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Articolo 892 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n.262)

Distanze per gli alberi

Dispositivo dell'art. 892 Codice civile

Chi vuol piantare alberi presso il confine deve osservare le distanze stabilite dai regolamenti e, in mancanza, dagli usi locali. Se gli uni e gli altri non dispongono, devono essere osservate le seguenti distanze dal confine (1):
1) tre metri per gli alberi di alto fusto. Rispetto alle distanze, si considerano alberi di alto fusto quelli il cui fusto, semplice o diviso in rami, sorge ad altezza notevole, come sono i noci, i castagni, le querce, i pini, i cipressi, gli olmi, i pioppi, i platani e simili [898];
2) un metro e mezzo per gli alberi di non alto fusto. Sono reputati tali quelli il cui fusto, sorto ad altezza non superiore a tre metri, si diffonde in rami;
3) mezzo metro per le viti, gli arbusti, le siepi vive, le piante da frutto di altezza non maggiore di due metri e mezzo.
La distanza deve essere però di un metro, qualora le siepi siano di ontano, di castagno o di altre piante simili che si recidono periodicamente vicino al ceppo, e di due metri per le siepi di robinie.
La distanza si misura dalla linea del confine alla base esterna del tronco dell'albero nel tempo della piantagione, o dalla linea stessa al luogo dove fu fatta la semina.
Le distanze anzidette non si devono osservare se sul confine esiste un muro divisorio (2), proprio o comune, purché le piante siano tenute ad altezza che non ecceda la sommità del muro.

Note

(1) Si tratta di una norma derogabile; di conseguenza, è usucapibile come servitù il diritto a mantenere l'albero a distanza inferiore.
(2) La nozione di muro divisorio si ritiene essere quella dell'art. 881, con esclusione quindi dei muri divisori fra aree scoperte ed edifici. Non è considerata muro nemmeno la recizione metallica.

Ratio Legis

La complicata regolamentazione delle distanze tra gli alberi mira a tutelare il vicino al fine di evitare la diffusione sul proprio fondo di radici (art. 896 del c.c.) e ombra. La disposizione concerne solo gli alberi da piantare per la prima volta sul suolo. I vicini possono, in ogni caso, decidere di non applicare la disciplina prevista da tale articolo o dagli usi locali.

Brocardi

Ratio non permittit ut alterius arbor intelligatur, quam cuius fundo origo eius fuerit

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

424 Circa le distanze da osservarsi per alcune piantagioni, l'art. 892 del c.c. riproduce con lievi modificazioni l'art. 579 del codice del 1865, precisando, quanto agli alberi di non alto fusto, l'altezza massima del fusto non ramificato (tre metri), la quale non era invece determinata dal codice anteriore, che faceva riferimento alla «breve altezza» del fusto semplice, e precisando altresì, quanto al modo di calcolare le distanze, che queste si misurano dalla linea del confine alla base esterna del tronco dell'albero nel tempo della piantagione, o dalla linea stessa al luogo in cui fu fatta la semina. Inoltre, a differenza del codice precedente che non faceva menzione degli usi locali e dava prevalenza soltanto ai regolamenti, l'art. 892 dispone che, in mancanza di regolamenti, gli usi locali prevalgono sulle disposizioni del codice. A queste i regolamenti e gli usi locali prevalgono anche quando si tratta di alberi presso strade, canali o su confini di boschi (art. 893 del c.c.). E' conservata nell'art. 894 del c.c. (art. 581 del codice del 1865) la facoltà del vicino di esigere che siano estirpati gli alberi e le siepi che sorgono a distanza minore di quella legale. L'art. 895 del c.c. regola il caso che siasi acquistato il diritto di tenere l'albero a distanza minore di quella legale e l'albero muoia o venga reciso o abbattuto: in questo caso l'albero che sia ripiantato dovrà essere tenuto alla distanza legale. Non così se la pianta perita faceva parte di un filare lungo il confine, poiché la sistemazione in filare conferisce al complesso arboreó un carattere unitario. Ad eliminare ogni ragione di dubbio ho esplicitamente dichiarato (art. 896 del c.c., primo comma) che il diritto di esigere il taglio dei rami degli alberi del vicino che si protendono sul proprio fondo e di tagliare le radici che vi si addentrano può esercitarsi in qualunque tempo. In questa materia è lasciato però ampio campo di applicazione, oltre che ai regolamenti, agli usi locali, e ciò per tutte le specie arboree, in quanto si è soppressa l'inopportuna limitazione del codice del 1865 (art. 582), che gli usi richiamava soltanto per gli ulivi. A proposito dei rami che si protendono dal fondo del vicino, il secondo comma dell'art. 896 risolve un'annosa questione, e cioè se i frutti naturalmente caduti da tali rami appartengano al proprietario dell'albero che li ha prodotti ovvero al proprietario del fondo su cui sono caduti. Facendo salvi gli usi locali, è sembrato preferibile adottare la seconda soluzione.

Massime relative all'art. 892 Codice civile

Cass. n. 1682/2015

Gli alberi di alto o medio fusto possono costituire siepe, ai sensi dell'art. 892 secondo comma, cod. civ., anche se non appartengano - come i cipressi - a specie contemplate espressamente dalla norma purché siano tagliati periodicamente vicino al ceppo così da impedirne la crescita in altezza e favorirne quella in larghezza; in tal caso sussiste l'obbligo di rispettare la distanza di un metro dal confine.

Cass. n. 10041/2010

In tema di limitazioni legali della proprietà, ove due fondi siano delimitati da un muro comune, la linea di confine non si identifica con la linea mediana del muro medesimo, giacché su di esso, e sull'area di relativa incidenza, i proprietari confinanti esercitano la contitolarità del rispettivo diritto per l'intera estensione ed ampiezza. Ne consegue che, ai fini della misurazione della distanza legale di una siepe dal muro comune, si deve avere riguardo alla facciata del muro stesso prospiciente alla siepe, e non calcolarsi detta distanza rispetto alla linea mediana del muro comune.

Cass. n. 21010/2008

Le prescrizioni relative alle distanze legali degli alberi e delle piante dal confine, stabilite nei primi tre commi dell'art. 892 cod. civ., non devono essere osservate quando sul confine esista un muro divisorio e le piante non lo superino in altezza, in quanto in questo caso il vicino non subisce diminuzione di aria, luce e veduta.

