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Articolo 2721

Codice Civile

Ammissibilità: limiti di valore

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Dispositivo dell'art. 2721 Codice Civile

La prova per testimoni (1) dei contratti non è ammessa quando il valore dell'oggetto eccede euro 2,58 [233 disp. att.; 244 c.p.c. ss.] (2).
Tuttavia l'autorità giudiziaria può consentire la prova oltre il limite anzidetto, tenuto conto della qualità delle parti, della natura del contratto e di ogni altra circostanza.

Note

(1) L'oggetto dell'espediente probatorio della testimonianza deve avere ad oggetto dei fatti reali, non essendo ovviamente possibile una pura interpretazione soggettiva degli eventi raccontati, sotto forma di opinioni, giudizi o valutazioni personali.

(2) La limitazione relativa al valore dell'oggetto opera solamente in tema di contratto, quando questo sia portato nel procedimento quale fonte di diritti ed obblighi e non come mero fatto storico. La giurisprudenza ha più volte precisato che si tratta di un limite ampiamente derogabile dal giudice che, ai fini dell'ammissibilità della testimonianza, è tenuto a vagliare la qualità delle parti, la natura del contratto ed ogni altra circostanza, valutando inoltre anche il mutato valore della moneta.


Ratio Legis

La norma in esame tratta della prova testimoniale: mezzo probatorio basato sull'attendibilità delle dichiarazioni provenienti da un terzo imparziale e tendenzialmente indifferente (v. 246 c.p.c.) agli interessi espressi in giudizio. Le precise limitazioni entro le quali la testimonianza è ammessa dalla legge sono giustificate dalla naturale tendenza degli uomini a dimenticare fatti molto risalenti nel tempo e sono conseguentemente tese ad evitare che i soggetti possano essere indotti ad alterare e distorcere la verità. A ciò contribuiscono anche le sanzioni penali irrogabili al testimone che abbia fornito dichiarazioni mendaci. Il legislatore quindi permette al giudice una discrezionale valutazione delle risultanze di tale prova e una importante facoltà di deroga in relazione al limite di valore dell'oggetto sancito dal comma 1, mai rivalutato dal 1942 ad oggi proprio perchè, nella prassi, meramente indicativo.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

Brocardi collegati a questo articolo

Sentenze relative a questo articolo

Cass. n. 3959/2012

I limiti di valore sanciti dall'art. 2721 c.c., riguardo all'ammissibilità della prova testimoniale, non attengono all'ordine pubblico, ma sono dettati nell'esclusivo interesse delle parti private, con la conseguenza che, qualora la prova venga ammessa in primo grado oltre i limiti predetti, essa deve ritenersi ritualmente acquisita se la parte interessata non ne abbia tempestivamente eccepito l'inammissibilità in sede di assunzione o nella prima difesa successiva entro lo stesso grado di giudizio; in questo caso, la relativa nullità, essendo rimasta sanata, non può essere eccepita per la prima volta in sede di appello, neppure dalla parte che sia rimasta contumace nel giudizio di primo grado, e, a maggior ragione, non può essere eccepita per la prima volta in sede di legittimità.

Cass. n. 11889/2007

L'ammissione della prova testimoniale oltre i limiti di valore stabiliti dall'art. 2721 c.c. costi­tuisce un potere discrezionale del giudice di meri­to, il cui esercizio, o mancato esercizio, è insinda­cabile in sede di legittimità ove sia correttamente motivato.

Cass. n. 11926/2004

Nelle controversie assoggettate al rito del lavoro sono ammesse tutte le prove, ad eccezione del giuramento decisorio, che il giudice — se­condo un potere discrezionale esercitabile anche d'ufficio, ex art. 421 c.p.c. — ritenga rilevanti ai fini della definizione della controversia, anche al di fuori dei limiti stabiliti dagli ara. 2721, 2722, 2723 c.c., nonché, in tema di simulazione, dall'art. 1417 dello stesso codice.

