Brocardi.it, il sito dedicato al latino dei giuristi... e molto altro CHI SIAMO   CONSULENZA LEGALE

Articolo 2473

Codice Civile

Recesso del socio

Dispositivo dell'art. 2473 Codice Civile

L'atto costitutivo determina quando il socio può recedere dalla società e le relative modalità. In ogni caso il diritto di recesso compete ai soci che non hanno consentito al cambiamento dell'oggetto o del tipo di società, alla sua fusione o scissione, alla revoca dello stato di liquidazione al trasferimento della sede all'estero alla eliminazione di una o più cause di recesso previste dall'atto costitutivo e al compimento di operazioni che comportano una sostanziale modificazione dell'oggetto della società determinato nell'atto costitutivo o una rilevante modificazione dei diritti attribuiti ai soci a norma dell'articolo 2468, quarto comma. Restano salve le disposizioni in materia di recesso per le società soggette ad attività di direzione e coordinamento.
Nel caso di società contratta a tempo indeterminato il diritto di recesso compete al socio in ogni momento e può essere esercitato con un preavviso di almeno centottanta giorni; l'atto costitutivo può prevedere un periodo di preavviso di durata maggiore purché non superiore ad un anno.
I soci che recedono dalla società hanno diritto di ottenere il rimborso della propria partecipazione in proporzione del patrimonio sociale. Esso a tal fine è determinato tenendo conto del suo valore di mercato al momento della dichiarazione di recesso; in caso di disaccordo la determinazione è compiuta tramite relazione giurata di un esperto nominato dal tribunale, che provvede anche sulle spese, su istanza della parte più diligente; si applica in tal caso il primo comma dell'articolo 1349.
Il rimborso delle partecipazioni per cui è stato esercitato il diritto di recesso deve essere eseguito entro centottanta giorni dalla comunicazione del medesimo fatta alla società. Esso può avvenire anche mediante acquisto da parte degli altri soci proporzionalmente alle loro partecipazioni oppure da parte di un terzo concordemente individuato da soci medesimi. Qualora ciò non avvenga, il rimborso è effettuato utilizzando riserve disponibili o, in mancanza, corrispondentemente riducendo il capitale sociale; in quest'ultimo caso si applica l'articolo 2482 e, qualora sulla base di esso non risulti possibile il rimborso della partecipazione del socio receduto, la società viene posta in liquidazione.
Il recesso non può essere esercitato e, se già esercitato, è privo di efficacia, se la società revoca la delibera che lo legittima ovvero se è deliberato lo scioglimento della società.

Ratio Legis

Il sistema del recesso è imperniato su di un duplice principio:
1) fissazione di cause legali di recesso, per lo più inderogabili (fanno eccezione le due cause di cui all'art. 2437, comma 2), in relazione alle quali si garantisce il diritto di uscita a condizioni tali da assicurare al recedente il valore effettivo della partecipazione;
2) libertà, per le società che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, di prevedere e regolamentare il recesso in via statutaria in ipotesi diverse da quelle stabilite dalla legge.

Relazione al D.Lgs. 6/2003

(Relazione illustrativa del decreto legislativo recante: "Riforma organica della disciplina delle societÓ di capitali e societÓ cooperative, in attuazione della legge 3 ottobre 2001, n. 366.")

Sentenze relative a questo articolo

Cass. n. 9662/2013

In tema di societÓ a responsabilitÓ limitata, la previsione statutaria di una durata della societÓ per un termine particolarmente lungo (nella specie, l'anno 2100), tale da superare qualsiasi orizzonte previsionale anche per un soggetto collettivo, ne determina l'assimilabilitÓ ad una societÓ a tempo indeterminato; ne consegue che, in base all'art. 2473, comma secondo, cod. civ., compete al socio in ogni momento il diritto di recesso, sussistendo la medesima esigenza di tutelare l'affidamento del socio circa la possibilitÓ di disinvestimento della quota da una societÓ sostanzialmente a tempo indeterminato.

Cass. n. 13760/2009

╚ inammissibile il ricorso straordinario per cassazione di cui all'art. 111, settimo comma, Cost. avverso il decreto pronunciato dal giudice designato dal presidente del tribunale, ai sensi dell'art. 28 del D.L.vo 17 gennaio 2003, n. 5, con il quale sia stato nominato, su istanza del socio, l'esperto per la valutazione della sua partecipazione sociale, ai sensi dell'art. 2473, terzo comma, c.c., essendo tale decreto un atto di volontaria giurisdizione privo dei caratteri della decisorietÓ e della definitivitÓ, da un lato perchŔ la stima operata dall'esperto non ha valore decisorio fra le parti ed Ŕ sindacabile dal giudice ove sia manifestamente erronea od iniqua (art. 1349 c.c., richiamato dall'art. 2473 c.c.), dall'altro perchŔ il decreto pu˛ essere revocato o modificato in presenza di nuove circostanze, ai sensi dell'art. 26 del D.L.vo citato; nÚ la conclusione muta ove il ricorrente lamenti la lesione di situazioni aventi rilievo processuale, quali espressione del diritto di azione, atteso che la pronuncia sull'osservanza delle norme sul processo ha la medesima natura dell'atto giurisdizionale cui il processo Ŕ preordinato, e non pu˛ dunque avere autonoma valenza di provvedimento decisorio e definitivo.

Hai un dubbio su questo argomento?
Risolvi il tuo problema!

Scrivi alla nostra redazione giuridica!

Attenzione: prenderemo in esame SOLO richieste scritte in italiano corretto, con adeguata punteggiatura, riferite a quesiti e/o problematiche di natura giuridica.

SEI UN AVVOCATO?
AFFIDA A NOI LE TUE RICERCHE!

