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Articolo 1892

Codice Civile

Dichiarazioni inesatte e reticenze con dolo o colpa grave

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Dispositivo dell'art. 1892 Codice Civile

Le dichiarazioni inesattee le reticenze del contraente, relative a circostanze tali che l'assicuratore non avrebbe dato il suo consenso o non lo avrebbe dato alle medesime condizioni se avesse conosciuto il vero stato delle cose, sono causa di annullamento del contratto quando il contraente ha agito con dolo o con colpa grave [1893, 1894, 1898] (1). L'assicuratore decade dal diritto d'impugnare il contratto se, entro tre mesi dal giorno in cui ha conosciuto l'inesattezza della dichiarazione o la reticenza, non dichiara al contraente di volere esercitare l'impugnazione. L'assicuratore ha diritto ai premi relativi al periodo di assicurazione in corso al momento in cui ha domandato l'annullamento e, in ogni caso, al premio convenuto per il primo anno. Se il sinistro si verifica prima che sia decorso il termine indicato dal comma precedente, egli non è tenuto a pagare la somma assicurata. Se l'assicurazione riguarda più persone o più cose, il contratto è valido per quelle persone o per quelle cose alle quali non si riferisce la dichiarazione inesatta o la reticenza (2).

Note

(1) La norma disciplina l'ipotesi in cui il contraente, al momento della conclusione del contratto, ha agito con un comportamento doloso o, comunque, con grossolana negligenza e con le sue dichiarazioni, non corrispondenti al vero, non ha consentito all'assicuratore di avere una chiara conoscenza del rischio da assicurare. Per l'assicuratore è molto importante poter valutare con precisione il rischio da assumere al fine di decidere se accettare o meno il trasferimento del rischio e di determinare con esattezza la somma (premio) che l'assicurato dovrà pagare.

(2) La norma considera l'ipotesi in cui le dichiarazioni non corrette si riferiscono soltanto ad alcuni elementi oggetto del contratto. In tale ipotesi il contratto rimane valido per le persone o le cose per le quali è stata data una veritiera rappresentazione del rischio.


Ratio Legis

La norma mira a tutelare l'assicuratore nel caso in cui l'assicurato con dolo o colpa grave ha ingannato l'assicuratore dando una rappresentazione non veritiera della situazione (es.: nell'assicurazione contro le malattie, ha taciuto una patologia già esistente) allo scopo di ottenere migliori condizioni di contratto (es.: pagare un premio inferiore). La norma vuole consentire all'assicuratore di ottenere un'esatta valutazione del rischio da assumere. L'azione di annullamento riconosciuta all'assicuratore ha proprio la finalità di tutelare l'assicuratore rendendo il contratto inefficace.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

751Nel sistaana del codice di commercio le dichiarazioni false, inesatte o reticenti producevano sempre la nullità del contratto; l'eventuale stato di buona fede da parte dell'assicurato provocava la sola conseguenza di esonerarlo dall'obbligo di corrispondere i premi che, nel caso di mala fede, erano invece dovuti non ostante la nullità del contratto (articolo 429).
Un rigore del genere aveva suscitato molte critiche, specialmente perché faceva venir meno il contratto anche per la più lieve inesattezza incorsa nelle dichiarazioni dall'assicurato, causata da errore scusabile. La critica era stata accolta dagli assicuratori, che vi avevano rimediato in alcuni casi mediante la c. d. clausole di incontestabilità, le quali implicavano un apprezzamento benevolo della situazione dell'assicurato quando non fosse stato in dolo o in colpa grave.
E infatti il nuovo codice solo all'ipotesi in cui il contraente sia stato in dolo o colpa grave riconnette l'annullamento del contratto; ma paraltro sottopone l'azione relativa a dacadenza qualora l'assicuratore non dichiari, entro un breve termine, di volerla esercitare. Se il contraente ha agito senza dolo o colpa grave, si prevede il solo diritto dell'assicuratore di recedere dal contratto entro un termine stabilito dalla stessa legge (art. 1893 del c.c., primo comma); in modo che la continuazione dell'assicurazione è talvolta resa possibile, qualora l'assicuratore ritenga che la falsità, l'inesattezza e la reticenza non abbiano prodotto intollerabili turbamenti nell'economia del contratto. Nel caso di dolo o colpa grave l'assicurato rimane scoperto di assicurazione durante il termine assegnato all'assicuratore per dichiarare di volere esercitare l'azione (art. 1892 del c.c., terzo comma); se non vi è stato dolo o colpa grave, e fino al termine consentito per il recesso, l'importo della somma assicurata è ridotto nella stessa proporzione in cui il premio convenuto si trova rispetto a quello che sarebbe stato applicato se l'assicuratore avesse conosciuto la verità (art. 1893 del c.c. secondo comma): dati i progressi tecnici dell'industria assicurativa non è difficile determinare il premio in astratto con riferimento alla realtà del rischio, apparsa sueccessivamente alla conclusione del contratto. Quanto ai premi convenuti, essi sono dovuti così se il contraente abbia agito senza dolo o colpa grave (il che è ovvio dato che il rischio, in tal caso, resta ugualmente coperto, per quanto in proporzione minore), come se il contraente sia stato in dolo o colpa grave (a titolo di risarcimento del danno).