Cass. n. 9280/2008

In tema di distanze degli alberi dal confine, ai sensi dell'art. 892 c.c., è legittima e non affetta da ultrapetizione la sentenza del giudice di merito che, nel giudizio instaurato con domanda di sradicamento degli alberi posti a dimora dal confinante proprietario a distanza inferiore a quella legale, ordini al convenuto medesimo di mantenere le piante ad altezza non eccedente la sommità del muro di cinta, ai sensi dell'ultimo comma dell'art. 892 c.c.

Cass. n. 19936/2007

Qualora due fondi siano separati da un fosso, non è possibile parlare di fondi tra loro confinanti, dal che deriva l'inapplicabilità dell'art. 892 c.c. in riferimento agli alberi che uno dei due proprietari abbia piantato, all'interno del proprio fondo, in relazione al confine con il fosso. Inoltre, poiché il fosso si presume, fino a prova contraria, di proprietà comune (art. 897 c.c.), il diritto di ciascuno dei comproprietari si estende — sia pure nei limiti della relativa quota — fino all'una ed all'altra riva, con la conseguenza che il rispetto delle distanze legali, in riferimento alle piantagioni esistenti nel fosso, va valutato partendo dall'argine di proprietà del vicino. Tale disciplina non consente, comunque, l'impianto indiscriminato di alberi nel fosso, trattandosi di attività sottoposta al regime dell'art. 1102 c.c. in materia di uso della cosa comune.

Cass. n. 20155/2006

In tema di distanza delle piante dal confine, i canneti vanno assimilati agli arbusti e non alle piante di alto o medio fusto; la loro altezza, pertanto, è del tutto irrilevante, ai sensi dell'art.892, primo comma n.3, c.c., rispetto alla distanza da osservare.

Cass. n. 3289/2003

Le regole dettate dall'art. 892 c.c. in materia di distanze per gli alberi dai confini, pur essendo sostanzialmente finalizzate ad impedire l'occupazione del fondo altrui da parte delle radici degli alberi posti in prossimità del confine, sono tuttavia implicitamente dirette anche a determinare lo spazio ragionevolmente occorrente a ciascun tipo di albero, in relazione all'altezza del fusto, per espandere liberamente le proprie radici e quindi per crescere ed eventualmente fruttificare in condizioni di normale rigoglio. Pertanto, anche qualora non esista un vero confine tra due fondi, ma (come nella specie) dell'unico fondo appartenente al medesimo soggetto una parte sia gravata da un diritto di superficie arborea (anteriore al codice civile vigente, e relativo a diciotto piante di ulivo) ed un'altra sia libera da vincoli, le dette norme trovano applicazione in via analogica come parametro per determinare la distanza minima alla quale il fabbricato nuovo deve essere costruito rispetto agli alberi preesistenti in proprietà separata.

Cass. n. 2865/2003

Il divieto di tenere alberi di alto fusto a meno di tre metri dal confine, stabilito dall'art. 892, comma primo, n. 1, c.c., riguarda anche gli alberi che abbiano alcuni tronchi di altezza inferiore ai tre metri, purchè gli altri si diramino ad una quota a tale misura superiore. Infatti, la previsione normativa, mirante ad impedire che la parte fuori terra degli alberi riesca di danno ai vicini, per diminuzione di aria, luce, soleggiamento o panoramicità, esige una valutazione della pianta nella sua essenza unitaria.

Cass. n. 15016/2000

L'albero il cui tronco — e cioè il fusto che va da terra alla prima imbracatura — e le cui branche principali — ossia escluse quelle diffondentesi in rami, portatori di frutti e/o foglie, che costituiscono la chioma dell'albero — non superano i tre metri non è di alto fusto, e pertanto per la distanza dal confine si applica l'art. 892, primo comma, n. 2 c.c.

Cass. n. 12956/2000

Soltanto se il confine tra due fondi è costituito da un muro divisorio, proprio o comune, è consentito di mantenere una siepe di alberi di alto fusto a meno di tre metri da esso, perché in tal caso il vicino non la vede e non subisce la diminuzione di aria, luce soleggiamento e panoramicità.

Cass. n. 1412/1999

Gli alberi di alto o medio fusto, possono costituire siepe, come si desume dall'art. 892 c.c., secondo comma, pur se appartengano a specie non contemplate espressamente dalla norma ? come i cipressi ? ancorché non recisi periodicamente vicino al ceppo, costituendo questa semplicemente una modalità per far crescere la pianta in larghezza, e pertanto se il giudice del merito accerta che con la collocazione di essi si è realizzato lo scopo di costituire una barriera contro gli agenti esterni, ossia una siepe, sussiste l'obbligo di rispettare la distanza di un metro dal confine.

Cass. n. 7896/1990

Ai fini della distanza dal confine, l'art. 892 c.c. distingue le siepi formate da arbusti, da piante basse, da canneti, ecc., con esclusione degli alberi di alto e medio fusto, che così individuate per la loro composizione morfologica vanno tenute a mezzo metro dal confine, dalle siepi costituite da alberi di alto e medio fusto — purché oggetto di periodica recisione vicino al ceppo, che impedisce la crescita in altezza e la favorisce in larghezza, rendendo così possibile l'avvicinamento dei rami dei vari alberi e la formazione della protezione o barriera contro gli agenti esterni — le quali devono osservare la distanza di un metro dal confine.

Cass. n. 6348/1981

Ai fini della determinazione della distanza ex art. 892 c.c., ove sorga controversia sulla rilevanza da attribuire all'altezza di una pianta quale constatata in giudizio, occorre accertare se essa sia stata determinata da un sistema di coltivazione e di potatura razionalmente praticato sin dal momento della messa a dimora e con il preciso intento di imprimere alla pianta forma e dimensioni anche parzialmente diverse da quelle che avrebbe assunto in base alle sue caratteristiche naturali, ovvero se detta altezza sia stata determinata da una pratica colturale irrazionale o casuale e tale da incidere solo temporaneamente sulle dimensioni in genere e sull'altezza in particolare. (Nella specie, il giudice del merito aveva ritenuto applicabile la distanza di mezzo metro dal confine, ai sensi dell'art. 892 n. 3 c.c., ad olivi della specie «cipressina», trattandosi di piante da frutta, la cui altezza, in relazione alla natura delle medesime, alle modalità di impianto ed al sistema di potatura concretamente adottato, non può superare i due metri e mezzo. Il Supremo Collegio ha confermato la decisione, enunciando il surriportato principio).

