in virtù di un rapporto di natura obbligatoria o reale, di com­piere l'attività lamentata come lesiva dall'attore.

Cass. n. 5299/1998

Colui che agisce in negatoria servitutis, di­mostrata la sua qualità di proprietario della res, può limitarsi a contestare la titolarità del diritto altrui su di essa senza necessità di contestarne anche l'esistenza, la quale non ha l'effetto di co­stringerlo a subirne l'esercizio da parte di chiun­que. Omologamente, il convenuto che affermi un diritto in re aliena deve dimostrare di esserne anche il titolare.

Cass. n. 12810/1997

Configura actio negatoria servitutis, come tale imprescrittibile, la domanda del proprietario di rispetto delle distanze legali tra costruzioni (art. 873 c.c.), ravvisabile anche se manca la ri­chiesta di demolire le opere costituenti l'esercizio della pretesa servitù.

Cass. n. 12488/1995


In tema di azione negatoria, di cui all'art. 949 c.c., nel difetto di proposizione di una specifica domanda di accertamento positivo o, da parte del convenuto, di accertamento negativo della proprie­tà del bene oggetto dell'azione, la titolarità del bene stesso, ponendosi come mero requisito di legittima­zione attiva e non come oggetto della causa, può es­sere provata anche in base a presunzioni semplici. (Nella specie, le risultanze dell'atto d'acquisto del­l'immobile od il possesso della cosa a partire dalla stessa data).

Cass. n. 509/1995

L'assoggettamento di una strada privata a servitù di uso pubblico non elimina l'interesse del proprietario ad agire in negatoria servitutis nei confronti dei proprietari frontisti che abbiano aperto accessi diretti dai loro fondi su detta stra­da, in guisa da determinare un aggravamento del­l'intensità del passaggio in ragione dell'utilizzo dei detti accessi non riconducibile al contenuto della servitù già esercitata uti civis.

Cass. n. 5734/1994

Chi agisce giudizialmente per fare dichiara­re la inesistenza a carico del proprio fondo di una servitù di veduta diretta deve limitarsi a provare che sul fondo del vicino si aprono delle vedute a di­stanza inferiore a un metro e mezzo dal confine, in quanto l'art. 905 c.c. gli dà il diritto di pretenderne l'eliminazione, e incombe al convenuto, ai sensi dell'art. 2697 c.c., per evitare il riconoscimento di tale diritto, fornire la prova di un titolo che gli attribuisca la servitù di veduta, atteso che solo se l'attore affermi che la veduta sia stata aperta in sostituzione di un'altra veduta di cui ammetta o non contesti la conformità al diritto, deve, altresì, dimostrare il presupposto su cui si basa la sua pre­tesa, cioè la difformità della nuova veduta rispetto a quella preesistente.

Cass. n. 1599/1993

Nel caso in cui uno dei comproprietari di un fondo esegua delle opere su un fondo confinante di sua esclusiva proprietà i rapporti tra i due fondi ed i limiti dei relativi diritti di proprietà non sono disciplinati dai principi che regolano la proprietà comune, ma dalle norme che regolano la conti­guità di immobili appartenenti rispettivamente a soggetti diversi. Pertanto, l'altro comproprietario dell'immobile può agire in petitorio per l'accertamento dell'inesistenza dei diritti astrattamente ricollegabili al comportamento del confinante e per la cessazione delle altrui molestie al libero esercizio del diritto di proprietà a norma dell'art. 949 commi 1 e 2 c.c.

Cass. n. 7984/1991

La domanda diretta ad ottenere la rimozio­ne di una situazione lesiva del diritto di proprietà, non accompagnata dalla contestuale richiesta di declaratoria del diritto reale, esorbita dai limiti della negatoria servitutis e può assumere la veste dell'azione di reintegrazione in forma specifica di natura personale.

Cass. n. 6258/1991


Ove l'attore, sostenendo di essere proprie­tario di un'immobile, neghi che il convenuto sia titolare di un diritto di passaggio sul medesimo, e quest'ultimo, a sua volta, pur riconoscendo il titolo di proprietà dell'attore, opponga di essere comproprietario del bene stesso, l'azione va qualificata negatoria servitutis, in quanto la proprietà dell'attore non è oggetto di controversia, che è limitata ai soli diritti vantati sulla cosa del convenuto. In tal caso, pertanto, mentre l'attore adempie il suo onere probatorio esibendo il suo titolo d'acquisto, incombe alla controparte dimo­strare i fatti costitutivi del suo preteso diritto di comproprietà sul bene.

