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Articolo 2740 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n.262)

Responsabilità patrimoniale

Dispositivo dell'art. 2740 Codice civile

Il debitore risponde dell'adempimento delle obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri.
Le limitazioni della responsabilità non sono ammesse se non nei casi stabiliti dalla legge [490, 2313; 514 c.p.c., 515 c.p.c., 545 c.p.c.; l.f. 46] (1) (2).

Note

(1) Le parti possono determinare un certo ordine di priorità nell'aggressione ai beni oggetto della garanzia generica patrimoniale, sempre che, così facendo, non rendano eccessivamente complessa la soddisfazione delle ragioni del creditore.
(2) Nella sostanza tutto il patrimonio del debitore costituisce la cosiddetta garanzia generica del creditore, con l'avvertenza però che, se un determinato bene esce dal suddetto patrimonio (ad esempio, se il debitore lo vende), il creditore non avrà più il diritto di sottoporlo ad azione esecutiva.Di regola, ciascun soggetto ha a disposizione un solo patrimonio, sul quale possono rifarsi tutti ed indistintamente i suoi creditori, tuttavia una recente legislazione ha previsto, sempre con maggior larghezza, che taluni cespiti o categorie di cespiti, pur continuando a far capo ad un medesimo soggetto, vengano a costituire un cosiddetto patrimonio separato, nei confronti del quale potranno perciò agire esecutivamente soltanto ed esclusivamente le categorie di creditori indicate dal legislatore.

Ratio Legis

La norma si pone a tutela del creditore, richiamando la cosiddetta garanzia generica, in forza della quale questi, in caso di inadempimento, potrà soddisfarsi agendo su tutti i beni del debitore. La garanzia in esame si differenzia dai diritti reali di garanzia, come pegno (v. 2784) e ipoteca (v. 2808), poiché questi hanno ad oggetto solo alcuni beni del debitore.

Spiegazione dell'art. 2740 Codice civile

Carattere generale e fondamentale del principio contenuto nell'art. 2740. Evoluzione storica della responsabilità patrimoniale. La sparizione dell'ultima traccia della responsabilità gravante sulla persona del debitore. L'obiettivazione della responsabilità. Differenziazione fra debito e rispondenza. Critica della dottrina. Concetto unitario dell'obbligazione

Il principio contenuto nell'art. 2740 è fondamentale in tutto il sistema giuridico del diritto privato, giacchè senza la responsabilità patrimoniale le obbligazioni risulterebbero un nome vano senza con­tenuto pratico. Un tempo, come nell'antico diritto romano, il debitore rispondeva con la sua persona (nexum); il rapporto obbligazionistico produceva un autopignoramento o un automancipazione. La per­sona del debitore era direttamente tenuta all'adempimento. Ti debi­tore, in effetti, aveva dato sè stesso in garanzia e costituito uno stato .di assoggettamento fisico di sè stesso verso il creditore, il quale aveva un vero diritto sulla persona di lui. È il periodo dell'intuitus personae. Un lungo processo evolutivo ha man mano sostituito alla persona del debitore i suoi beni e riversato sugli stessi tutte le responsabilità degli obblighi assunti dal titolare. L'ultima traccia dell'antico assoggetta­mento della persona del debitore per effetto dell'obbligazione è stato considerato l'istituto dell'arresto personale, ridotto dalla legge a pochi casi eccezionali.

Si è affermato che in tal modo si è avuto una spiritualizzazione soltanto dell'obbligazione, in quanto il vincolo non considera più direttamente la persona del debitore, ma il rapporto in sè stesso, che si svolge fra debito o credito, come entità a sè stante, fra le quali la persona del debitore entra soltanto per determinare un contatto, con una funzione analoga a quella del medium.8 Si è parlato anche di una oggettivazione dell'obbligazione, la quale, entro certi limiti, si stacca dalle per­sone del debitore e del creditore, i quali possono essere ignoti l'uno all'altro e, per quanto concerne il creditore, consente di mutarne rapi­damente la persona, all'infinito, senza alcuna formalità, come nei titoli al portatore, dei quali la carta « è lo scrigno che contiene il diritto ». È il periodo dell'intuitus paecuniae.

