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Articolo 2056

Codice Civile

Valutazione dei danni

Dispositivo dell'art. 2056 Codice Civile

Il risarcimento dovuto al danneggiato si deve determinare secondo le disposizioni degli articoli 1223 (1), 1226 (2) e 1227 (3) (4).
Il lucro cessante è valutato dal giudice con equo apprezzamento delle circostanze del caso [1226].

Note

(1) Tale norma specifica che il danno patrimoniale consta del c.d. danno emergente (cioè le perdite economiche che il soggetto subisce) e del c.d. lucro cessante (che indica il mancato guadagno) che siano conseguenza immediata e diretta dell'illecito.

(2) L'articolo richiamato ammette una valutazione equitativa del pregiudizio ogni volta che non sia possibile stabilirne la misura precisa.

(3) Tale norma disciplina al primo comma il concorso di colpa del danneggiato stabilendo che quando questo incide sulla causazione dell'evento il risarcimento deve essere diminuito; al secondo comma, invece, tratta l'ipotesi in cui la condotta aggravi i danni e sancisce che non sono risarcibili quelli evitabili con la diligenza ordinaria.

(4) Si noti che la norma non richiama l'art. 1225 del c.c., che stabilisce che, salvo il caso di dolo, sono risarcibili solo i danni prevedibili. Pertanto, l'illecito aquiliano ammette la risarcibilità tanto del pregiudizio prevedibile che di quello non prevedibile.

Ratio Legis

La volontà legislativa è quella di applicare all'illecito aquiliano, in tema di valutazione del danno, la medesima disciplina dettata per l'illecito contrattuale ma in modo più blando, stante il mancato richiamo dell'art. 1225 c.c., e ciò in quanto mentre l'illecito contrattuale esige l'assenza di un precedente contatto tra le parti, quello contrattuale lo presuppone, cosicché sono rilevanti anche i danni colposi non prevedibili.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

801L'art. 2056 del c.c. regola la valutazione dei danni con gli stessi criteri stabiliti nel caso di inadempimento di un'obbligazione preesistente. Il mancato richiamo dell'art. 1225 del c.c. crea però una differenza ed è questa: se l'inadempimento è colposo, non debbono essere risarciti i danni non prevedibili; invece, se il fatto illecito extracontrattuale è doloso o colposo, il danno, prevedibile o no, deve essere risarcito per intero, sempre che tra fatto o danno corra il nesso di causalità. Non si è accolto cosi il principio di commisurare il risarcimento al grado della colpa. Non si è ritenuto necessario dichiarare che sulle somme dovute a titolo di risarcimento decorrono gli interessi dalla data del fatto illecito, anche prima della loro liquidazione, perché tale decorrenza è legittimata dal principio che gli interessi concorrono a completare il risarcimento dovuto. Si è lasciata alla dottrina e alla giurisprudenza la determinazione del momento a cui devesi aver riguardo per la stima del danno; tale determinazione si deduce dal principio acquisito che si deve risarcire il danno certo, presente o futuro, e che le sopravvenienze sono rilevanti solo se integrano una causa di danno non considerata neppure genericamente nel primo accertamento, salve le disposizioni particolari, come in materia di infortuni sul lavoro.

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