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Articolo 1914

Codice Civile

Obbligo di salvataggio

Dispositivo dell'art. 1914 Codice Civile

L'assicurato deve fare quanto gli è possibile per evitare o diminuire il danno [1915].
Le spese fatte a questo scopo dall'assicurato sono a carico dell'assicuratore, in proporzione del valore assicurato rispetto a quello che la cosa aveva nel tempo del sinistro [1907], anche se il loro ammontare, unitamente a quello del danno, supera la somma assicurata, e anche se non si è raggiunto lo scopo, salvo che l'assicuratore provi che le spese sono state fatte inconsideratamente (1).
L'assicuratore risponde dei danni materiali direttamente derivati alle cose assicurate dai mezzi adoperati dall'assicurato per evitare o diminuire i danni del sinistro, salvo che egli provi che tali mezzi sono stati adoperati inconsideratamente [1900].
L'intervento dell'assicuratore per il salvataggio delle cose assicurate e per la loro conservazione non pregiudica i suoi diritti [1913] (2).
L'assicuratore che interviene al salvataggio deve, se richiesto dall'assicurato, anticiparne le spese o concorrere in proporzione del valore assicurato.

Note

(1) Si pensi all'ipotesi in cui, per trovare un veicolo dall'esiguo valore che sia stato rubato, si spenda una cifra enorme per spostamenti, soggetti incaricati di ricercarlo ecc.

(2) L'obbligo di salvataggio si sostanzia nel fare quanto possibile per evitare il prodursi del danno o, se già verificatosi, per diminuirne le conseguenze. Il salvataggio è un onere per l'assicurato ma può essere realizzato anche dall'assicuratore.

Ratio Legis

L'obbligo di salvataggio è espressione del generale principio previsto dall'art. 1227 del c.c. ed è imposto all'assicurato in applicazione del dovere di solidarietà di cui all'art. 2 Cost.: l'assicuratore non può essere chiamato ad indennizzare quanto si sarebbe potuto evitare. Tuttavia, poichè grazie ad esso l'assicuratore vede diminuire il proprio obbligo indennitario, delle spese sopportate per il salvataggio risponde l'assicuratore stesso, salvo che siano irragionevoli.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

Sentenze relative a questo articolo

Cass. n. 29209/2008

Qualora l'azione generatrice del danno si protragga nel tempo, stante il disposto dell'art. 1914 cod. civ., secondo cui l'assicurato deve fare quanto gli è possibile "per evitare il danno", l'obbligo di avviso e di salvataggio, per l'assicurato, sorge in coincidenza dell'atto iniziale dell'azione medesima; peraltro il tempestivo avviso di sini­stro può consentire l'adozione, anche da parte dell'assicuratore, di misure atte a limitare se non ad escludere i danni, dovendosi considerare di salvataggio gli interventi che si inseriscono nel processo causale, già introdotto dal sinistro, e che si palesano idonei, secondo le, cognizioni tecni­che, ad impedire che tale processo si completi e si produca, in tutto o in parte, il danno. (Nella specie, in relazione ad una polizza che assicurava, tra l'altro, il rischio da mancato freddo, ricomprendendo anche l'ipotesi di colpa grave dell'as­sicurato e prevedendo l'obbligo, per quest'ultimo, di dare immediato avviso all'assicuratore della mancata o anormale produzione o distribuzione del freddo prolungatasi oltre le sei ore, la S.C. ha accolto il ricorso, ritenendo che l'obbligo di avviso era sorto, a carico dell'assicurato, prima ancora del verificarsi dell'evento, ossia quando non si era ancora verificata la lesione dell'interesse protetto dall'assicurazione).

Cass. n. 1749/2005

In tema di contratto d'assicurazione, indi­viduato il rischio assicurato, vanno considerati di salvataggio (art. 1914 c.c.) gli interventi che, inserendosi nel processo causale, risultano idonei ad impedire la produzione (in tutto o in parte) o il completamento del danno, con diritto di rivalersi nei confronti dell'assicuratore delle spese a tale scopo affrontate o del danno dall'assicurato subito per il salvataggio (diritto autonomo ed indi­pendente dal credito indennitario), anche quando, aggiungendosi al danno prodotto da sinistro, vie­ne in tal modo a risultare superata la somma as­sicurata, ed anche se l'attività di salvataggio non sortisce buon esito, sempre che le dette spese e tali danni risultino, rispettivamente, effettuate «non sconsideratamente» e conseguenti a condotta con­forme al canone della diligenza del buon padre di famiglia (In applicazione del suindicato principio la Corte Cass. ha rigettato le censure avverso l'im­pugnata sentenza, affermando che, avuto riguardo a contratto di subfornitura avente ad oggetto la progettazione, la costruzione ed il montaggio di un reattore — Cosiddetto cartuccia — consistente in un contenitore cilindrico d'acciaio inossidabile ed avente funzione di catalizzatore, correttamente la Corte del merito aveva nel caso, individuato — con il sussidio di strumenti interpretativi adeguati — il rischio assicurato, considerato come «di salvataggio» le spese di riparazione sostenute per evitare la totale distruzione di detto reattore in conseguenza di un verificatosi surriscaldamento anomalo, ponendole a carico della compagnia as­sicuratrice, anche se eccedenti l'ammontare della somma assicurata).