Cass. n. 4355/1989

Il titolare di un impianto di trasmissioni televisive via etere, il quale, senza autorizzazione dell'amministrazione, utilizzi di fatto e con preuso un determinato canale o banda di frequenza, ancorché effettuando soltanto prove tecniche di trasmissione, è portatore, nel rapporto con altro imprenditore privato che, anche esso privo di autorizzazione, interferisca con altra emittente su detto canale o banda, di posizioni soggettive tutelabili non solo in sede possessoria, ma anche in sede petitoria, con l'azione negatoria a norma dell'art. 949, secondo comma, c.c., potendo inol­tre, ove eserciti attività imprenditoriale, mediante la diffusione di programmi televisivi, proporre l'azione diretta alla tutela del diritto di impresa, attraverso il conseguimento ex art. 2599 c.c. di provvedimenti idonei ad eliminare gli effetti del­l'atto di concorrenza sleale (art. 2598, n. 3, c.c.), salvo il risarcimento del danno ai sensi dell'art. 2600 c.c.

Cass. n. 1561/1989

L'azione con la quale il proprietario di una terrazza chiede la rimozione di uno stenditoio, collocato nel confinante edificio ed aggettante sulla terrazza stessa con conseguenti immissioni (nella specie, gocciolio di panni e creazione di ombra) deve essere qualificata come negatoria servitutis, ai sensi dell'art. 949 c.c., implicando i fatti posti in essere dal vicino l'affermazione di un diritto di natura reale sulla terrazza, il cui eser­cizio per il tempo prescritto dalla legge potrebbe comportare l'acquisto per usucapione della servitù.

Cass. n. 781/1989

L'interesse a proporre l'actio negatoria servi­tutis sorge allorquando venga posta in essere dal terzo un'attività implicante in concreto l'esercizio, che si assume abusivo, di una servitù a carico del fondo di proprietà di colui che agisce, mentre non può essere proposta l'azione al fine di far dichia­rare una generica libertà del fondo, indipenden­temente da concreti attentati alla stessa, i quali possono anche consistere nell'esplicita pretesa di esercitare una determinata servitù.

Cass. n. 646/1985

La negatoria servitutis è diretta non solo all'accertamento dell'inesistenza della pretesa servitù, ma anche al conseguimento della ces­sazione della situazione antigiuridica posta in essere dal vicino, al fine di ottenere la libertà del fondo. Ne consegue che la contestuale domanda concernente la rimozione di opere lesive del dirit­to di proprietà, inerendo allo stesso oggetto della negatoria, deve ritenersi già considerata nel valo­re di questa, da determinarsi secondo il criterio fissato dalla legge, senza che trovi applicazione il principio del cumulo delle domande.

Cass. n. 1312/1984

In tema di actio negatoria servitutis, diretta al riconoscimento della libertà del fondo e non del dominio, l'onere probatorio relativo alla proprietà non ha il carattere rigoroso proprio della rivendi­cazione essendo sufficiente che l'attore dimostri, con qualsiasi mezzo, non escluse le presunzioni, di possedere il fondo in base ad un valido titolo di acquisto.

Cass. n. 3637/1982

La domanda di rimozione di una conduttura idrica, che l'attore assume essere stata abusiva­mente installata sul proprio fondo da parte del proprietario di un fondo vicino, anche se accompa­gnata da richieste risarcitorie, va qualificata actio negatoria servitutis (avente come contraddittore il proprietario del preteso fondo dominante), e non azione di risarcimento del danno mediante reinte­grazione in forma specifica, in quanto — per la natura dell'opera, tale da determinare, nel suo uso normale, l'asservimento del primo fondo al secon­do — la domanda deve ritenersi intesa a difendere in prospettiva la libertà del fondo dall'acquisto per usucapione della corrispondente servitù.