Più recentemente si è sostenuto, ricorrendo anche alla autorità delle fonti, una separazione fra debito e rispondenza, o con la termi­nologia tedesca fra Schuld (debito) e Haftung (rispondenza). Il primo rapporto altro non è che uno stato di pressione psicologica, in cui il debitore si trova pel semplice fatto dell'esistenza di un'obbligazione giuridica, che gli impone di eseguire una data prestazione a favore di una persona ed ha come corrispettivo una legittima aspettativa del creditore di ricevere la detta prestazione per il solo fatto che gli è legit­timamente dovuta. L'altro rapporto è lo stato di assoggettamento di una o più cose o dell'intero patrimonio del debitore ed ha per corrispettivo un diritto del creditore di far valere il detto assoggettamento allo scopo di rendere più probabile l'adempimento della prestazione dovuta e di ottenere l'oggetto o il valore dell'oggetto della prestazione stessa, se essa non venga volontariamente eseguita. Di conseguenza il diritto del creditore è nella rispondenza, che colpisce non il debitore ma ciò che per lui risponde, cioè i suoi beni o quelli di altra persona che si sia obbligata per lui, mentre nel debito il creditore" non ha che un'aspettativa dell'adempimento personale. I due rapporti sarebbero autonomi, pure essendo intimamente connessi. La connessione non esclude però che il debito sia un concetto distinto e diverso da quello dell'obbligazione.

La dottrina ha avuto fautori entusiasti e oppositori convinti. Essa contiene una parte di verità in quanto l'adempimento personale del debitore in molteplici casi e specie nelle obbligazioni di fare è fon­dato sulla fiducia che si ha nel debitore, che senta l'obbligo giuridico di compiere quanto ha promesso. Se egli non vuole adempiere, nep­pure il concorso di tutte le forze di terra, di mare e di cielo, che pos­siede lo Stato, e pone a disposizione del creditore, possono ottenerne l'adempimento. Ma non può elevarsi a dottrina generale delle obbli­gazioni, in quanto anche nelle obbligazioni di fare non trattasi di una semplice aspettativa, giacchè il giudice condanna l'inadempiente a cor-. rispondere in danaro il valore dalla prestazione non eseguita. E vero che il valore della prestazione è cosa ben diversa dalla prestazione, ma il conseguirne il valore é l'esercizio di un diritto e non di una sem­plice aspettativa da parte del creditore. In quanto poi alle obbligazioni di dare, consistenti nell'obbligo di consegnare una cosa certa e determinata e in genere per tutte le obbligazioni per le quali è possibile l'esecuzione specifica e il giudice l'ordina, il creditore consegue ciò che gli era dovuto. Trattasi, dunque, di una visione parziale del feno­meno, che si scambia per una manifestazione totalitaria. Praticamente, poi, non giova la scissione del rapporto di debito da quello della rispondenza, giacchè complica il regolamento del rapporto di obbligazione e non serve certo ad avvalorare nella coscienza del debitore.


I beni del debitore soggetti alla garanzia

Il debitore risponde delle sue obbligazioni con tutti i suoi beni, presenti e futuri. La disposizione esprime il principio con la mag­giore ampiezza possibile. Non si distingue fra le varie origini delle obbligazioni ; derivino esse da contratto, da delitto o quasi delitto o dalla legge ; il debitore risponde per l'adempimento con tutti i suoi beni. Neppure è da fare distinzione fra la natura o qualità dei beni ; siano essi mobili o immobili, costituiti da cose corporali o da diritti ; siano già nel patrimonio del debitore al momento in cui si contrasse l'obbligazione o entrati a farne parte successivamente ; vi si trovino al momento in cui il creditore agisce per ottenere l'adempimento o siano acquisiti in futuro, sono sempre la garanzia del creditore, che su di essi può far valere i suoi diritti.

Tale diritto di garanzia è un effetto inevitabile dell'obbligazione assunta. Perché esso sorga non è necessario che il debitore abbia la ca­pacità di alienare : basta che abbia quella di obbligarsi. Anche colui che non ha la capacità di intendere e di volere risponde coi suoi beni del fatto dannoso, se il creditore non ha potuto ottenerne il risarcimento da chi aveva il dovere di sorveglianza e il giudice ritenga equa la con­danna dell'incapace, in considerazione delle condizioni economiche delle parti (art. 2047 del c.c.).