Cass. n. 1568/1978

Gli alberi di alto fusto, che, a norma dell'art. 892 n. 1 c.c., debbono essere piantati a non meno di tre metri dal confine, vanno identificati con riguardo alla specie della pianta, classificata in botanica come «di alto fusto», ovvero, se trattisi di pianta non classificata come di alto fusto, con riguardo allo sviluppo da essa assunto in concreto, quando il tronco si ramifichi ad un'altezza superiore a tre metri.

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Quesiti degli utenti
relativi all'articolo 892 Codice civile

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

Agostino S. chiede
martedì 07/11/2017 - Toscana
“vorrei piantare una siepe di gelsomino e farla andare in altezza 4,50 metri. a che distanza devo stare dal muro di confine alto mt 2 che delimita la mia proprieta' dal confinante? e se le piante sono in vaso che distanza devo tenere?”
Consulenza legale i 13/11/2017
In primo luogo bisogna analizzare l'articolo 892 del Codice Civile, il quale prevede che chi intende piantare alberi nei pressi del confine deve osservare le distanze stabilite dai regolamenti e, in mancanza, dagli usi locali, e se gli uni e gli altri nulla dispongono, devono essere osservate le distanze seguenti:
  • tre metri dal confine per gli alberi di alto fusto (si considerano alberi di alto fusto quelli il cui fusto, semplice o diviso in rami, sorge ad altezza notevole, come i noci, i castagni, le querce, i pini, i cipressi, gli olmi, i pioppi, i platani e simili);
  • un metro e mezzo per gli alberi di non alto fusto (sono reputati tali quelli il cui fusto, sorto ad altezza non superiore a tre metri, si diffonde in rami).
La distanza si misura dalla linea del confine alla base esterna del tronco dell'albero al tempo della piantagione.

L'articolo citato, tuttavia, prevede un'eccezione: non è necessario rispettare le distanze previste se sul confine esiste un muro divisorio, proprio o comune, purché le piante siano tenute ad altezza che non ecceda la sommità del muro.

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 21865 del 26 febbraio 2003, ha precisato che gli alberi di alto fusto di cui all'art. 892 c.c. vanno identificati con riguardo alla specie della pianta, classificata in botanica come "di alto fusto", oppure, se trattasi di pianta non classificata come di alto fusto, con riguardo allo sviluppo da essa assunto in concreto, quando il tronco si ramifichi ad un'altezza superiore a tre metri.

Pertanto, se non sono previsti regolamenti, anche comunali, od usi locali, che dispongano diversamente, nel caso esposto nel quesito, visto che vi è un muro di 2 metri, la siepe può essere piantata a qualsiasi distanza - eventualmente anche addossata al muro di confine -, a patto che essa venga tenuta ad un'altezza non eccedente quella del muro, cioè a due metri nel caso specifico.

Qualora, come esposto nel quesito, si voglia far crescere la siepe oltre la soglia dei due metri del muro, come espresso nel quesito, rivivono le regole espresse dall'art. 892, primo comma, c.c., cioè bisogna rispettare la distanza di tre metri dal confine per gli alberi di alto fusto (quelli che superano i tre metri).

Per ciò che concerne, invece, le piante in vaso mobile, la disciplina sulle distanze non si applica, parlando la legge solo di alberi interrati, anche se contenuti all’interno di vasche; pertanto, il vaso può essere posizionato a qualsiasi distanza dal confine.

Thomas G. chiede
martedì 13/06/2017 - Lombardia
“Buon giorno
Io sono proprietario di un attività comerciale , davanti alla mia attività commerciale , c'è un terreno nel quale circa una settimana fa , i miei confinanti hanno piantato delle piante alte circa 1,5 Metri . La mia domanda é: possono i miei confinanti piantare 4 piante davanti alla mia attività ? Premetto che c'è un muro confinante alto circa 50cm , il problema é che mi coprono tutte le vetrine del negozio, e a lungo andare sará sempre peggio .
Ringrazio per la disponibilità
Cordiali saluti”
Consulenza legale i 14/06/2017
La norma principale di riferimento, nel caso di specie, è l’art. 892 cod. civ., il quale impone al proprietario del fondo confinante di piantare alberi o altre piante ad una certa distanza dal confine, a tutela del diritto del vicino a godere di sole, aria, luce ed altresì del panorama.

Tale distanza – dice la norma – deve essere quella stabilita, nell’ordine, dai regolamenti locali o dagli usi; solo in via residuale (ovvero qualora non operino le prime due fonti normative) dal codice civile, agli articoli, appunto, 892 e seguenti.

La distanza stabilita dal codice civile per gli alberi è diversa a seconda che questi ultimi siano ad altro fusto o meno: “Rispetto alle distanze, si considerano alberi di alto fusto quelli il cui fusto, semplice o diviso in rami, sorge ad altezza notevole, come sono i noci, i castagni, le querce, i pini, i cipressi, gli olmi, i pioppi, i platani e simili”. Questi alberi devono osservare una distanza dal confine di tre metri.
Gli alberi, invece, “il cui fusto, sorto ad altezza non superiore a tre metri, si diffonde in rami” possono mantenersi a distanza di soli due metri dal confine.

Nel quesito non è precisato se con la generica locuzione “le piante” si faccia riferimento, nello specifico, ad alberi o altro.
La norma in esame, in ogni caso, si occupa anche di “viti, gli arbusti, le siepi vive, le piante da frutto di altezza non maggiore di due metri e mezzo”, che devono osservare una distanza dal confine di mezzo metro, salvo il caso in cui le siepi “siano di ontano, di castagno o di altre piante simili che si recidono periodicamente vicino al ceppo, e di due metri per le siepi di robinie”.