Cass. n. 1523/1978

Come le limitazioni legali della proprietà sono essenzialmente diverse dalle servitù prediali così l'azione di chi tende alla affermazione di tali limitazioni a carico della proprietà del vicino — il quale le ha, di fatto, trasgredite pur senza vantare sul fondo altrui un diritto di servitù che legittimerebbe tale inosservanza o che da que­sta, per usucapione, sarebbe comunque derivato, legittimandola ab origine — non può confondersi con l'azione negatoria servitutis. Soltanto nella prima ipotesi, infatti, la libertà attuale del fondo dell'attore da vincoli correlati al fatto del conve­nuto non è materia né di azione né di eccezione, ma semplice presupposto, non controverso, di fondatezza della domanda, la quale non mira al­l'accertamento, positivo o negativo, di un diritto reale di godimento.

Cass. n. 695/1977


L'azione negatoria servitutis e l'azione di rivendicazione, pur avendo quale presupposto comune il diritto di proprietà, differiscono nei requisiti e nel contenuto. Nella prima l'attore, pro­prietario e possessore di un immobile, tende ad ottenere il riconoscimento della libertà del bene contro terzi che, vantando diritti reali su di esso, ne attentino il libero ed evolutivo godimento da parte sua. Nella seconda, invece, l'attore mira a conseguire il riconoscimento giudiziale del suo di­ritto di proprietà, al fine di ottenere, in dipendenza di tale riconoscimento, anche la restituzione della res che ne è oggetto; ciò che caratterizza quest'ul­tima azione e ne costituisce il presupposto è un effettuale conflitto di titoli, il quale manca, invece, nella prima.

Cass. n. 3245/1976

In tema di negatoria servitutis, l'azione tendente a far dichiarare la libertà del fondo del­l'attore non muta qualificazione per il fatto che il convenuto opponga, in via di eccezione, di essere comproprietario del fondo stesso, rendendo così necessario, ma pur sempre mezzo al fine, l'accer­tamento della proprietà, il cui onere probatorio ricade in ogni caso a carico dell'attore, mercè la produzione di un valido titolo di acquisto.

Cass. n. 2487/1976

Nell'actio negatoria servitutis, la qualità di proprietario del fondo, in ordine al quale si nega l'esistenza della servitù, costituisce presupposto essenziale della legittimazione ad agire.

Cass. n. 1460/1976

L'azione negatoria, di cui all'art. 949 c.c., si distingue dalla revindica e dall'azione di accerta­mento della proprietà perché l'oggetto principale del giudizio, instaurato con tale azione, non è la sussistenza del diritto di proprietà dell'attore, bensì la libertà della cosa dai diritti reali vantati dal convenuto, sia stata o meno, la pretesa di tali dirit­ti tradotta in atti concreti di molestia o di turbativa che attentino al libero ed esclusivo godimento del dominus; ne consegue che rientra nel paradigma dell'azione negatoria la domanda dell'attore rivolta ad ottenere l'accertamento che la cosa gli appar­tiene in via esclusiva, quando il convenuto, pur ri­conoscendo il diritto della controparte, assuma, a sua volta, di essere comproprietario del medesimo bene; in tal caso infatti, l'appartenenza della cosa all'attore esula dalla materia del contendere, la quale resta circoscritta esclusivamente alla coesi­stenza sullo stesso bene del distinto e concorrente diritto di comproprietà vantato dal convenuto.

Cass. n. 835/1976

L'azione  negatoria, che, a norma dell'art. 949 c.c., il proprietario può esercitare per far di­chiarare l'inesistenza di diritti affermati da altri sulla cosa, ovvero per far ordinare la cessazione di turbative e di molestie sulla stessa, e per ottenere l'eventuale risarcimento dei danni — anche se considerata nella sua più limitata e ristretta confi­gurazione di azione reale — non postula necessa­riamente l'esistenza di un rapporto di contiguità materiale tra l'immobile la cui tutela sia esperita e quello a cui vantaggio venga esercitato il diritto negato o da cui promanino le turbative e le mole­stie; essa presuppone semplicemente che tra i due immobili sussista un rapporto di contiguità in senso giuridico, che permetta, cioè, lo stabilirsi, tra di essi, di situazioni corrispondenti di pregiu­dizio e vantaggio. (Nella specie si è ritenuta non impeditiva dell'esperibilità dell'azione suddetta la circostanza che le acque, di cui l'attore denunciava l'illecita immissione nel suo canale, erano riversate dal convenuto in un fosso comunale e di qui, poi, defluivano nella proprietà dell'attore).