I mezzi a disposizione del creditore per impedire l'evasione del patrimonio del debitore

Per l'esercizio di questo suo diritto, il creditore ha dalla sua parte i mezzi per ottenere che il debitore non sottragga il patrimonio a garanzia dell'adempimento, e faccia permanere in esso i singoli beni sui quali il creditore non abbia un diritto reale, che gli consenta di perseguirli presso i terzi (diritto di seguito). All'uopo egli dispone di due azioni : la revocatoria e la surrogatoria e del sequestro conservativo. La prima fa rientrare nel patrimonio del debitore il bene che ia. stato dolosamente allontanato. Di essa si terrà parola altrove : basti qui ricordare che per essere esercitata dal creditore occorre a) che vi sia mi danno effettivo di costui, nel senso che corra rischio di non potersi più soddisfare integralmente dei suoi crediti sui beni del debitore ; b) che l'alienazione sia compiuta dal debitore con la coscienza che con essa si rendeva economicamente incapace per l'adempimento integrale delle sue obbligazioni ; c) che se l'alienazione è fatta a titolo oneroso, il terzo che ha acquistato, al momento dell'acquisto sia in mala fede ; se, invece, l'acquisto è a titolo gratuito, il terzo è tenuto alla restituzione malgrado la sua buona fede. Quest'azione è detta anche Pauliana (art. 2901 del c.c.).

Anche della surrogatoria si discorrerà altrove (art. 2900 del c.c.) ; possiamo quindi limitarci a dire che mediante la stessa il creditore per assicurare che siano soddisfatte e conservate le sue ragioni, può esercitare i diritti e le azioni che spettano verso i terzi al proprio debitore e che questi trascura. di esercitare, purché i diritti e le azioni abbiano contenuto patrimoni e non si tratti di diritti e di azioni, che per loro natura o per disposizione di legge non possono essere esercitate se non dal titolare.

Infine, col sequestro conservativo il creditore per garanzia delle sue ragioni può chiedere l'indisponibilità dei beni del debitore, secondo le regole stabilite dal codice di procedura civile (articoli da 670 a 687). Il sequestro può essere chiesto anche nei confronti del terzo acquirente dei beni del debitore, qualora sia stata proposta l'azione per far dichia­rare l'inefficacia dell'alienazione (art. 2905 del c.c.).


Eccezioni al principio della generale responsabilità del debitore coi propri beni. I debitori non tenuti personalmente. L'erede col beneficio di inventario. Il socio accomandatario. Le società per azioni

Il principio della responsabilità patrimoniale in tesi si estende dunque, a tutti i beni del debitore. Ma ogni principio generale soffre delle eccezioni e particolarmente quello in esame. Ne accenniamo le più frequenti :

a) Vi sono debitori che non sono obbligati personalmente verso il creditore, ma soltanto in rapporto ad un determinato bene, da esso posseduto. Cosi, l'acquirente di un bene gravato di ipoteca verso un terzo è tenuto verso costui per l'ammontare dell'iscrizione ipotecaria, ma soltanto col bene, su cui l'ipoteca è iscritta. Ogni altro suo elemento patrimoniale è sottratto all'azione del creditore. Ciò è la conseguenza che il debitore non era obbligato personalmente verso il creditore.

b) Vi sono beni destinati unicamente a vantaggio della famiglia. L'inalienabilità è op­ponibile ai creditori il cui diritto è sorto posteriormente alla trascrizione dell'atto o alla costituzione del vincolo sui titoli di credito. Se la co­stituzione è fatta da un terzo, l'inalienabilità è opponibile ai creditori del coniuge, al quale è attribuibile la proprietà dei beni. I creditori del terzo costituente possono impugnare la costituzione del patrimonio fa­miliare se fatta fin frode delle loro ragioni (art: 169). L'esecuzione sui frutti dei beni costituenti il patrimonio familiare non può aver luogo per debiti che il creditore conosceva essere stati contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia. Analogamente è disposto pei beni dotali, destinati a sostenere i pesi del matrimonio (art. 177). Se nell'atto di costituzione della dote non è stato espressamente consentito, non si possono durante il matrimonio alienare o obbligare i beni e le ragioni dotali e neppure si possono ridurre o restringere le ragioni medesime se non col consenso del marito o della moglie o con l'autorizzazione per decreto del tribunale, nei soli casi di necessità o utilità evidente (art. 187). L'esecuzione sui frutti dei beni dotali non può aver luogo per debiti che il creditore conosceva essere stati contratti dal marito per scopi estranei ai bisogni della famiglia.