Continua l’articolo precisando che “La distanza si misura dalla linea del confine alla base esterna del tronco dell'albero nel tempo della piantagione”: nel caso, invece, in cui l’albero sia già adulto, la distanza si misurerà dal centro del tronco fino al confine, o dalla linea stessa al luogo dove fu fatta la semina.
Attenzione, però, che la norma così conclude: “Le distanze anzidette non si devono osservare se sul confine esiste un muro divisorio, proprio o comune, purché le piante siano tenute ad altezza che non ecceda la sommità del muro”.
La legge è molto chiara: se c’è un muro di confine, le piante possono essere piantate anche a ridosso del muro, ma occorre che non sporgano oltre il muro stesso in altezza: nel caso di specie, dunque, in cui è presente un muro di confine, se quest’ultimo ha un’altezza di soli 50 cm, anche le piante a ridosso del medesimo dovranno avere la stessa altezza.

L’articolo che offre tutela specifica contro gli abusi è l’894 del cod. civ., il quale stabilisce che “Il vicino può esigere che si estirpino gli alberi e le siepi che sono piantati o nascono a distanza minore di quelle indicate dagli articoli precedenti”.
La norma parla espressamente di distanza inferiore rispetto a quella di legge ma si ritiene che la disposizione si applichi altresì alla fattispecie dell’albero che, pur trovandosi alla giusta distanza, sporga comunque al di sopra del muro divisorio.
Osserva la Cassazione in merito: “In tema di distanze degli alberi dal confine, in un giudizio instaurato per lo sradicamento di alberi posti a dimora dal confinante proprietario a distanza inferiore a quella legale non costituisce domanda nuova quella, proposta nel corso dello stesso giudizio, volta a mantenere le piante ad altezza non eccedente la sommità del muro di cinta, ai sensi dell'art. 892, comma 4, c.c., trattandosi di una diversa articolazione di minor contenuto della medesima ed unica pretesa all'osservanza del distacco previsto dalla legge.” (Cassazione civile, sez. VI, 17/09/2015, n. 18284).

Il titolare dell’esercizio commerciale, in conclusione, avrà il diritto di chiedere (eventualmente in via coattiva mediante ricorso all’Autorità Giudiziaria) la riduzione dell’altezza delle piante fino a quella del muro già esistente (50 cm).

Carmelo M. chiede
lunedì 20/02/2017 - Lazio
“Il mio vicino continua a chiedermi, tramite avvocato, di “arretrare” la linea di querce che si trova ad una distanza inferiore ai tre metri dal confine con il suo terreno.
Premesso che gli alberelli di quercia:
- Costituiscono una siepe lineare;
- Hanno il tronco tagliato all’altezza di mt. 2 ed un diametro di max 10 cm;
- Che la siepe è distante 120 cm dalla rete di confine;
- Che il muretto che sostiene rete e paletti (alto c.a. 30 cm) dista 90 cm dalla mia siepe.

Chiedo se si rientri nei casi previsti dalle sentenze di cassazione 1682/2015, 7896/1990 e 1412/1999, e se conti la distanza dalla rete o dal muretto.

Grazie”
Consulenza legale i 26/02/2017
Al fine di rispondere al quesito va attentamente esaminato il contenuto dell’art. 892 cod. civ., il quale se stabilisce, di regola, che gli alberi ad alto fusto, come le querce, devono osservare una distanza dal confine di almeno tre metri, qualora i medesimi alberi costituiscano tuttavia una siepe possono rimanere a distanza inferiore, pari ad un metro.

Pertinente rispetto al caso in esame è dunque Cass. civ., 29/1/2015 n. 1682, per la quale: “Ai fini della distanza dal confine, l'art. 892 c.c. distingue le siepi formate da arbusti, da piante basse, da canneti, escludendo gli alberi di alto e medio fusto, purché oggetto di periodica recisione vicino al ceppo, al fine di impedire la crescita in altezza e consentire l'avvicinamento dei rami e dei vari alberi e la formazione di una barriera contro gli agenti esterni. Non è escluso, quindi, che anche gli alberi di alto e medio fusto possano costituire siepe, come si desume dall'art. 892, comma 2, c.c. pur se appartengano a specie non contemplate espressamente dalla norma, come i cipressi. Consegue che, ove il giudice di merito abbia accertato che la collocazione di essi sia stata finalizzata a costituire una siepe che adempia alla sua naturale funzione di barriera contro gli agenti esterni, sussiste l'obbligo di rispettare la distanza di un metro dal confine”, così come applicabili alla fattispecie in esame sono anche le altre due sentenze citate nel quesito.

Parrebbe non essere applicabile, invece, l’ultimo comma di cui all’articolo in commento, in forza del quale in caso di muro divisorio sul confine si è esonerati dall’obbligo delle distanze: infatti la norma si riferisce ad un muro che impedisca al vicino di vedere le piante e, quindi, non subisca a causa di queste ultime una diminuzione di luce, aria e panoramicità. Sotto questo profilo, dunque, non può dirsi muro né la recinzione con rete metallica né, come nel caso in esame, un muro sormontato da rete metallica che mantenga un’altezza bassa (come 30 cm) e che quindi non impedisca la visione delle piante.
Lo spiega bene Cassa. Civ. sez. II, 29/09/2000, n. 12956, la quale si è occupata di un caso analogo (muretto con rete metallica posizionata sopra, dove il muro, tuttavia, era ben più alto – 1 m - e la rete alta circa 70-80 cm): “In materia questa Corte, con la sentenza 14 marzo 1975 n. 968, richiamata nel ricorso, ha deciso che la nozione di muro di muro divisorio, proprio o comune, che a norma del quarto comma dell'art. 892 cod. civ. consente di non osservare le distanze stabilite per chi nel piantare alberi presso il confine, coincide con quella di muro divisorio risultante dall'art. 881 cod. civ. Muro, a tali effetti, è soltanto quel manufatto che impedisce al vicino di vedere le piante altrui, in quanto la ratio della norma è appunto quella di nascondere le piante stesse alla vista del vicino (nella specie è stato escluso che, al fine di accertare se alcune piante fossero tenute ad altezza non eccedente la sommità di un muro divisorio esistente sul confine, potesse tenersi conto di una rete metallica collocata sopra il muro". Ha inoltre statuito, con la sentenza 30 novembre 1988 n. 6497, che "il divieto di tenere alberi di alto fusto a meno di 3 metri dal confine, stabilito dall'art. 892 comma primo n. 1 cod. civ...." mira ad impedire che la parte fuori terra degli alberi riesca di danno ai vicini, per diminuzione di aria, luce, soleggiamento o panoramicità. Da questi principi - formulati in pronunce non recenti, ma non contraddette, per quanto consta, da altre diverse, nè precedenti nè successive non vi è ragione di deflettere, stante la loro aderenza alla lettera e allo scopo della norma (…)".