Cass. n. 4124/1975

L'azione negatoria di cui all'art. 949 c.c., sia nel primo che nel secondo comma (salva l'ultima parte, circa il ristoro dei danni, la cui azione resta disciplinata dall'art. 2043 c.c.), ha come essenzia­le, indispensabile, presupposto la sussistenza di altrui pretese di diritto sul bene dell'attore e non può essere utilizzata allorché, anche in presenza di turbative o molestie, esse non si sostanzino in una pretesa di diritto sulla cosa.

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Quesiti degli utenti
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Quesito n. 2204/2011 mercoledì 26 gennaio 2011

PIETRO chiede

Ho informato, diversi mesi or sono, la proprietaria degli immobili che confinano con la mia proprietà della situazione di precarietà in cui versano i suoi fabbricati (fabbricati disabitati e in totale abbandono) che presentano innumerevoli problematiche, tra cui:
- copertura sconnessa, col colmo che in diversi punti è distaccato dal resto del tetto e con i coppi che sono scivolati lungo tutta la falda;
- addensamento di coppi al limite della falda che col vento potrebbero cadere sulla mia proprietà pregiudicando la sicurezza per le persone, animali e cose;
- quando piove, in conseguenza delle condizioni del tetto su descritte, il muro si inzuppa talmente d'acqua che si formano rigagnoli che scendono lungo tutta la parete (che ha una estensione di circa 10 m.) che dà sulla mia proprietà; acqua che si scarica sul pavimento del mio porticato formando consistenti chiazze;
- il gelo di questi giorni sta causando il distacco di consistenti parti di intonaco che cade sopra il tetto della mia abitazione (costituita, in quella parte, dal solo piano terra) causando intasamento dei coppi, della grondaia e ancor peggio del sistema fognario;
- ...
Nonostante le fotografie fatte pervenire all'interessata delle situazioni descritte e alla constatazione sul posto, in occasione di due suoi sopralluoghi, la stessa si trincera dietro la necessità di far fare i lavori di manutenzione quando ci saranno le condizioni di sicurezza accampando che il tetto si deve asciugare, alludendo forse alla prossima estate;
La stessa mi ha chiaramente detto che non vuole affrontare la questione sicurezza ricorrendo all'utilizzo delle attrezzature che ho suggerito.

Vi chiedo gentilmente se ricorrendo alle vie legali, vi è la certezza che il giudice, esaminando il caso, obblighi la mia confinante ad agire immediatamente a tutela della mia proprietà e sicurezza.
Vi ringrazio fin d'ora della risposta.

Parere legale online a cura della

redazione giuridica Brocardi.it

Risposta della redazione di Brocardi.it al quesito n. 2204/2011 [risposta gratuita]

Nel caso di specie, potrebbe essere opportuna l'applicazione dell'art. 1172 del c.c. rubricato "Denunzia di danno temuto". L'azione, la cui funzione è, evidentemente, preventiva, secondo parte della dottrina trae fondamento dal comportamento omissivo del proprietario del bene da cui proviene il pericolo per non avere vigilato sulla sicurezza delle cose sottoposte al proprio potere di disposizione. Essa tende a rimuovere il pericolo.
Vengono in tali casi, quindi, concessi al giudice poteri più ampi di quelli previsti, ad esempio, all'art. 1171 del c.c., essendogli permesso finanche di disporre eventuali demolizioni al fine di evitare il danno paventato.
In questo caso, il contenuto del provvedimento da emettere non è tipizzato. Sarà il giudice, a seconda delle circostanze, ad individuare la misura cautelare ritenuta più idonea ad ovviare al pericolo denunciato (quale, ad esempio, il transennamento dei luoghi o, addirittura, in casi limite, l'abbattimento del fabbricato in tutto o in parte).
Secondo la dottrina, gli interventi dovranno comunque imporre la minima limitazione possibile alla proprietà o al possesso altrui, in relazione alla necessità di conseguire lo scopo di eliminare il pericolo di danno.
La situazione di pericolo, per tale tipo di azione, deve concretarsi nell'incombente minaccia di un danno grave e prossimo, che appare sussistere nel caso descritto.

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