Cass. n. 12111/2003

In tema di prova testimoniale, ove il giudice di merito ritenga di non poter derogare al limite di valore previsto, per essa, dall'art. 2721 c.c., non è tenuto a esporre le ragioni della pronunzia di rigetto dell'istanza di prova, trattandosi di mante­nere quest'ultima entro il suo fisiologico limite di ammissibilità.

Cass. n. 10989/2003

I limiti di ammissibilità della prova testi­moniale stabiliti, riguardo ai contratti, dagli artt. 2721 e seguenti c.c. concernono il "contratto" nell'accezione tecnica precisata dall'art. 1321 c.c., e pertanto, all'infuori delle ipotesi espressamente previste dall'art. 2726 c.c. del pagamento e della remissione del debito, non sono estensibili agli atti unilaterali tra vivi aventi contenuto patrimoniale — come il riconoscimento del debito e il paga­mento — in forza della disposizione dell'art. 1324 c.c., la quale invece estende a tali atti, in quanto con essi compatibili, soltanto le norme che disci­plinano il contratto nel suo aspetto sostanziale.

Cass. n. 566/2001

I limiti legali di prova di un contratto per il quale sia richiesta la forma scritta ad substantiam o ad probationem, cosi come i limiti di valore pre­visti dall'art. 2721 c.c. per la prova testimoniale, operano esclusivamente quando il suddetto con- tratto sia invocato in giudizio come fonte di reci­proci diritti ed obblighi tra le parti contraenti e non anche quando se ne invochi l'esistenza come semplice fatto storico influente sulla decisione del processo ed il contratto risulti stipulato non tra le parti processuali, ma tra una sola di esse ed un terzo.

Cass. n. 4690/1999

In tema di prova testimoniale dei contratti, il principio per cui le nullítá ríguardantí f ammis­sione e l'espletamento della prova in violazione degli artt. 2721 e ss. c.c. hanno carattere relativo, onde non essendo rilevabili d'ufficio restano sa­nate se non eccepite dalla parte interessata nella prima istanza o difesa successiva alla loro verifi­cazione (art. 157 c.p.c.), trova deroga soltanto nel caso in cui la scrittura sia imposta dalla legge a pena di nullità, cioè non per la prova, ma per l'esi­stenza stessa del contratto.

Cass. n. 10442/1994

L'art. 2721 c.c., a norma del quale la prova per testimoni non è ammessa (di regola) quando il valore della causa ecceda le lire 5.000, si riferi­sce ai contratti (ed agli altri atti negoziali indicati dall'art. 2726 c.c.) e non esclude, quindi, l'ammis­sibilità della prova per testi sulla dazione senza causa.

Cass. n. 4210/1992

In caso di mancata ammissione della prova testimoniale di un pagamento eccedente il valore di lire cinquemila, ai sensi dell'art. 2721 c.c., ri­chiamato dal successivo art. 2726, la parte che lamenta il mancato uso da parte del giudice del merito del potere discrezionale di derogare a tale limite, tenuto conto degli elementi specificati nel secondo comma del citato art. 2721 (qualità delle parti, natura del contratto ed ogni altra circostanza), ha l'onere di indicare le circostan­ze, pretermesse dal giudice, che reputa, invece, determinanti ai fini dell'ammissibilità del mezzo istruttorio.

Cass. n. 629/1977

L'inosservanza delle norme che concernono le limitazioni poste dagli artt. 2721 e seguenti c.c. all'ammissibilità della prova testimoniale non può essere rilevata d'ufficio, né eccepita dalla parte interessata dopo l'espletamento della detta prova, e tanto meno per la prima volta in Cassazione, giacché, non essendo tali norme fondate su ragio­ni d'ordine pubblico, la prova stessa deve ritenersi legittimamente acquisita al processo quando sia stata eseguita senza opposizione dell'interessato.

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