Quindi, nella fattispecie in esame, non esiste libertà di piantare la siepe di querce alla distanza desiderata ma obbligo di rispettare la distanza legale di 1 m dal confine, nonostante il muretto con rete.

Per quanto riguarda, infine, la misurazione, va detto che se la lettera dell’art. 892 cod. civ. parla chiaramente di misura “dalla linea di confine”, tuttavia nel caso di specie siamo in presenza di un muretto che potrebbe rendere la risposta incerta.
Infatti, se si applicasse in tema di misurazione la stessa disciplina del muro divisorio vero e proprio (cioè completamente in muratura, come sopra spiegato), la giurisprudenza sul punto non lascerebbe dubbi: ”In tema di limitazioni legali della proprietà, ove due fondi siano delimitati da un muro comune, la linea di confine non si identifica con la linea mediana del muro medesimo, giacché su di esso, e sull'area di relativa incidenza, i proprietari confinanti esercitano la contitolarità del rispettivo diritto per l'intera estensione ed ampiezza. Ne consegue che, ai fini della misurazione della distanza legale di una siepe dal muro comune, si deve avere riguardo alla facciata del muro stesso prospiciente alla siepe, e non calcolarsi detta distanza rispetto alla linea mediana del muro comune” (Cassazione civile, sez. II, 27/04/2010, n. 10041).
Si è detto poc’anzi, tuttavia, che nel caso che ci occupa non si può parlare di muro ai sensi dell’art. 892 cod. civ. e che quindi – almeno in tema di distanze - non si applica la disciplina prevista per il muro divisorio ma quella prevista per le siepi.
Ebbene ad avviso di chi scrive è possibile e legittimo nel caso di specie, anche in ordine alla misurazione della distanza della siepe dal confine, ragionare in termini di “eccezione” alla disciplina del muro divisorio, e quindi sostenere che la distanza da osservarsi vada misurata non dalla facciata del muretto prospiciente la siepe (90 cm) ma dalla linea mediana del muretto che costituisce, di fatto, la linea di confine (120 cm).

RAFFAELE U. chiede
mercoledì 24/06/2015 - Campania
“art.892 cc.le distanze anzidette non si devono osservare se sul confine esiste un muro divisorio proprio o comune, purche' le piante non superino il muro.
Vengo alla domanda, nel mio caso ho una siepe non a distanza legale, vicino a un muro non mio, ma di proprieta' esclusiva del mio confinante, posso tenere la siepe che non supera la sommita' del muro o devo estirparla, come chiesto dal mio vicino?
Voglio una risposta chiara, se vale la norma, anche quando il muro non e' di mia proprieta'. E se ha pure qualche sentenza. Voglio mi si spieghi chiaramente quel "proprio o comune", se vuol dire anche di uno solo che non sia il propietario.”
Consulenza legale i 29/06/2015
Il dato letterale della norma è assolutamente chiaro: affinché non operi l'obbligo di tenere le piante alla distanza legale, il muro divisorio deve essere proprio o comune: per "proprio" si intende il muro di proprietà di colui che ha piantato l'albero; è, invece, "comune" quello in comproprietà tra chi ha piantato l'albero e il vicino. Se il muro è di proprietà esclusiva del vicino, il quarto comma dell'art. 892 non si applica.

La norma, in verità, sembra troppo rigida. Secondo la giurisprudenza, infatti, la nozione di muro divisorio di cui al quarto comma dell'art. 892 c.c. coincide con quella di muro divisorio risultante dall'art. 881 codice civile: la ratio della norma, infatti, è quella per cui, visto che il manufatto-muro impedisce al vicino di vedere le piante altrui, egli non potrebbe dirsi in tal caso "disturbato", né potrebbe subire la diminuzione di aria, luce, irraggiamento del sole e veduta panoramica (v. in tal senso Cass. civ., sez. II, 4.1.2013, n. 93).

Tuttavia, salvo che il giudice eventualmente adito nel caso concreto faccia propria una interpretazione particolarmente ardita dell'ultimo comma dell'art. 892, non sembra possibile attualmente applicare tale norma in caso di muro che non appartenga, nemmeno in compartecipazione, a chi ha piantato gli alberi o le siepi.

Anna R. chiede
lunedì 18/05/2015 - Veneto
“Sono proprietaria dall'11/02/15 dell'unità a destra a piano terra di una porzione di quadrifamiliare composta da due appartamenti a piano terra e due al primo piano. Dietro esiste un giardino di proprietà esclusiva della proprietaria del piano sopra al mio, su cui si affacciano le finestre delle mie camere da letto. A 80 cm. dal muro esiste una fila di tulie piantate a distanza più ravvicinata che costituiscono un "muro" verde alto circa 2,30 mt. che mi tolgono luce, aria, panorama.
La legge mi da il diritto di farle estirpare o abbassare?
Ringrazio e resto in attesa di una Vostra cortese e sollecita risposta.”
Consulenza legale i 20/05/2015
La distanza degli alberi dal confine con il fondo vicino è espressamente regolata dal codice civile, che stabilisce alcune regole, piuttosto precise.
In particolare, l'art. 892 del c.c., sancisce che devono essere osservate in primis le distanze stabilite dai regolamenti locali (comunali) e, in mancanza, quelle stabilite dagli usi locali.