Sei un professionista e necessiti di una ricerca giuridica su questo articolo? Un cliente ti ha chiesto un parere su questo argomento o devi redigere un atto riguardante la materia?
Inviaci la tua richiesta e ottieni in tempi brevissimi quanto ti serve per lo svolgimento della tua attività professionale!

Quesiti degli utenti
relativi all'articolo 2473 del c.c.

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

08/10/2016 Toscana
Mario G. chiede
“Siamo 4 soci di una SRL commerciale di articoli tecnici che vive da sempre con i flussi di cassa, non abbiamo capitali o riserve patrimoniali di altra natura se non il magazzino e le attrezzature necessarie allo svolgimento dell'attività(scaffali, pc, ecc) Oltre a noi soci ci sono altri 5 dipendenti, abbiamo un capannone abbastanza piccolo (250mq) di proprietà, che non riusciamo a vendere e attualmente lavoriamo in un altro(500mq) sul quale abbiamo un mutuo che scadrà alla fine del 2017. Un socio con il 23% delle quote vuole recedere ed essere liquidato al valore di mercato in virtù del fatto che lo statuto prevede la durata della società fino al 2060 ed avendo lui 67 anni, in base all'art.2473 c.2 chiede il recesso e la liquidazione al valore di mercato, ossia da stabilire mediante perizia legale entro 180 gg. Pur avendogli già comunicato l'intenzione di acquistare le sue quote, crediamo voglia con questo porsi nella trattativa in una posizione di vantaggio tale per cui, se non arriviamo alle sue pretese, potrebbe obbligare la società alla liquidazione e forse al fallimento. Noi soci di controparte, che abbiamo oltre i 2/3 delle quote, abbiamo pensato di indire una convocazione dei soci per cambiare la durata della società al 2025(quando lui avrà 78 anni) al fine di opporsi al suo recesso, aggiungo la nota che il socio in questione è il fondatore della società ed ha sempre lavorato come amministratore e anche presidente del cda, vorrei anche sottolineare che lui, come tutti noi del cda percepisce un compenso lordo di oltre 60.000 euro/anno più benefit. Aggiungo anche che avendo lui manifestato più volte l'intenzione di ritirarsi in pensione(che già percepisce) abbiamo assunto ben 2 persone da due anni per sostituirlo nelle sue mansioni, ma lui anno dopo anno ha rinviato le sue dimissioni da amministratore e ora addirittura ci ha detto che non intende lasciare fino a quando non verrà liquidato. Tengo a ripetere che abbiamo intenzione di acquistare le sue quote allo stesso valore e alle stesse modalità (5 anni) già pattuito in passato (nel 2004) con un altro socio fondatore che è andato in pensione e con il quale ci siamo trovati subito d'accordo.
In sostanza vorrei sapere se quanto abbiamo deciso è coerente allo scopo di resistere alle sue pretese e salvare l'azienda, tuttavia resta il dubbio di cosa potrebbe succedere allo scadere della durata della società.
Grazie per la risposta”
Consulenza legale i 12/10/2016
Il socio di s.r.l. può recedere dalla società nei casi espressamente previsti per legge o nell’atto costitutivo. La dichiarazione di recesso ha natura di atto unilaterale recettizio, che deve comunque essere legittimato da una delibera dell’assemblea della società: in caso di mancata legittima o di revoca della delibera de quo o, ancora, di messa in liquidazione della società, il recesso non ha effetto.

Nella s.r.l. il socio che recede ha diritto al rimborso del valore della propria partecipazione, determinato in proporzione al valore di mercato del patrimonio sociale al momento della dichiarazione di recesso.

Ai sensi dell’art.2473 c.c. è l’atto costitutivo della s.r.l. che deve indicare le possibilità del diritto di recesso del socio, informazione che nel suo quesito manca.

Ai sensi del secondo comma dell’articolo in commento, il recesso compete al socio in ogni momento (salvo un preavviso di 180 giorni – o maggiore, ove previsto un diverso termine nell’atto costitutivo) solo quando la società sia stata contratta a tempo indeterminato: non è così il vostro caso, posto che la scadenza della s.r.l. è fissata per il 2060; per ciò che concerne la pretesa della liquidazione della quota, è il terzo comma dell’art. 2473 che la stabilisce.
Interessante è l’ultimo comma dell’art. 2473 c.c., il quale prevede che “il recesso non può essere esercitato e, se già esercitato, è privo di efficacia, se la società revoca la delibera che lo legittima ovvero se è deliberato lo scioglimento della società”.
Naturalmente, lo scioglimento della società non è auspicabile, in quanto la stessa è comunque titolare di rapporti attivi. Una delle cause di scioglimento (si vedrà oltre) è proprio la data di scadenza della stessa.

Ciò che possiamo consigliare di fare è di formalizzare la proposta di acquisto delle quote del socio che ha intenzione di recedere, con un’eventuale liquidazione a 5 anni (portando l’esempio già seguito nel 2004: il socio che intende recedere era firmatario della delibera in questione? È presente una statuizione in tal senso nell’atto costitutivo o nello statuto?), lasciando in sospeso la delibera di legittimazione del recesso stesso. Anche perché la proposta di acquisto delle quote equivale – di fatto – al rimborso della quota sociale che spetta al socio in caso di recesso.

Nel caso in cui non si trovasse un accordo in tal senso (che naturalmente sarebbe auspicabile), ben si potrebbe convocare un’assemblea dei soci con cui chiedere l’anticipazione della scadenza della società.

Alla data di scadenza, salvo proroga da comunicarsi secondo gli iter di legge alla Camera di Commercio, la società sarà posta in liquidazione, con conseguente divisione degli utili e delle partecipazioni tra i vari soci. La scadenza della società è infatti una delle cause di scioglimento della stessa.

Testi per approfondire questo articolo