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Articolo 2651

Codice Civile

Trascrizione di sentenze

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Dispositivo dell'art. 2651 Codice Civile

Si devono trascrivere le sentenze da cui risulta estinto per prescrizione o acquistato per usucapione ovvero in altro modo non soggetto a trascrizione uno dei diritti indicati dai numeri 1, 2 e 4 dell'articolo 2643 (1).

Note

(1) L'articolo comprende gli acquisti a titolo originario nei casi di accessione (v. 934), alluvione (v. 941), avulsione (v. 944) e alveus derelictus (v. 946). La disposizione non viene applicata invece nelle ipotesi di occupazione bona fide di una porzione di fondo attiguo.


Ratio Legis

La trascrizione in questa norma è richiesta prevalentemente a fini fiscali e per rendere noti determinati atti o fatti a terzi, non anche per l'opponibilità del titolo.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

1074Il codice del 1865 non prevedeva alcuna forma di pubblicità per le sentenze da cui risulti estinto per prescrizione ovvero acquistato per usucapione o altrimenti a titolo originario un diritto reale immobiliare.
L'art. 2651 del c.c. ne dispone invece la trascrizione, senza peraltro indicare le conseguenze ,che discendono dalla mancata osservanza della formalità e anzi mostrando chiaramente,data la sua collocazione, che per le ipotesi in esso previste non trova applicazione la disposizione dell'ara 2650.In realtà mi è pareo che in tali ipotesi siano sufficienti lo sanzioni poste dalla legge fiscale, dato che non sarebbe stato opportuno ricollegare conseguenze di diritto sostanziale alla mancanza di trascrizione delle sentenze indicate nell'art. 2651. Se infatti si fosse voluto applicare anche all'acquisto per usucapione, che è l'ipotesi di gran lunga più rilevante tra quelle previste nell'art. 2651, la sanzione dell'inefficacia delle trascrizioni o iscrizioni prese contro l'usucapiente sino a che non fosse trascritta la sentenza che la dichiara, si sarebbe dato un colpo assai grave all'istituto deirusucapione che invece nel nostro ordinamento ha un'importanza fondamentale, infatti colui che ha acquistato per ueucapione sarebbe costretto, per avere la libera disponibilità di fatto del suo diritto,di provocare l'accertamento giurisdizionale dell'acquisto nei confronti di colui che per effetto dell'usucapione ha perduto il suo diritto. Ora addossare all'acquirente l'onere di un giudizio dl acoemarnento anche quando il suo diritto non subisce alcuna contestazione, e per di più un giudizio nei confronti di persone che possono essere ignote e a distanza di molti anni dal giorno in cui l'usucapiente ha cominciato a possedere in violazione del diritto del proprietario, non sarebbe stato certo molto opportuno, anche a prescindere dal fatto che l'usucapione è un modo di acquisto che ha in sè, nel prolungato esercizio del diritto, la sua virtù e la 'sua ragione d'essere,e che quindi non può essere condizionato, neppure sotto profilo della disponibilità di fatto della cosa, a una pronuncia giudiziale, che ne accerti il compimento.
Le medesime ragioni valgono per i casi in cui un diritto reale sia estinto per prescrizione o in cui uri diritto venga acquistato a titolo originario (es. accessione).
Tanto meno poi è apparso opportuno riprodurre la norma esistente nel progetto della Commissione Reale, per cui erano fatti salvi i diritti acquistati dai terzi verso il vero proprietario anteriormente alla pubblicazione della domanda o dell'eccezione tendente a far dichiarare verificata l'usucapione. Una tale disposizione avrebbe annullato praticamente l'efficacia dell'usucapione, nerchè avrebbe costretto colui che ha usucapito a iniziare in ogni caso un giudizio per l'accertamento del suo acquisto per evitare il pericolo che, malgrado l'avvenuta usucapione, l'ex dominus potesse ancora costituire diritti sulla cosa. Le esigenze della pubblicità avrebbero così annullato un'altra fondamentale esigenza, che è quella di non attenuare l'efficacia dell'usucapione, la quale resta sempre il mezzo migliore per rimediare alle inevitabili lacune del nostro sistema di pubblicità.

Sentenze relative a questo articolo

Cass. n. 4957/1988

L'esercizio del diritto di riscatto agrario, previsto dall'art. 8 della L. 26 maggio 1965, n. 590 a favore del coltivatore diretto pretermesso nel caso di vendita del fondo, ha come effetto non la risoluzione del contratto traslativo a favore del terzo e la contestuale formazione di un titolo d'acquisto ex nunc a favore del riscattante, né un nuovo trasferimento del diritto sul bene dal terzo acquirente al titolare del diritto di riscatto, ma la sostituzione con effetto ex tunc di detto titolare al terzo nella stessa posizione che questi aveva nel negozio concluso, sulla base della propria dichia­razione unilaterale recettizia. Conseguentemente, la pronuncia che decida affermativamente sul valido esercizio di tale potere, è di mero accer­tamento del già avvenuto trasferimento e non di condanna degli acquirenti a trasferire il fondo, e costituisce valido titolo per la trascrizione ai sensi dell'art. 2651 c.c. quale sentenza da cui risulta ac­quistato il diritto di proprietà su un bene immobi­le.

Cass. n. 2717/1982

La sentenza con cui viene pronunciato l'acquisto per usucapione del diritto di servitù ha natura dichiarativa e non costitutiva del diritto stesso e, pertanto, la trascrizione di detta sen­tenza non ricade nella disciplina dell'art. 2644, n. 14 c.c., bensì in quella dell'art. 2651 dello stesso codice per il quale la trascrizione ha funzione di mera pubblicità-notizia ed è, quindi, priva di efficacia sostanziale.

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I vincoli di destinazione sono idonei, quindi, a... (continua)

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I. La trascrizione in generale. – II. La trascrizione con efficacia tipica. – III. La doppia alienazione. – IV. La trascrizione con efficacia non tipica. – V. La trascrizione delle domande giudiziali. – VI. La pubblicità accessoria. – VII. Il procedimento. – VIII. La cancellazione. – IX. Il regime tavolare. – X. La trascrizione mobiliare.

(continua)
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