In assenza di tali norme o usi, è il codice stesso a stabilire che:
- gli alberi di alto fusto (quelli il cui fusto, semplice o diviso in rami, sorge ad altezza notevole, come sono i noci, i castagni, le querce, i pini, i cipressi, gli olmi, i pioppi, i platani e simili) vanno piantati almeno a tre metri dal confine;
- un metro e mezzo per gli alberi di non alto fusto (quelli il cui fusto, sorto ad altezza non superiore a tre metri, si diffonde in rami) vanno piantati a un metro e mezzo;
- le viti, gli arbusti, le siepi vive, le piante da frutto di altezza non maggiore di due metri e mezzo, possono essere piantati fino a mezzo metro dal confine.
Le siepi di ontano, castagno, o simile, che si recidono periodicamente vicino al ceppo, devono essere alla distanza di un metro; le siepi di robinie, alla distanza di due metri.

Il codice civile stabilisce anche la sanzione per chi pianta alberi a distanza minore da quella fissata nell'art. 892: il vicino può esigere che gli alberi o le siepi siano estirpati (art. 894 del c.c.).

Le norme relative alla distanza degli alberi dal confine sono per loro natura derogabili: ciò significa che può esistere una servitù avente ad oggetto il diritto di mantenere gli alberi a distanza inferiore rispetto a quella legale. Questa servitù può essere costituita in modo volontario, mediante la concessione del titolare del fondo servente; oppure, può essere usucapita mediante l'esercizio continuato e pacifico della stessa per vent'anni.

Tuttò ciò premesso, veniamo alla soluzione del caso proposto.
La tullia o tuia ("thuja") è una pianta che può raggiungere anche molti metri di altezza e che viene spesso utilizzata come siepe, poiché risulta piuttosto corposa (si tratta di conifera con fogliame persistente). Nel caso di specie, poiché la pianta è utilizzata come siepe, dovrebbe trovare applicazione il terzo caso indicato dall'art. 892, che dà la possibilità di piantare le siepi vive non più alte di due metri e mezzo a 0,50 metri dal confine.
Non sembra che si possa applicare la regola di un metro prevista per le piante simili a ontano o castagno. Neppure sembra di poterla equiparare ai cipressi (art. 892, n. 1).

La distanza a cui il vicino ha piantato la siepe appare quindi rispettosa del dettato del codice civile, ma si può comunque esaminare la normativa locale per individuare se vi siano norme più restrittive; oppure - chiedendo il parere di un esperto botanico - si può cercare di ricondurre la pianta di tuia nel novero degli alberi di non alto fusto, per rientrare nel caso 2 dell'art. 892 (che prevede un metro e mezzo dal confine).
In ogni caso, è bene accertare che il precedente proprietario dell'appartamento al piano terra non abbia concesso la servitù di veduta (che è opponibile anche al nuovo proprietario), oppure che il proprietario della siepe non abbia usucapito la servitù di mantenere le sue piante a distanza inferiore da quella legale.

