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Articolo 2726

Codice Civile

Prova del pagamento e della remissione

Dispositivo dell'art. 2726 Codice Civile

Le norme stabilite per la prova testimoniale dei contratti si applicano anche al pagamento e alla remissione del debito (1).

Note

(1) Gli stessi limiti legali di ammissibilità della prova testimoniale sanciti dai precedenti articoli devono quindi essere estesi alle dimostrazioni di effettuazione di pagamento o remissione del debito.

Ratio Legis

Tale disposizione, riveste efficacia solamente rispetto alle due circostanze sancite esplicitamente dall'articolo in commento, non potendo perciò subire applicazione analogica ad altre ipotesi non contemplate nel medesimo. In altri termini, si tratta di una norma avente natura di eccezionalità.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

1116Conformandosi all'opinione prevalente in dottrina
e in giurisprudenza, l'art. 2726 del c.c. dichiara applicabili al pagamento le norme stabilite per la prova testimoniale. In vero, qualunque sia la natura del pagamento, è opportuno che la prova di questo fatto estintivo sia soggetta alle medesime limitazioni del fatto costitutivo dell'obbligazione. Disposizione identica è dal medesimo articolo sancita per la remissione del debito.

Sentenze relative a questo articolo

Cass. n. 1389/2007

In materia di simulazione, non è ammis­sibile la prova testimoniale, (cosa come quella per presunzioni, in virtù del richiamo, in tema di am­missibilità della prova per presunzioni, agli stessi limiti di ammissibilità della prova per testimoni dei contratti, contenuto nell'art. 2729, secondo comma, c.c.) della simulazione assoluta della quietanza, che dell'avvenuto pagamento costitui­sce documentazione scritta. Vi osta, infatti, l'art. 2726 c.c., il quale, estendendo al pagamento il divieto, sancito dall'art. 2722 dello stesso codice, di provare con testimoni patti aggiunti o contrari al contenuto del documento contrattuale, esclude che con tale mezzo istruttorio possa dimostrarsi l'esistenza di un accordo simulatorio concluso allo specifico fine di negare l'esistenza giuridica della quietanza, nei confronti della quale esso si configura come uno di quei patti, anteriori o contestuali al documento, che, appunto, il combinato disposto dei citati artt. 2722 e 2726 vieta di provare con testimoni in contrasto con la docu­mentazione scritta di pagamento.

Cass. n. 988/2000

Poiché, a norma dell'art. 2726 c.c., la disci­plina in tema di ammissibilità della prova testi­moniale dettata per i contratti è applicabile anche ai pagamenti, per il combinato disposto degli artt. 1417 e 2729 c.c. la prova per testimoni e la prova presuntiva in ordine alla simulazione di una quie­tanza di pagamento sono ammissibili solo qua­lora la domanda sia diretta a far valere l'illiceità dell'accordo simulatorio; non è tuttavia corretto accertare l'esistenza dell'accordo simulatorio in ordine ad una quietanza sulla base di una presun­zione (nella specie, dichiarazione stragiudiziale e preprocessuale del legale di una delle parti relativamente alla persistenza di un residuo de­bito) e, in virtù di tale presunzione ritenuta prova ammissibile per la assunta illiceità dell'accordo, fondare, attraverso una non consentita presum­ptio de presumpto, altra presunzione in ordine alla illiceità dell'accordo medesimo. (Nella specie, deducendosi che la quietanza simulata era intesa a favorire l'acquirente nel conseguimento di un mutuo agevolato).

Cass. n. 6346/1994

Quando in atto scritto di compravendita si affermi che il prezzo è stato pagato, il venditore non è ammesso a provare il contrario per testi­moni o per presunzioni (artt. 2726 e 2722 c.c.), sicché tali prove restano escluse anche quando, trattandosi di atto pubblico, manchi la specifi­cazione che il pagamento sia avvenuto avanti al notaio o, comunque, all'ufficiale rogante. Per contro è ammessa la prova per testimoni o per presunzioni in ordine alla fittizietà del pagamento del prezzo della compravendita e alla assunzione della obbligazione diretta al pagamento delle spese «relative», riguardando la prima un mero fatto storico, avente un puro valore indiziario da utilizzare senza affatto rimettere in discussione il trasferimento della proprietà della cosa, e la seconda una pattuizione del tutto distinta dalla compravendita in quanto avente titolo e oggetto diversi e, quindi, non assimilabile ad un semplice «patto aggiunto o contrario» al contenuto di que­st'ultima, di cui all'art. 2722 c.c.

Cass. n. 5884/1993

Poiché ai sensi dell'art. 2726 c.c. le norme stabilite per la prova testimoniale si applicano anche al pagamento e alla remissione del debito, è ammessa la deroga al divieto della prova testi­moniale in ordine al pagamento delle somme di denaro eccedenti il limite previsto dall'art. 2721 c.c., ma la deroga è subordinata ad una concreta valutazione delle ragioni in base alle quali, nono­stante l'esigenza di prudenza e di cautela che normalmente richiedono gli impegni relativi a notevoli esborsi di denaro, la parte non abbia curato di predispone una documentazione scritta.

Cass. n. 7722/1991

La ricevuta fiscale ancorché priva di sotto­scrizione può essere assunta dal giudice del merito, come prova del pagamento di una deter­minata somma ad un soggetto, quando contenga l'indicazione della ditta percettrice, del soggetto erogante — che ne è in possesso — del numero d'ordine della ricevuta, e della data, e l'apparente percettore della somma non contesti che quel do­cumento è stato da lui consegnato alla contropar­te, ancorché ne deduca l'irregolarità formale.

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