Sentenze relative a questo articolo

Cass. n. 16406/2010

In tema di assicurazione contro gli infortu­ni, l'onere imposto dall'art. 1892, cod. civ., all'assicuratore, di manifestare, allo scopo di evitare la decadenza, la propria volontà di esercitare l'azio­ne di annullamento del contratto, per le dichia­razioni inesatte o reticenti dell'assicurato, entro tre mesi dal giorno in cui ha conosciuto la causa dell'annullamento, non sussiste quando il sinistro si verifichi prima che sia decorso il termine sud­detto ed ancora più quando il sinistro si verifichi prima che l'assicuratore sia venuto a conoscenza dell'inesattezza o reticenza della dichiarazione, essendo sufficiente, in tali casi, per sottrarsi al pa­gamento dell'indennizzo, che l'assicuratore stesso invochi, anche mediante eccezione, la violazione dolosa o colposa dell'obbligo posto a carico del­l'assicurato di rendere dichiarazioni complete e veritiere sulle circostanze relative alla rappresen­tazione del rischio.

Cass. n. 14069/2010

In tema di contratto di assicurazione che co­pra le spese per ricoveri da malattia, l'inesattezza delle dichiarazioni o le reticenze cui fanno rife­rimento gli artt. 1892 e 1893 c.c. non necessaria­mente presuppongono la consapevolezza da parte del contraente di essere affetto dalla specifica malattia che abbia poi dato luogo al sinistro, ma possono essere integrate da qualsiasi circostanza sintomatica del suo stato di salute che l'assicura­tore abbia considerato potenzialmente rilevante ai fini della valutazione del rischio, domandandone di esserne informato dal contraente tramite la compilazione di un questionario. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che, in base a motivazione carente ed incongrua, aveva ritenu­to irrilevanti le reticenze dell'assicurata in ordine alla specificazione, in apposito questionario, degli accertamenti diagnostici effettuati in epoca appe­na precedente alla stipula della polizza, indicati soltanto come "esami di routine", pretermettendo di valutare il contesto patologico che aveva dato luogo a detti accertamenti e conferendo, invece, improprio rilievo alla circostanza che gli stessi esami avevano poi avuto esito negativo).

Cass. n. 11/2010

In tema di assicurazione, a norma dell'art. 1892, secondo e terzo comma, c.c., se l'assicura­tore viene a conoscenza di dichiarazioni inesatte dell'assicurato - ascrivibili a sua dolosa preordina­zione o a grave errore di valutazione e tali da influire sulla valutazione del rischio - solo a seguito del verificarsi dell'evento oggetto di assicurazione, egli può limitarsi a rifiutare il pagamento del­l'indennità, eccependo la violazione di un onere cha la legge pone a carico dell'assicurato; nel caso in cui, invece, l'assicurazione abbia ad oggetto un rischio continuato, l'assicuratore, venuto a cono­scenza della colpevole reticenza dell'assicurato, ha l'onere di rendere noto, nel termine di tre mesi indicato dall'art. 1892, secondo comma, c.c., se intenda impugnare o meno il contratto, e ciò allo scopo di evitare il pagamento dell'indennità per i rischi futuri.

