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Articolo 2602

Codice Civile

Nozione e norme applicabili

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Dispositivo dell'art. 2602 Codice Civile

Con il contratto di consorzio più imprenditori istituiscono un'organizzazione comune per la disciplina o per lo svolgimento di determinate fasi delle rispettive imprese (2). Il contratto di cui al precedente comma è regolato dalle norme seguenti, salve le diverse disposizioni delle leggi speciali (3) (4).

Note

(2) La definizione di consorzio prevista dal legislatore è idonea a ricomprendere due distinti fenomeni della realtà. Il consorzio, infatti, può essere costituito al fine prevalente o esclusivo di disciplinare, limitandola, la reciproca concorrenza sul mercato fra imprenditori che svolgono la stessa attività o attività similari (consorzi anticoncorrenziali). In tal caso il consorzio si presenta come un patto limitativo della concorrenza [v. 2596]. In altri casi, più imprenditori, invece, decidono di dar vita ad un consorzio «per lo svolgimento di determinate fasi delle rispettive imprese» (consorzi di coordinamento). In queste ipotesi il consorzio diventa uno strumento di cooperazione tra aziende finalizzato alla riduzione dei costi di gestione delle singole imprese consorziate.

(3) Cfr. l. 16-6-1932, n. 834 sulla costituzione e funzionamento dei consorzi tra esercenti uno stesso ramo di attività economica; r.d.l. 16-4-1936, n. 1296 (conv. in l. 22-4-1937, n. 961) sui consorzi volontari di produzione e di vendita. In tema di consorzi di società cooperative, art. 27ter, d.lgs.C.p.S. 14-12-1947, n. 1577; circa le associazioni di produttori agricoli e relativi vincoli, l. 20-10-1978, n. 674; sui consorzi agrari cfr. l. 28-10-1999, n. 410, nonché art. 130, l. 23-12-2000, n. 388.

(4) I consorzi in base al tipo di attività che svolgono vengono distinti in consorzi con sola attività interna e consorzi che svolgono anche attività esterna. Comune ad entrambi i tipi di consorzio è la costituzione di un'organizzazione comune, ma mentre nei primi questa si limita a regolare i rapporti reciproci fra i consorziati, nei secondi, invece, viene istituito un ufficio comune [v. 2612], destinato ad avere rapporti con i terzi nell'interesse delle imprese consorziate.


Ratio Legis

Il termine «consorzio» utilizzato anche dalla norma, di regola, indica un'ampia serie di fenomeni presenti sia in diritto privato (es.: consorzi di bonifica [v. 863]) sia in diritto pubblico (es.: consorzi comunali e provinciali, consorzi portuali). Si tratta di fenomeni eterogenei fra loro accomunati da un medesimo scopo, ossia quello di creare un'organizzazione per soddisfare in comune bisogni ed esigenze propri dei consorziati. Non a tutti i tipi di consorzio si applica la disciplina dettata dall'articolo in esame e da quelli seguenti, ma essa sarà applicabile solo a quegli organismi consortili che presentano le caratteristiche strutturali previste dalle suddette norme.

Sentenze relative a questo articolo

Cass. n. 13417/2010

Ai consorzi volontari di urbanizzazione non è applicabile la disciplina dei consorzi per il coordinamento della produzione e degli scambi, di cui agli art. 2602 e ss. c.c., trattandosi di enti di diritto privato, finalizzati alla sistemazione ed al miglior godimento di un comprensorio ed aventi natura di associazioni non riconosciute, onde la fonte primaria della loro disciplina è l'accordo delle parti.

Cass. n. 2877/2007

L'atto costitutivo dei consorzi di urbanizza­zione può contenere clausole limitative del diritto di voto del consorziato.

Cass. n. 6665/2005

In tema di consorzi volontari costituiti fra proprietari, qualora i contributi dovuti dal con­sorziato non si riferiscano alla gestione delle parti comuni, la relativa obbligazione non rientra fra quelle che, gravando sul condominio, trovano la loro fonte di prova nei bilanci condominiali, derivando la stessa dalla prestazione di servizi di natura contrattuale resi in favore del consorziato di cui deve essere fornita la prova.

Cass. n. 286/2005

Il consorzio costituito tra proprietari di immobili per la manutenzione di strade ed opere comuni realizzate a seguito dell'attuazione di un piano di lottizzazione costituisce una figura atipi­ca e, quindi, il rapporto consortile è disciplinato anzitutto dalle pattuizioni contenute nell'atto costitutivo e nello statuto del consorzio; soltanto qualora in tali atti manchi una disciplina specifi­ca sono applicabili le disposizioni piú confacenti alla regolamentazione degli interessi coinvolti dalla controversia che, nel caso in cui il consorzio abbia ad oggetto la gestione dei beni e dei servizi comuni di una zona residenziale, devono indivi­duarsi nelle norme concernenti il condominio, con la conseguenza che, ai sensi dell'art. 1118, secondo comma, c.c., il consorziato non può, rinunziando al diritto sui beni in comune, sot­trarsi al contributo alle spese per la loro conser­vazione.