Silvana C. chiede
domenica 23/11/2014 - Liguria
“Sono proprietaria di un giardino rettangolare (m. 3 x 10), che confina con quello di un condòmino situato in un diverso caseggiato (di fronte al mio). Entrambi i caseggiati sono stati costruiti nel 1951.
I due giardini non sono allo stesso livello. Il mio è più in alto di circa 50 cm.
Il confine tra i due giardini è delimitato da un muretto in mattoni alto, dalla mia parte, 45 cm. (a cui vanno aggiunti i 50 cm. di dislivello dell’altro fondo), con uno spessore complessivo di cm. 11 (5,5 cm. pro capite), dal quale si diparte una recinzione metallica alta circa 1,10 m. (totale 1,55 m.). Il muro e la rete sono intercalati da pilastri (tre in tutto) in cemento alti 2,10 m.
Il mio giardino è a nord rispetto all’altro, quindi gli alberi e il rampicante del confinante fanno ombra alle mie piante.
Credo che se il costruttore, nel 1951, non ha separato i due giardini con un muro alto 2 – 3 metri in cemento o mattoni, ma ha messo una rete, l’avrà fatto per far arrivare il sole anche nel mio fondo.
Il vicino ha le seguenti piante nel suo giardino:
- 1 limone, alto, calcolando a partire dal livello del mio giardino, circa 3,00 m. (forse piantato più di 20 anni fa, ma occorrerebbe una perizia per esserne certi; chiederò informazioni a chi abita lì da lungo tempo); il limone (alla base) dista 40 cm. dal muretto di confine;
- 1 alloro, alto circa 3,50 m. (sempre partendo dal livello del mio giardino), forse piantato solo da 2 o 3 anni; l’albero (alla base) dista circa 10 cm. dal muretto di confine;
- 1 rampicante (gelsomino), appena impiantato e appoggiato ad una struttura in legno per favorire lo sviluppo delle ramificazioni, posto a circa 5 cm. dal muro di confine. Inutile dire, che, nonostante il vicino abbia ricoperto il pannello grigliato con una rete a maglie molto piccole, i rami si infiltrano quotidianamente nella mia proprietà, anche scavalcando la griglia.
Tali piante e soprattutto il rampicante priveranno del sole per tutto il giorno il 50% del mio giardino, già in ombra per via dell’edificio antistante, danneggiando le mie colture e favorendo lo sviluppo di muschi, felci e l’invasione di lumache ed è per questo che voglio verificare quali sono i diritti del vicino.
Domanda:
- Secondo l’art. 892 (4° comma), posso chiedere che le piante (a distanza “non regolare”), vengano tagliate fino ad avere la stessa altezza del muro divisorio (esclusa la recinzione)? E cioè abbassarle a 0,95 m. di altezza (pari a 50 cm. di dislivello tra i due giardini + 45 cm. altezza del muretto dalla mia parte)? Oppure bisogna includere anche la rete (per un totale di 1,55 m.)?
- Oppure, sempre secondo l’art. 892 (1° comma sub 2 e sub 3), posso chiedere che il limone (se non più vecchio di 20 anni), l’alloro e il rampicante vengano spostati rispettivamente dal confine alla distanza di 50 cm., 1,50 m. e 50 cm.?
In pratica, il muretto di confine in mattoni alto 45 cm. dalla mia parte e circa 1 metro dall’altra è considerato dal codice civile un muro divisorio, oppure è troppo basso e serve solo come basamento? La rete è equiparabile ad un muro divisorio, secondo l’art. 878 C.C.? Sembrerebbe di no, e quindi valgono le norme dell’art. 892 previste nel caso non esista un muro divisorio?
Il dislivello tra i due terreni influisce sulle distanze da rispettare?
Ho visionato la ratio legis e le sentenze pubblicate sul Vostro sito nella pagina relativa all’art. 892. Molte sembrano tutelare i miei interessi (aria, luce, soleggiamento ecc.). Inoltre, ho visionato la sentenza Cass. Sez. II Civ., n. 93 del 4/1/2013, che ha condannato il confinante/convenuto a tenere gli alberi di alloro (in siepe) alti quanto il muretto divisorio, che nel caso in oggetto era alto 1 metro.
Ci sono forse norme, leggi e quant’altro che tutelano la privacy e consentono di coprire interamente una rete di recinzione (con piante naturali o prodotti artificiali), per impedire gli sguardi altrui? A tal proposito, preciso ( per quel che può valere) che entrambi i giardini non sono collegati con gli appartamenti (che si trovano al primo piano - il mio - e al secondo piano – il suo - dei rispettivi edifici), ma sono raggiungibili solo attraverso il piano delle cantine. Quindi il loro utilizzo è assai limitato, e i giardini sono “abitati” prevalentemente solo per le innaffiature e altri lavori di giardinaggio. Data l’infestazione di zanzare nelle giornate più miti è impossibile sostarvi per più di 5-10 minuti. Comunque, se il mio confinante voleva tutelare la privacy, avrebbe dovuto ricoprire tutto il perimetro del giardino (che è circondato da altri giardini di altri condòmini) e non solamente la parte che confina con il mio terreno. In più, dovrebbe impiantare strutture che impediscano gli sguardi anche dall’alto, perché i giardini sono circondati e sovrastati da numerose finestre e balconi a pochissima distanza. Sicché, la soluzione adottata si rivela totalmente inutile per lui (ai fini di impedire gli sguardi altrui), ma dannosa per me. Inoltre, nel suo giardino si affacciano direttamente, ad un’altezza di 1,5 m. dal terreno, le finestre del condòmino che abita al piano terra del suo palazzo.
E quanto può rientrare, nel mio caso, la normativa sulle distanze delle costruzioni (art. 873 e segg. C.C.), che consente di elevare un muro fino a 3 m., e quindi il mio vicino potrebbe oscurare fino a tale misura il mio fondo, anche con un manufatto in cemento?
Ho già accertato presso il Comune e la Camera di Commercio che non esistono regolamenti e usi in materia.
Inoltre, siccome il mio appartamento è stato affittato per 40 anni, sino al 2012, io ho avuto contezza dell’esistenza delle piante del vicino solo dal 2014, quando ho trasferito lì la mia residenza. Il vicino può opporre la decorrenza dei 20 anni per l’usucapione (in caso di distanza non regolare del limone), a partire dalla data della semina (effettuata da proprietari precedenti), oppure posso io far decorrere il termine dal giorno in cui ho potuto constatarne l’esistenza? Oppure, posso farlo decorrere da quando il limone ha superato l’altezza del muretto? Non ho acquisito io un diritto di veduta, visto che per oltre 60 anni la rete, che è in comune fra i due giardini, non è mai stata coperta né da piante né da altri rivestimenti? Il mio vicino ha acquistato l’immobile circa 2 anni fa. Il mio immobile è stato acquistato da mio padre nel 1952 ed è stato affittato per 40 anni sino al 2012.
E poiché il vicino ha installato il rampicante solo nella parte di rete dove entra il sole nel mio giardino e non altrove, è da considerarsi in difetto ai sensi dell’art. 833 C.C. (Atti di emulazione)? Sospetto che abbia voluto vendicarsi a seguito della mia richiesta scritta di potare il limone e l’alloro, perché i rami si protendevano nella mia proprietà. Il mio vicino non ha ricoperto la parte che confina con il suo condòmino in posizione sud rispetto al suo giardino, nemmeno quella che confina a ovest (peraltro già coperta da siepi dell’altro proprietario) e neanche la parte che confina con me(che sono a nord), dove non ho piante, ma ho un casotto porta-attrezzi. Come già detto, il rampicante, così come piantato tuttora, non ha per lui nessuna utilità (ai fini degli sguardi), se non quella di privare di sole le mie colture (pomodori e zucchine).
Cosa posso ragionevolmente chiedere davanti ad un Giudice di Pace?
Grazie e cordiali saluti.”
Consulenza legale i 01/12/2014
Il quarto comma dell'art. 892 del c.c. stabilisce che se esiste un muro divisorio non devono essere osservate le distanze stabilite nei commi precedenti.
Ma cosa si intende per muro divisorio? Secondo la maggioranza della dottrina e della giurisprudenza (vedi ad esempio Cass. civ., sez. II, 29.9.2000, n. 12956) il concetto di muro divisorio è quello dell'art. 881 del c.c., con esclusione dei muri divisori tra aree scoperte ed edifici. Il "muro" è solo quello che impedisce al vicino di vedere le piante. La ratio dell'esenzione è quella che, poiché in presenza del muro le piante sarebbero nascoste alla vista del vicino, questi non subirebbe diminuzione di aria, luce, soleggiamento e panoramicità. Proprio per questo motivo, non è considerato muro divisorio la recinzione con rete metallica (v. Cass. 14.3.1975 n. 968, richiamata dalla giurisprudenza successiva).

Pertanto, nel caso di specie, si ritiene che il muretto con recinzione che divide i due giardini non possa considerarsi "muro divisorio" ai sensi dell'art. 892, e che quindi le piante piantate dal vicino dovrebbero rispettare le appropriate distanze dal confine (in particolare, 1,5 metri per gli alberi non di alto fusto e 0,5 metri per gli arbusti, le siepi vive e le piante da frutto di altezza non maggiore di due metri e mezzo). La proprietaria del giardino leggermente rialzato potrà, ai sensi dell'art. 894 del c.c., chiedere che siano estirpati gli alberi e le siepi che sono piantati o nascono a distanza inferiore a quella legale. La giurisprudenza ha precisato che il diritto a chiedere l'estirpazione non è subordinato alla prova di aver subito un vero e proprio danno, in quanto "il compito del giudice di merito è limitato alla verifica del rispetto della distanza prescritta" (Cass. civ., 9.6.2008, n. 15236).