Cass. n. 22809/2009

Nell'assicurazione per conto di chi spetta, come nell'assicurazione per conto altrui, poiché il diritto dell'assicurato nasce così come lo aveva costituito lo stipulante, sono a lui opponibili da parte dell'assicuratore le stesse eccezioni di carat­tere reale opponibili al contraente in dipendenza del contratto assicurativo, mentre sono inopponi­bili all'assicurato le eccezioni che sono estranee al contratto e quelle personali ai precedenti titolari dell'interesse assicurato o al solo contraente. (Nella specie, riguardante un contratto di as­sicurazione stipulato dall'Associazione Nazionale Libera Caccia in favore di un associato, la S.C., respingendo il ricorso, ha rilevato la correttezza della sentenza di merito che aveva rigettato la domanda di pagamento dell'indennizzo propo­sta da quest'ultimo, ritenendo che la compagnia di assicurazioni fosse legittimata ad eccepire il mancato tempestivo pagamento del premio da parte della suddetta associazione, sebbene a que­st'ultima l'associato lo avesse regolarmente versa­to).

Cass. n. 8670/2009

Nell'assicurazione per conto di chi spetta o per conto altrui, il contraente ha l'obbligo, de­rivante dal generale principio di buona fede, di informare l'assicurato sia dell'esistenza dell'assi­curazione, sia delle condizioni contrattuali e degli eventuali limiti posti "ex contractu" all'esercizio del diritto al pagamento dell'indennizzo; la violazione di tale obbligo comporta l'inopponibilità all'assicurato delle eccezioni fondate sul contratto delle quali egli non ha avuto contezza.

Cass. n. 8063/2008

Nell'assicurazione contro i rischi di danni alla merce trasportata, stipulata per conto di chi spetta, la persona legittimata a domandare l'indennizzo è il destinatario se il trasporto vie­ne affidato dal venditore ad un vettore o ad uno spedizioniere, perché in tal caso per effetto della consegna delle merce alla persona incaricata del trasporto si trasferisce in capo al destinatario il rischio del perimento di essa, ai sensi dell'art. 1510 c.c. Quando, invece, il venditore provvede da sé a trasportare la merce al domicilio del compratore, non può trovare applicazione la disciplina di cui al citato art. 1510, con la conseguenza che, in caso di perimento della merce durante il trasporto e prima della consegna al compratore, legittimato a domandare il pagamento dell'indennizzo as­sicurativo è il venditore.

Cass. n. 26253/2007

Nell'assicurazione per conto di chi spetta ha diritto all'indennità chi al momento dell'evento dannoso risulti proprietario della cosa o titolare di un diritto reale o di garanzia su di essa, men­tre il contraente, anche quando si trova in una relazione di custodia con la cosa, può pretendere l'indennità in luogo dell'avente diritto se quest'ul­timo presti il proprio consenso ovvero se ciò sia previsto da apposita clausola. (Nella fattispecie, relativa ad un contratto di assicurazione stipulato dal vettore in favore del proprietario delle cose trasportate, la S.C. ha rigettato il ricorso avverso la sentenza di merito che aveva dichiarato la ca­renza di legittimazione del vettore ad agire contro l'assicuratore per il pagamento dell'indennizzo, a seguito della rapina su un furgone portavalori, dal momento che i valori perduti non appartenevano al vettore, ma ad altro soggetto, e che non poteva ravvisarsi nel comportamento dell'assicurato, che non aveva profittato dell'assicurazione, il di lui «espresso consenso» a che il contraente eserci­tasse i diritti derivanti dalla polizza, ai sensi del secondo comma dell'art. 1891 c.c.).

Cass. n. 18514/2007

In tema di assicurazione per conto di chi spetta nella vendita di cose mobili da trasporta­re da un luogo all'altro, il diritto all'indennizzo nell'ipotesi di perimento delle cose consegnate va riconosciuto non al mittente-venditore, bensì all'acquirente destinatario della merce in quanto titolare dell'interesse tutelato dalla garanzia as­sicurativa, dovendosi fare applicazione dell'art. 1510, secondo comma, c.c., per cui il venditore, rimettendo al vettore o allo spedizioniere le cose oggetto della vendita, non solo si libera dell'obbli­gazione della loro consegna e dei rischi connessi al loro perimento, ma trasferisce all'acquirente, salvo patto contrario, anche la loro proprietà, con la conseguenza che, a seguito di detta consegna, la qualità di assicurato si trasferisce dal venditore all'acquirente.

