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Articolo 2267 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n.262)

Responsabilità per le obbligazioni sociali

Dispositivo dell'art. 2267 Codice civile

I creditori della società possono far valere i loro diritti sul patrimonio sociale [2268, 2271]. Per le obbligazioni sociali rispondono inoltre personalmente e solidalmente [1292] (1) i soci che hanno agito in nome e per conto della società [38, 41, 2317, 2320, 2331, 2508, 2615] e, salvo patto contrario, gli altri soci [2269, 2280, 2291, 2297, 2740].
Il patto (2) deve essere portato a conoscenza dei terzi con mezzi idonei [1396]; in mancanza, la limitazione della responsabilità o l'esclusione della solidarietà non è opponibile a coloro che non ne hanno avuto conoscenza [2193, 2290, 204 disp.att.c.c.].

Note

(1) Tutti i soci amministratori ai quali è attribuita la rappresentanza della società, indipendentemente da chi tra questi ha realmente contratto l'obbligazione.
L'avverbio "personalmente" deve intendersi nel senso che le obbligazioni sociali saranno escusse con il patrimonio dei soci, come se fossero essi stessi debitori.
(2) Ovvero il patto con cui si esclude che i soci non amministratori e rappresentanti siano illimitatamente responsabili. La possibilità di restringere la responsabilità solo nei confronti di alcuni soci (amministratori) caratterizza la società semplice e la differenzia dalla società in nome collettivo [v. 2291] ove tutti i soci sono inderogabilmente e illimitatamente responsabili e un eventuale patto contrario non avrebbe efficacia nei confronti dei terzi.

Ratio Legis

È da questo articolo che si fa derivare la cd. autonomia patrimoniale imperfetta delle società semplici (ed in generale di tutte le società di persone). Queste società, infatti, pur essendo titolari di un patrimonio distinto dal patrimonio dei singoli soci (autonomia patrimoniale), coinvolgono nelle loro vicende anche i soci che sono illimitatamente e solidalmente responsabili per le obbligazioni sociali. Se si trattasse, invece, di autonomia patrimoniale perfetta [v. 2325] solo la società sarebbe responsabile, con tutto il suo patrimonio, delle obbligazioni sociali. Per cui delle obbligazioni assunte per la società semplice dai soci amministratori forniti di rappresentanza [v. 2266] rispondono: a) il patrimonio sociale (il creditore può cioè chiedere l'adempimento del debito alla società stessa); b) i soci amministratori che hanno agito in nome e per conto della società; c) gli altri soci, salvo patto contrario (in questi ultimi due casi, il creditore sociale può chiedere l'adempimento del debito direttamente ad uno qualsiasi dei soci [v. 2268]).

Massime relative all'art. 2267 Codice civile

Cass. n. 19946/2004

La sentenza di condanna pronunciata in un processo tra il creditore della società ed una società di persone costituisce titolo esecutivo anche contro il socio illimitatamente responsabile, in quanto dall'esistenza dell'obbligazione sociale deriva necessariamente la responsabilità del socio, salvo il beneficio della preventiva escussione del patrimonio sociale; ne consegue che in caso di opposizione del socio contro cui sia stato azionato il credito il giudice deve specificamente procedere all'accertamento della sua effettiva qualità. (Nella specie la S.C. ha cassato per difetto di motivazione la sentenza di merito che aveva omesso di considerare i fatti allegati dal ricorrente per dimostrare di aver perduto la qualità di socio).

Cass. n. 18653/2004

Il rapporto di sussidiarietà che lega la responsabilità dei soci di società di persone rispetto alla responsabilità della società, che per prima può essere chiamata a rispondere dei debiti sociali, non esclude che sia i soci che la società possano essere debitori solidali rispetto alla stessa obbligazione, seppure in grado diverso.

Cass. n. 8305/2003

Se un socio di una società di persone emette in proprio assegni in favore di un creditore della società, deve presumersi che il pagamento sia effettuato al fine di estinguere il debito della stessa. Egli ha, infatti, in polo socio solidalmente ed illimitatamente responsabile per le obbligazioni sociali (salvo, il beneficio della previa escussione del patrimonio sociale ex art. 2304 c.c.), un interesse diretto ad adempiere le obbligazioni gravanti sulla società, e, pertanto, il suo pagamento non può essere considerato come proveniente da un terzo. Ne consegue che, a fronte della eccezione di pagamento sollevata dalla società, incombe al creditore l'onere di dimostrare la diversa causale del pagamento ricevuto.