c) Nelle società semplici, per le obbligazioni sociali, i terzi possono far valere i loro diritti sul patrimonio sociale (art. 2267). Il socio richiesto del pagamento dei debiti sociali, anche se la società é in liquidazione può domandare la preventiva escussione del patrimonio sociale, indicando i beni sui quali il creditore possa agevolmente soddisfarsi (art. 2268). Nelle società in accomandita semplice, i soci accomandanti rispondono limitatamente alla quota conferita (art. 2313) ; nelle società per azioni la società soltanto risponde per le obbligazioni sociali col suo patrimonio (art. 2325).

d) L'esempio più tipico dell'obiettivazione del debito e della limitazione della responsabilità è dato dal codice germanico e da quello svizzero per quanto concerne il debito fondiario e la rendita fondiaria. Il mutuatario nel ricevere la somma grava il suo debito su di un determinato immobile, che costituisce l'esclusiva garanzia del mutuo, senza che il restante patrimonio venga vincolato per l'obbligazione. Egli può disporne liberamente. Anche l'immobile vincolato, può trasferirsi col debito, e se il debitore lo trasferisce si libera dal debito.


Eccezioni recate da leggi speciali. Insequestrabilità e impignorabilità di determinati beni

Una larga eccezione al principio generale dell'art. 2740 è data dalla insequestrabilità e dalla impignorabilità di una lunga categoria di beni. La varia natura di detti beni e le cause della relativa impignorabilità non si prestano ad una esposizione sistematica. Se ne sono avuti, tuttavia, lodevoli tentativi. Per amore di brevità non li accenneremo, limitandoci a ricordare che il nuovo codice di procedura civile quanto alle cose mo­bili distingue :
a) le cose mobili assolutamente impignorabili, che sono quelle elencate nei 6 numeri dell'art. 514 ;
b) le cose mobili relativamente impignorabili, che sono quelle indicate all’art. 515 (le cose che il proprietario del fondo vi tiene per il servizio e la coltivazione del medesimo, le quali possono essere pignorate separatamente dall'immobile soltanto in mancanza di altri mobili, ecc.) ;
c) le cose pignorabili in particolari circostanze di tempo indicate nell'art. 516 (i frutti non ancora raccolti o separati dal suolo, non possono essere pignorati, separatamente dal suolo se non nelle ultime sei settimane anteriori al tempo ordinario della loro maturazione, ecc. ; e i bachi da seta, non pignorabili, quando non sono per la maggior parte sui rami per formare i bozzoli, ecc.) ;
d) i crediti non pignorabili, di cui l'art. 545 indica due categorie : i) quelli impignorabili in modo assoluto, come i crediti aventi per oggetto sus­sidi di grazia o di sostentamento a persone comprese nell'elenco dei poveri, oppure sussidi dovuti per maternità, malattie e funerali da casse di assicurazioni, da enti di assistenza o da istituti di beneficenza ; 2) quelli impignorabili in modo relativo, giacchè possono essere oggetto di pignoramento per determinati crediti.


Divieto di stabilire limitazioni di responsabilità con convenzioni private

Il fenomeno delle limitazioni delle responsabilitá diventa di continuo più imponente per ragioni umanitarie, sociali o di tutela di interessi di diversa natura, che la legge ritiene degni di protezione. riservato, però, soltanto al legislatore di stabilire deroghe al principio della prima parte dell'art. 2740. Le private convenzioni non possono stabilire limitazioni al principio . e a responsabiità. Questo divieto contenuto nella seconda parte della disposizione in esame fa ritenere che la prima rechi un principio di ordine pubblico.

Trattasi di una disposizione innovatrice di fronte al codice del 1865. È infatti stabilito oggi dal nuovo codice che è nulla ogni disposizione, con cui il testatore proibisca all'erede di di­spone per atto tra vivi o per atto di ultima volontà dei beni ereditari.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

1124 Il principio fondamentale che il debitore risponde dell'adempimento delle obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri e che i creditori, salve le cause legittime di prelazione, hanno eguale diritto di soddisfarsi su di essi, riceve enunciazione negli art. 2740 del c.c. e art. 2741 del c.c., rafforzato dalla norma (art. 2740, secondo comma) che, nell'interesse del credito e dell'economia, non consente limitazioni di responsabilità fuori dei casi stabiliti dalla legge.