Cass. n. 2909/2002

In tema di contratto di assicurazione per il rischio di furto, l'obbligo di salvataggio che incombe sull'assicurato comporta che questi debba adoperarsi con la diligenza del buon padre di famiglia per il recupero del bene rubato e che tale dovere permanga anche nel corso del giudi­zio intentato contro l'assicuratore per conseguire l'indennizzo. La valutazione del comportamento omissivo dell'assicurato integra un giudizio di fatto devoluto al giudice di merito, incensurabile in cassazione tranne che per vizio di motivazione. (Fattispecie in cui l'assicurato, nonostante la segnalazione della compagnia assicuratrice che l'autovettura rubata trovavasi sottoposta a seque­stro penale in Croazia, non si era attivato per il recupero).

Cass. n. 8352/1987

Qualora le parti abbiano espressamente subordinato l'operatività della garanzia assicu­rativa, all'adozione, da parte dell'assicurato, di determinate misure di sicurezza, il giudice non può sindacare la loro concreta idoneità ad evitare l'evento dannoso e la loro inosservanza non fa sorgere l'obbligo dell'assicuratore di corrisponde­re l'indennizzo, ove l'evento si verifichi indipen­dentemente da tale inosservanza, e ciò non per la violazione dell'obbligo di salvataggio di cui all'art. 1914 c.c., bensì perché non si è realizzato l'oggetto stesso del contratto di assicurazione. (Nella spe­cie, alla stregua del citato principio, la Suprema Corte ha confermato la pronuncia di merito che aveva disatteso l'eccezione dell'assicurato circa la ininfluenza dell'omissione di determinate misure di sicurezza alle finestre, come indicato in poliz­za, malgrado il furto fosse avvenuto attraverso la porta, sul rilievo che l'adozione di tali misure era stata considerata dalle parti come condizione «es­senziale» di efficacia del contratto).

Cass. n. 238/1984

In materia di assicurazione contro i danni, l'obbligo di salvataggio, imposto all'assicurato dall'art. 1914 c.c., consiste nel compimento di attività volta ad evitare il sinistro e, questo veri­ficatosi, ad evitare il danno o ad attenuarlo, e la sua inosservanza, dolosa o colposa, comporta, ai sensi dell'art. 1915 c.c., la liberazione totale o par­ziale dell'assicuratore dalla sua obbligazione. In detta previsione normativa non può farsi rientra­re, nello specifico campo dell'assicurazione della responsabilità civile, l'obbligo assunto dall'as­sicurato di dare tempestiva comunicazione delle richieste giudiziali del danneggiato, derivante da una clausola pattizia di gestione della lite da parte dell'assicuratore, trattandosi di comportamento che esula dalla sfera di incidenza sul danno, già verificatosi ed esauritosi nella dinamica del fatto dannoso, e che si ricollega ad un obbligo, non legale, ma contrattuale, la cui inosservanza può solo comportare, secondo le regole ordinarie, il diritto dell'assicuratore al risarcimento dei danni, se e nella misura in cui ne venga provata la sus­sistenza.

Cass. n. 3665/1982

In tema di assicurazione contro i danni, un comportamento positivo o negativo dell'assicura­to, la cui incidenza sulla copertura assicurativa non sia espressamente prevista dalla polizza, può escludere o ridurre il diritto all'indennizzo, sotto il profilo dell'inosservanza dell'obbligo di salva­taggio di cui all'art. 1914 c.c., solo quando sia in rapporto di causalità con il verificarsi dell'evento. Pertanto, in ipotesi di assicurazione contro il furto di autoveicoli, la mancata chiusura a chia­ve delle portiere non spiega effetti sull'obbligo dell'assicuratore, ai sensi della suddetta norma, qualora, alla stregua di ogni circostanza del caso concreto, demandata alla valutazione del giudice del merito, risulti l'irrilevanza di detta omissione rispetto alla consumazione del furto (nella specie, in relazione al fatto che l'autovettura era munita di «bloccasterzo», e che la chiusura delle portiere non avrebbe costituito alcun serio ostacolo per il ladro).

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