Cass. n. 9053/2007

In tema di assicurazione per conto altrui o per conto di chi spetta, l'art. 1891, secondo comma, c.c., nel prescrivere che ai fini dell'eserci­zio dei diritti derivanti da detto contratto da parte del contraente è richiesto che l'assicurato abbia espresso in proposito il proprio consenso, impli­ca che tale consenso non può essere validamente manifestato attraverso un comportamento che si attui secondo modalità diverse da una dichiara­zione esplicita, anche se, perseguendo obiettivi immediati eventualmente diversi, sia tuttavia idoneo a rivelare in modo univoco la volontà del soggetto. Peraltro, la citata norma non richiede che siffatta dichiarazione sia rivolta specifica­mente all'assicuratore, sicché nulla impedisce che la stessa manifestazione del consenso sia ravvisa­bile anche in una dichiarazione resa al contraente della polizza, il quale risulterebbe conseguente­mente legittimato, in base a tale presupposto, ad esercitare i predetti diritti derivanti dal contratto con atti ed efficacia interruttiva della prescrizio­ne. (Nella specie, relativa ad una controversia in cui il ricorrente aveva convenuto in giudizio l'azienda datrice di lavoro e la compagnia assicu­ratrice chiedendo la condanna di quest'ultima e in subordine anche della prima al pagamento de­gli indennizzi previsti dalla polizza assicuratrice contro gli infortuni stipulata dall'azienda per le lesioni subiti in un incidente occorso lungo il percorso per recarsi ad un incontro di lavoro, la Suprema Corte ha cassato con rinvio la sentenza impugnata perché venisse deciso sulla questione dell'interruzione della prescrizione verificando la sussistenza o meno di fatti idonei a produrre l'interruzione stessa, in relazione ad una valida dichiarazione di consenso dell'assicurato all'eser­cizio da parte del contraente dei diritti derivanti dal contratto sulla base degli atti ritualmente acquisiti al processo, che avrebbero potuto essere esaminati anche d'ufficio dal giudice adito, che aveva invece omesso tale indagine).

Cass. n. 5849/2007

In tema di contratto di assicurazione, a fron­te di dichiarazioni inesatte o reticenti dell'assicu­ratosu circostanze relative alla valutazione del rischio, che siano ascrivibili a dolo o colpa grave di quest'ultimo, la norma dell'articolo 1892 c.c: da ritenersi applicabile al caso di polizza infortuni ed anche, come nella specie, di «prima salute» — conferisce all'assicuratore, nel concorso dell'ulte­riore requisito della rilevanza delle dichiarazioni sulla formazione del consenso dell'assicuratore medesimo, sia il rimedio della impugnazione del contratto, previa manifestazione di una volontà in tal senso nel termine di decadenza di tre mesi dalla conoscenza di quel comportamento doloso o gravemente colposo, sia la facoltà — qualora l'evento si verifichi prima della scadenza di detto trimestrale ed a maggior ragione prima dell'inizio del suo decorso — di rifiutare il pagamento dell'indennizzo eccependo la causa di annullamento del contratto. 

Cass. n. 9284/2005

L'assicurazione per conto altrui o per conto di chi spetta — fattispecie contrattuale stipulata da un interposto a favore di un terzo onde far conseguire a quest'ultimo un servizio (quello, cioè, di assicurazione) — si configura, sul piano morfolo­gico, quale vicenda negoziale sui generis di con­tratto a favore di terzo (come dimostrato dalla tipicità della regolamentazione di cui all'art. 1891 c.c. e dalla considerazione che, in caso di piena identità tra le due fattispecie, non sarebbe sorta la necessità di una specifica normativa al riguardo), sicché ad essa si applicano tanto le norme proprie dell'istituto ex art. 1411 ss. c.c., quanto quelle del contratto di assicurazione nella parte in cui dero­gano ai principi generali dettati dalla-legge per il contratto a favore di terzo. Ne consegue che, con specifico riferimento al requisito dell'« interesse» questo risulta, nell'assicurazione ex art. 1891, di duplice natura e di diverso contenuto, dovendo esso venir valutato, ai fini della validità del con­tratto, sia con riguardo alla posizione dell'as­sicurato-terzo, a norma dell'art. 1904 c.c., sia con riferimento alla posizione dello stipulante, a nor­ma dell'art. 1411 c.c. sotto il primo profilo, l'interesse assicurativo sottende, nella sostanza, una relazione ,economica tra un soggetto e un bene esposto a rischio in rapporto ad un evento futuro potenzialmente dannoso : (dovendo, per l'effetto, risultarne una posizione soggettiva giuridicamen­te qualificata e non un interesse di mero fatto); sotto il secondo aspetto; ferma l'operatività del principio generale dell'art. 1411 c.c., l'interesse in discorso non deve: giocoforza assumere caratteri di giuridicità, potendo; per converso, risolversi in una situazione soggettiva di mero fatto, morale o di immagine (nell'affermare il principio di diritto che precede, la Corte ha cassato la sentenza di merito che aveva escluso la estensibilità ai medici non dipendenti da una casa di cura di un con­tratto di assicurazione stipulato dalla detta casa di cura, rilevando ancora che, attesa la natura contrattuale della responsabilità della struttura sanitaria nei confronti del paziente, quest'ultima ben avrebbe potuto essere chiamata a rispondere dell'inadempimento della prestazione medico-professionale del sanitario pur in assenza di un rapporto di lavoro subordinato con quest'ultimo). 