Nel nostro caso, il contenuto della sentenza Cass. Sez. II Civ., n. 93 del 4/1/2013, citata nel quesito, non trova alcuna applicazione in quanto in quella decisione si era constatata l'esistenza di un muro divisorio che qui invece non c'è.

Come osservato anche nel quesito, esiste però il diritto a mantenere gli alberi piantati a distanza inferiore a quella legale quando tale diritto sia stato acquistato per usucapione ventennale: il vicino, avendo piantato l'albero di limoni da più di vent'anni sul confine (circostanza di cui è bene accertarsi), avrebbe in tal modo fatto sorgere il diritto di servitù a mantenerlo in quella posizione, per l'inerzia del proprietario che non ne ha mai chiesto la rimozione/spostamento in tempo utile.
Ai fini dell'usucapione del diritto a tenere alberi a distanza dal confine inferiore a quella di legge, "il termine decorre dalla data del piantamento, perché è da tale momento che ha inizio la situazione di fatto idonea a determinare, nel concorso delle altre circostanze richieste, l'acquisto del diritto per decorso del tempo" (Cass. civ., 18.10.2007 n. 21855).
A nulla rileva:
- che il proprietario si sia accorto della situazione solo nel 2014 e che abbia acquistato negli anni un eventuale diritto di veduta, poiché l'usucapione del diritto a mantenere gli alberi a distanza irregolare lo avrebbe comunque superato;
- che il vicino di casa possieda il giardino da soli due anni, posto che ai fini dell'usucapione si possono sommare i possessi dell'attuale possessore con quello del suo dante causa (chi gli ha venduto la casa), ai sensi dell'art. 1146 del c.c..

Quanto all'eventualità che il vicino abbia posto in essere atti emulativi (art. 833 del c.c.), da un lato, si osserva, come già detto, che sussiste il diritto a chiedere l'estirpazione delle piante a distanza inferiore a quella legale, che quindi rende superfluo qualificare l'atto come emulativo (si tratta infatti di ipotesi residuale); dall'altro, si precisa che l’onere di provare l’atto emulativo è posto in capo a chi se ne lamenta e si tratta di prova non semplice (ad esempio, nel caso di specie - supponendo non vi sia un problema di distanze legali - come potrebbe provare la proprietaria dell'orto che il vicino abbia piantato alberi in una certa posizione per nuocerle e non perché quella era la migliore posizione per la loro illuminazione?).

Ci sembra, infine, che non esista alcuna norma in base alla quale il confinante possa vantare un diritto alla privacy tale da consentirgli di oscurare il giardino della vicina di casa.

Luigi chiede
sabato 05/05/2012 - Sicilia
“Salve.
Avrei una quesito da porre.
Dietro la mia casa c'è un terreno, confinante proprio col muro del mio immobile, il quale ha vari alberi da frutto (fico, nespolo, albicocco) ed anche alcune palme. Vorrei sapere a che distanza dovrebbero stare dal muro della mia casa.
In attesa di un vostro consiglio porgo cordiali saluti.”
Consulenza legale i 05/05/2012

L'art. 892 del c.c. disciplina le distanze per gli alberi piantati lungo il confine tra diverse proprietà, indicando che è necessario rispettare quanto previsto dai regolamenti, e in mancanza, dagli usi locali.

Se tali fonti non dispongono alcunchè in materia si devono osservare le seguenti distanze, calcolate dalla linea di confine alla base esterna del tronco dell'albero nel tempo della piantagione o dalla linea stessa al luogo dove fu fatta la semina:

1. tre metri per gli alberi di alto fusto. Rispetto alle distanze si considerano alberi d'alto fusto quelli il cui fusto, semplice o diviso in rami, sorge ad altezza notevole, come sono i noci, i castagni, le querce, i pini, i cipressi gli olmi, i pioppi, i platani e simili;

2. un metro e mezzo per gli alberi di non alto fusto. Sono tali gli alberi il cui fusto, sorto ad altezza non superiore a tre metri, si diffonde in rami;

3. mezzo metro per le viti, gli arbusti, le siepi vive, le piante da frutto di altezza non maggiore a due metri e mezzo.

Tuttavia, occorre precisare che le predette distanze non devono essere osservate se sul confine esiste un muro divisorio, proprio o comune, purchè le piante siano tenute ad altezza che non ecceda la sommità del muro.


piero chiede
mercoledì 24/11/2010

“Il mio vicino ha un pino posto a distanza regolare (3m) dal confine l'albero però è alto circa 18/20 metri ed ha un diametro di circa 7/8 metri. La mia casa è distante 5 m dal confine, se l'albero dovesse cadere (es. tromba d'aria o altro) la mia casa andrebbe distrutta e se ci siamo dentro anche noi potremmo morire. Cosa posso fare per obbligare il vicino di togliere la pianta o quantomeno abbassarla all'altezza di sicurezza? Inoltre la parte della casa esposta al pino non prende mai il sole ed ho problemi di muffa sui muri interni.
In attesa di un vostro consigli porgo cordiali saluti.”

Consulenza legale i 08/12/2010

Nel caso in esame sembra appropriato il ricorso all’azione di denunzia di danno temuto (art. 1172 del c.c.). L’azione può essere intrapresa dal proprietario che abbia ragione di temere che da qualsiasi cosa (anche un albero, come nel caso di specie) possa derivare il pericolo di un danno grave e prossimo alla cosa che forma oggetto del suo diritto.
Mentre è pacifico che il pericolo di danno futuro debba sussistere tra cosa e cosa, recente giurisprudenza ritiene che ad essere minacciato possa essere anche il diritto alla salute dei ricorrenti (v. Cass. civ., Sez. II, 29 gennaio 2007, n. 1778).
Il giudice adito potrà ordinare che si provveda a predisporre ed attuare le opere necessarie ad ovviare il pericolo: ad esempio, tagliare la parte superiore dell’albero. Il giudice può imporre al denunziato una cauzione.
Poiché non vi sono norme che disciplinano il termine dell’azione di danno temuto, troveranno applicazione le normali regole sulla prescrizione (10 anni).


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