Cass. n. 12310/1999

La posizione del socio illimitatamente responsabile di una società personale non è assimilabile a quella di un fideiussore, sia pure ex lege, poiché mentre quest'ultimo garantisce un debito altrui e per tale ragione, una volta effettuato il pagamento, ha azione di regresso per l'intero nei confronti del debitore principale e si surroga nei diritti del creditore (artt. 1949 e 1950 c.c.), il socio illimitatamente responsabile risponde con il proprio patrimonio di debiti che non possono dirsi a lui estranei, in quanto derivanti dall'esercizio dell'attività comune (al cui svolgimento, data l'assenza di un'organizzazione corporativa, partecipa direttamente: artt. 2257 e 2258 c.c.), ed è anzi tenuto, ove i fondi sociali risultino insufficienti, a provvedere anche mediante contribuzioni aggiuntive a quelle effettuate all'atto dei conferimenti (art. 2280 c.c.) onde l'impossibilità di ammettere (ex art. 1954 c.c.) un'azione di regresso contro la società del socio che abbia provveduto al pagamento di un debito sociale e l'inapplicabilità degli artt. 1953, 1955 e 1957 c.c., che hanno la loro giustificazione nell'esigenza di salvaguardare la possibilità del regresso del fideiussore. Tali conclusioni non trovano ostacolo nel fatto che anche le società personali costituiscano centri di imputazione di situazioni giuridiche distinti dalle persone dei soci, posto che siffatta soggettività ha carattere transitorio e strumentale, essendo i diritti e gli obblighi ad esse imputati destinati a tradursi in situazioni individuali in capo ai singoli membri.

Cass. n. 4768/1999

Il fatto illecito colposo di uno dei soci di una società di fatto, commesso nell'ambito dell'attività della stessa e per il raggiungimento dei suoi scopi, costituisce illecito della società, ed impegna tutti i soci solidalmente ed illimitatamente, salvo che la responsabilità del socio operatore sia personale, in quanto correlata ad un atto diretto alla lesione dell'altrui diritto, e non coinvolga, quindi, gli altri soci. Tale principio conserva validità anche nella ipotesi in cui sia intervenuta una sentenza penale di assoluzione (per non aver commesso il fatto) nei confronti di uno dei soci, in quanto, operando le statuizioni del giudice penale e di quello civile su piani diversi, l'assoluzione non esclude che la società ed i soci, cui, congiuntamente ed unitariamente è imputato dall'ordinamento l'evento dannoso, ne rispondano civilmente di fronte ai terzi: in tal caso, nei rapporti interni, le conseguenze che da tale affermazione di responsabilità derivano si ripartiscono tra i soci secondo il criterio della partecipazione di ciascuno alle sorti dell'attività collettiva.

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Quesiti degli utenti
relativi all'articolo 2267 Codice civile