Cass. n. 18223/2003

In riferimento al contratto di assicurazione di cose, il cessionario dei diritti derivanti dal con­tratto viene a trovarsi nella stessa condizione in cui si sarebbe trovato, nei confronti della società assicuratrice, il cedente, e quindi gli sono opponibili tutte le eccezioni opponibili al cedente; ne consegue che se il cedente si rende responsabile di negligenze tali da provocare l'inoperatività della garanzia assicurativa, nessun indennizzo assicu­rativo spetterà al cessionario. (Nel caso di specie, in applicazione di tale principio di diritto, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva negato il diritto all'indennizzo in capo alla ditta proprietaria di merci vendute «contro documen­ti» che le aveva assicurate dai rischi dei trasporto con assicurazione «per conto di chi spetta» per l'irregolarità del comportamento del destinatario della merce, che l'aveva lasciata a lungo nel luogo di destinazione, incustodita, prima di andarla a ritirare constatando l'avvenuto furto).

Cass. n. 17840/2003

In tema di assicurazione contro i danni, qualora l'impresa assicuratrice abbia chiesto ed ottenuto dall'assicurato, con apposito questiona­rio, specifiche informazioni sulle circostanze af­ferenti il rischio dedotto in contratto, la mancata inclusione, fra i quesiti così formulati, di deter­minati profili di fatto evidenzia un atteggiamento di indifferenza dell'assicuratore medesimo, nel senso di estraneità dei profili stessi all'ambito del proprio interesse di conoscenza, valutabile al fine dell'esclusione a carico dell'assicurato che li abbia taciuti di un comportamento reticente, secondo la previsione degli artt. 1892 e 1893 c.c. (In applicazione del suindicato principio, la S.C. ha ritenuto né illogica né incongrua la motivazione del giudice del merito che, argomentando dalla prassi comune delle compagnie di assicurazione di richiedere all'assicurato di fornire specifiche e dettagliate informazioni in apposito questionario, ha ritenuto in assenza nella parte stampata della proposta e di ogni altra richiesta anche informale, che l'assicuratore avesse nel caso dimostrato in­differenza rispetto a particolari circostanze, delle quali lo stesso assicuratore non aveva saputo dimostrare la potenziale influenza contraria alla determinazione del suo consenso). 

Cass. n. 4917/2003

Nell'assicurazione per conto di chi spetta o per conto altrui — la cui stipula impedisce al contraente l'esercizio dei diritti derivanti dal con­tratto, salvo che non vi consenta esplicitamente o implicitamente l'assicurato, che li acquista direttamente, senza la preventiva dichiarazione di voler profittare del contratto — il contraente ha l'obbligo di informare l'assicurato dell'esistenza dell'assicurazione, alla luce della peculiare configurazione della fattispecie contrattuale de qua, della conseguente estraneità del terzo beneficia­rio alla stipulazione, del principio di buona fede nell'esecuzione del contratto, tale obbligo rivestendo, per l'effetto, natura contrattuale.