Massime relative all'art. 2740 Codice civile

Cass. n. 8090/2004

Le riserve tecniche che figurano nella conta­bilità delle imprese di assicurazione e sono poste dalla legge in relazione esclusiva con l'adempi­mento delle obbligazioni assunte dall'impresa coi contratti cui si riferiscono, non costituiscono patrimoni separati, ma semplici poste contabili facenti parte del passivo dell'impresa, mentre la garanzia effettiva dell'adempimento delle obbli­gazioni è fornita non dalle riserve, ma dalle attivi­tà patrimoniali dell'impresa; nè è sufficiente, per configurare un patrimonio separato, il riferimen­to del patrimonio stesso ad uno scopo, essendo anche necessario che intervenga una disciplina particolare, diversa da quella che regola il residuo patrimonio del soggetto, perchè la separazione è uno strumento eccezionale, di cui soltanto la legge può disporre, essendo diretto ad interrom­pere la normale corrispondenza tra soggettività e unicità del patrimonio, per destinare una parte di questo al soddisfacimento di alcuni creditori, determinando in tal modo la insensibilità dei beni separati alla sorte giuridica degli altri, in de­roga ai principi fissati dagli artt. 2740 e 2741 c.c.

Cass. n. 10771/1999

Il creditore che abbia iscritto ipoteca su beni eccedenti l'importo del credito vantato non può mai essere chiamato a rispondere, nei con­fronti del debitore, per danno da illecito aquiliano ex art. 2043 c.c., non consentendolo le disposizio­ni di cui agli artt. 2740 (circa l'assoggettabilità di tutti i beni del debitore, presenti e futuri, alla responsabilità patrimoniale), 2828 (che legittima il creditore ad iscrivere ipoteca giudiziale su qual­siasi immobile di proprietà del debitore) e 2877 stesso codice (con il quale sono poste a carico del debitore richiedente le spese per l'eventuale riduzione, mentre sono a carico del creditore le sole spese derivanti da riduzione dell'ipoteca per eccesso nella determinazione del credito). Re­sta, peraltro, salva la possibilità di configurare, a carico del creditore procedente, una ipotesi di responsabilità processuale, a tenore dell'art. 96, primo comma c.p.c., qualora quest'ultimo, conve­nuto perla riduzione dell'ipoteca, resista in giudi­zio con mala fede o colpa grave.

Cass. n. 576/1991

L'impignorabilità di un bene di un comune in ragione della sua appartenenza al patrimonio, indisponibile dell'ente, concretando una limita­zione della responsabilità patrimoniale ai sensi dell'art. 2740, secondo comma, c.c., può essere fatta valere dal comune soltanto come motivo di opposizione all'esecuzione forzata contro il creditore pignorante ai sensi dell'art. 615 secondo comma c.p.c., ma non può essere opposta all'aggiudicatario come motivo di nullità della vendita forzata da far valere con azione autonoma di accertamento.

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Quesiti degli utenti
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Alessandro P. chiede
domenica 21/05/2017 - Sicilia
“Salve

Gradirei sapere se è possibile procedere al pignoramento di un conto corrente bancario aziendale (ditta individuale commercio all'ingrosso) per debiti pregressi a costituzione ditta e comunque di natura privata..”
Consulenza legale i 22/05/2017

Il suo quesito ha risposta positiva. L' impresa, infatti, non ha una soggettività giuridica diversa rispetto a quella dell' imprenditore che ne è titolare, con la conseguenza che il patrimonio dell'impresa e quello dell'imprenditore finiscono per confondersi tra loro.

Sul punto si è espressa anche la Corte di Cassazione, la quale, con la sentenza n. 977/2007, ha precisato che "la ditta individuale coincide con la persona fisica titolare di essa e, perciò, non costituisce un soggetto giuridico autonomo, sia sotto l'aspetto sostanziale che sotto quello processuale".
Trova, pertanto, applicazione il disposto di cui all'art. 2740 c.c., dettato in tema di responsabilità patrimoniale del debitore e ai sensi del quale "il debitore risponde dell'adempimento delle obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri".

Poichè, dunque, il patrimonio dell'imprenditore individuale coincide con quello dell'impresa individuale di cui questi è titolare, il creditore personale dell'imprenditore potrà agire in via esecutiva anche sui beni dell'impresa, compreso il conto corrente bancario.


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  • Responsabilità patrimoniale. Disposizioni generali

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