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Enrico M. chiede
martedì 07/07/2015 - Trentino-Alto Adige
“Il mio socio (di una SNC) si è avvalso del recesso il 31 marzo 2015 con comunicazione preventiva. Prima del recesso ho provveduto a ridurre l'esposizione bancaria in modo da non utilizzare la parte di fido su cui sussisteva la sua garanzia personale, quindi la banca lo ha sollevato da obbligazioni fideiussorie. Ciononostante vi erano passività bancarie per circa € 50.000,00. Contestualmente ci erano fatture per circa € 50.000,00 emesse prima del 31 marzo e comunque di competenza del periodo ante cessione. Attualmente oltre alle varie fatture da pagare, vi sono anche 2 contratti ante cessione, il primo obbliga la società all'acquisto in 3 anni per circa 80.000, il secondo è un accordo con altra società, stipulato presso lo studio di un legale, per la realizzazione di un software che fino alla data della cessione ha prodotto € 80.000 di lavori di cui solo 10.000 fatturati ante cessione, ma tutti i lavori sono stati svolti nel 2014.
Sto provvedendo pian piano a pagare tutti i debiti, ma ora il mio ex socio mi richiede indietro un finanziamento alla società di € 49.000,00 che per ingenuità credevo fosse un versamento come da precedenti accordi verbali. Purtroppo io ho messo a disposizione della società oltre a 2 anni di lavoro quotidiano senza corrispettivi, anche l'intero costo di un dipendente (di altra mia società) senza mai chiedere alcun corrispettivo. Per un valore di circa 80.000,00.
Se metto in liquidazione la società, lui dovrà pagare per i debiti residui anche in relazione alla quota parte di debiti non pagata dopo la cessione perché interamente sostenuta dal sottoscritto?
Inoltre non mi risulta sia stata fatta la pubblicazione in camera di commercio della cessione come previsto per liberarlo anche dai debiti successivi.
Potrei fatturare ora i miei rimborsi spese e compensi e quelli del collaboratore in prestito con indicazione del periodo di competenza 2014?”
Consulenza legale i 09/07/2015
Il quesito richiede l'analisi della responsabilità del socio di s.n.c. uscito dalla compagine sociale.
L'art. 2267 del c.c. sancisce la responsabilità personale e solidale del singolo socio che abbia agito in nome e per conto della società (nonché degli ulteriori soci, in difetto di patto contrario esternamente opponibile).
Tale responsabilità non termina con l'uscita del socio dalla società: l'art. 2290 del c.c. prescrive che, nelle ipotesi in cui il rapporto sociale si scioglie limitatamente a un socio, questi o i suoi eredi sono responsabili verso i terzi per le obbligazioni sociali fino al giorno in cui si verifica lo scioglimento, il quale va portato a conoscenza dei terzi con mezzi idonei (in mancanza non è opponibile ai terzi che lo hanno senza colpa ignorato).
Il mezzo con cui mettere a conoscenza i terzi del recesso è attualmente il deposito e la relativa iscrizione presso il registro delle imprese.
Se non è stata data l'idonea pubblicità allo scioglimento del rapporto, il socio risponde anche delle obbligazioni sorte dopo il suo recesso. Tuttavia, nei rapporti interni ciò non vale: anche se egli fosse stato costretto a pagare, vanterebbe comunque diritto di regresso per l'intero verso la società e nei confronti degli altri soci rimasti in società (proporzionalmente alla partecipazione sociale).

Purtroppo non è possibile in questa sede indicare analiticamente quali siano i debiti che competono al socio uscito.
Nell’operazione di recesso, il socio che cessa il rapporto con la società viene ad essere liquidato con una somma di denaro che rappresenta il complesso delle attività meno le passività, cui vanno aggiunti avviamento, utili e plusvalenze latenti, tolte le perdite e minusvalenze latenti, il tutto diviso per due (il numero dei soci).
La norma di riferimento è l'art. 2289 del c.c., che stabilisce che nei casi in cui il rapporto sociale si scioglie limitatamente a un socio, egli ha diritto soltanto ad una somma di danaro che rappresenti il valore della quota. La liquidazione della quota è fatta in base alla situazione patrimoniale della società nel giorno in cui si verifica lo scioglimento, e se vi sono operazioni in corso, il socio partecipa agli utili e alle perdite inerenti alle operazioni medesime.

Nel caso di specie, ad esempio, vi erano dei contratti in corso al momento dello scioglimento, per cui ogni utile e perdita ad essi relativa vedrà anche la partecipazione del socio fuoriuscito.

Di regola, poi, quando la società viene posta in liquidazione, ogni socio è chiamato dal liquidatore ad effettuare ulteriori versamenti nella cassa sociale, se i proventi della cessione delle attività della s.n.c. non è sufficiente a coprire i debiti (se si tratta di debiti cui è tenuto a partecipare anche il socio fuoriuscito).

In conclusione, è bene sottoporre l'intera situazione ad un commercialista che possa effettuare il calcolo della quota dovuta al socio uscente, nonché valutare l'opportunità della messa in liquidazione della società e gli effetti sui debiti.

Testi per approfondire questo articolo

  • Le decisioni gestorie dei soci nelle società lucrative

    Editore: Giuffrè
    Collana: Univ. Piemonte or.-Dip. studi impresa
    Data di pubblicazione: novembre 2013
    Prezzo: 19,00 -10% 17,10 €

    Le decisioni dei soci in materia gestionale, in quanto esulano dalle usuali competenze dei partecipanti al capitale per entrare nell'ambito di quelle proprie degli amministratori, hanno caratteristiche peculiari. In un percorso progressivo dalle società di persone alle società di capitali l'autore ne ricostruisce in modo organico la disciplina, dedicando particolare attenzione al fenomeno nell'ambito delle società per azioni e delle società a... (continua)