Cass. n. 4664/2004

I consorzi di bonifica (anche se talvolta ricondotti dalla legge al settore agricolo ai fini previdenziali) non sono imprenditori agricoli, ed hanno natura industriale avendo per oggetto il raggiungimento di fini generali di carattere pubblico e trascendenti gli interessi dei singoli consorziati, ancorchè svolgano attività in parte strumentali all'agricoltura. Pertanto qualora og­getto dell'attività consortile secondo lo statuto di un Consorzio sia un'attività di natura industriale come lá creazione e la manutenzione di infra­strutture, la produzione in giudizio dello statuto costituisce prova della natura industriale del medesimo Consorzio, dovendosi presumere una perfetta corrispondenza dell'attività consortile con l'oggetto sociale previsto dallo statuto (Fatti­specie relativa al pagamento di contributo addi­zionale dovuto dalle imprese industriali ex art. 12 . L. n. 1115 del 1968).

Cass. n. 3341/2003

I consorzi di urbanizzazione (nella specie, costituiti da proprietari di terreni situati in un'area destinata ad insediamenti abitativo/turistici per realizzare, mantenere e gestire le attrezzature ed i servizi necessari all'utilizzazione dell'intera area), possono legittimamente rivestire natura di associazioni atipiche e anche sul presupposto per cui al principio di tipicità risultano vincolati i soli diritti realim e non anche le cosiddette obbligazio­ni propter rem, assumere aspetti sia associativi che di «realità», tali ultimi aspetti derivando, appunto, dall'assunzione di obblighi propter rem, ovvero dal­la costituzione di reciproche servitù. Ne consegue che, al fine di individuare la disciplina ad essi con­cretamente applicabile, occorre far capo alle rego­le dettate dal codice civile in tema di associazioni non riconosciute, specie per quanto attinente ai profili organizzativi ed associativi, fonte primaria restando invece, quanto all'ordinamento interno ed all'amministrazione, l'accordo delle parti, sic­ché l'atto costitutivo (dotato dei caratteri struttu­rali del contratto associativo) e lo statuto risultano funzionali a regolare l'attività del consorzio stesso e, in particolare, a stabilire la durata del rapporto, nonché l'eventuale proprogabilità del termine di scadenza, ove questo sia a tempo determinato.

Cass. n. 3829/2001

I consorzi, contrattando con i terzi, operano quali mandatari dei consorziati, per cui le ob­bligazioni assunte sorgono direttamente in capo al singolo consorziato, senza bisogno della spen­dita del nome dello stesso.

Cass. n. 9300/2000

I consorzi di bonifica sono enti pubblici economici, la cui attività, di natura imprendito­riale, va classificata come industriale o agricola a seconda dell'attività effettivamente esercitata, posto che, salvo diversa previsione di legge, è proprio l'attività effettivamente esercitata dall'im­prenditore quella che consente classificazioni cui si ricolleghino effetti giuridici.

Cass. sez. un. n. 1137/2000

Ai fini dei riparto della giurisdizione tra giudice ordinario e giudice amministrativo in tema di contributi in favore dei Consorzi di bo­nifica — che, ai sensi del R.D. 13 febbraio 1933, n. 215 e successive modificazioni configurano prestazioni patrimoniali di natura pubblicistica, rientranti nella categoria generale dei tributi — spetta al giudice amministrativo (che, in materia è fornito di giurisdizione di merito), ricollegando­si a posizioni di interesse legittimo, la domanda diretta, a denunciare lo scorretto esercizio del potere impositivo del consorzio, dovuto ad errori od abusi nella liquidazione dei contributi ovvero nei piani di classificazione dei beni e di riparto delle spese, posti a fondamento della liquidazione medesima, mentre è devoluta alla cognizione del giudice ordinario la domanda con cui si contesti il potere suddetto, sia sotto il profilo dell'inve­stitura dell'ente impositore, sia sotto il profilo del­l'inclusione del soggetto, nei cui confronti viene fatto valere, fra quelli tenuti alla contribuzione, nelle quali ipotesi la domanda è diretta a tutelare il diritto soggettivo dello stesso e non essere ob­bligato a prestazioni patrimoniali fuori dei casi previsti dalla legge.

Cass. sez. un. n. 968/1998

A norma del R.D. 13 febbraio 1933, n. 215, l'obbligo di contribuire alle opere eseguite da un consorzio di bonifica nei confronti dei pro­prietari degli immobili siti nel comprensorio sussiste indipendentemente dalla natura agrico­la o extragricola del bene e non è escluso dalla mancata emanazione del decreto ministeriale di determinazione del perimetro di contribuenza di cui all'art. 3 del citato regio decreto.

Cass. n. 7567/1993

A norma dell'art. 2602 c.c., così come modi­ficato dalla L. 10 maggio 1976, n. 377, la causa del contratto di consorzio non è più limitata alla di­sciplina della concorrenza tra imprenditori eser­centi una medesima attività economica e attività economiche connesse, ma ha un ambito più va­sto, grazie al quale tale contratto si rivela concepi­to quale strumento di collaborazione generale fra imprese diverse, volto a realizzare le più razionali ed opportune sinergie. Ne consegue che, già prima dell'entrata in vigore della L. 21 maggio 1981, n. 240, che espressamente contempla tale compito fra le finalità del consorzio, non contrastava con la causa del contratto di consorzio l'acquisizione di aree e la costruzione di capannoni da conferire in proprietà singola ai soci per lo svolgimento delle rispettive attività economiche.

Cass. n. 9709/1990

Un consorzio costituito fra privati per scopi di miglioramento fondiario, rientrando tra i fe­nomeni genericamente associativi, è assoggettato alla disciplina della società semplice per quanto concerne la sua gestione. Ne consegue che esso deve intendersi tacitamente prorogato a tempo indeterminato allorché, scaduto il termine inizialmente stabilito per la sua durata, i consociati continuino a. svolgere operazioni consortili (art. 2273 c.c.).

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