Cass. n. 3165/2003

L'elemento soggettivo per l'annullamento del contratto di assicurazione nel caso di dichia­razioni inesatte o di reticenze da parte dell'as­sicurato (art. 1892, c.c.) non richiede che questi ponga in essere artifici o altri mezzi fraudolenti. Pertanto, quanto al dolo, è sufficiente la sua co­scienza e volontà di rendere una dichiarazione inesatta o reticente, e, quanto alla colpa grave, che la dichiarazione inesatta o reticente sia frutto di una grave negligenza inerente al mo­mento della coscienza dell'inesattezza o della dichiarazione della notizia, occorrendo che l'assicurato abbia consapevolezza della importanza dell'informazione; a quest'ultimo fine, ed allo scopo di delimitare l'obbligo dell'assicurato, l'as­sicuratore è, perciò, tenuto ad indicare le circo­stanze che egli intende conoscere.

Cass. sez. un. n. 5556/2002

All'assicurazione per conto di chi spetta, disciplinata dall'art. 1891 c.c., non è applicabile, attesa la sua natura indennitaria, l'art. 1411, terzo comma, c.c., il quale, in tema di contratto a fa­vore di terzi, legittima lo stipulante a beneficiare della prestazione ove il terzo rifiuti di profittarne; ne consegue che, nel, caso in cui il contratto di assicurazione non sia stato stipulato dal vettore in favore del proprietario delle cose trasportate; è da escludere che il primo possa beneficiare del­l'indennità ancorché l'assicurato non abbia profit­tato dell'assicurazione, avendo preferito chiedere il risarcimento del danno al vettore. Né da tale comportamento dell'assicurato può trarsi il di lui «espresso consenso» a che il contraente eserciti, secondo quanto prevede il secondo comma del citato art. 1891, i diritti derivanti dalla polizza, atteso che esso palesa soltanto il rifiuto dell'as­sicurato di avvalersi dell'assicurazione, ma nulla esprime in ordine all'esercizio, da parte dello stipulante, dei diritti derivanti dall'assicurazione medesima.

Cass. n. 10292/2001

Le dichiarazioni inesatte o reticenti di cui agli artt. 1892 e 1893 c.c. sono le dichiarazioni rese al momento del contratto di assicurazione che impediscono all'assicuratore di valutare le circo­stanze influenti sul verificarsi dell'evento dannoso assicurato, aumentandone o riducendone l'alea, con conseguente riflesso sul consenso dell'assicuratore o sulle condizioni contrattuali: in quanto tali, esse non incidono sull'oggetto del rischio assicurato, che rimane tale anche in presenza di dichiarazioni inesatte o reticenti, ma toccano il quadro circostanziale nel quale l'assicuratore ha assunto a suo carico il rischio stesso. Ne consegue che, allorché si controverta se l'infortunio profes­sionale (nella specie verificatosi nel corso di lavori manuali) sia o meno indennizzabile in relazione al tipo di attività (dirigente di azienda agricola) che l'assicurato, al momento della stipulazione del contratto, aveva dichiarato di svolgere, si è fuori dall'ambito di applicabilità degli artt. 1892 e 1893 c.c., discutendosi non di un vizio nella formazione del consenso dell'assicuratore determinato da dichiarazioni inesatte o reticenti, ma dell'individua­zione del rischio assicurato (ossia, nella specie, se attività, assicurata contro gli infortuni, com­prenda o meno anche i lavori manuali), problema quart'ultimo, da risolversi attraverso l'interpreta­zione delle clausole di polizza, secondo i criteri ermeneutici posti dagli artt. 1362 ss. c.c. 

Cass. n. 8139/2001

L'art. 1892 c.c., in tema di dichiarazioni inesatte o reticenti dell assicurato, prevede un ipotesi di annullamento del contratto sempreché al riguardo venga proposta apposita domanda, in difetto della quale alla violazione della norma non può ricollegarsi l'effetto — non previsto dalla norma in esame — della inoperatività del con­tratto assicurativo.

Cass. n. 3962/1999

La conoscenza delle concrete circostanze. del rischio, da parte di agenti, incaricati o di­pendenti della società assicuratrice, comporta la conoscenza legale delle suddette circostanze anche da parte della società, a condizione che i soggetti suddetti siano forniti del potere di rappresentanza dell'ente. Anche in assenza del potere di rappresentanza, tuttavia, non può escludersi che l'incaricato della compagnia di assicurazioni abbia trasferito alla propria mandante le cono­scenze acquisite in relazione al rischio assicurato, ma è necessario che tale effettiva trasmissione di conoscenza sia concretamente provata dall'as­sicurato, anche per mezzo di presunzioni.

Cass. n. 2815/1999

In tema di dichiarazioni inesatte o di reti­cenze dell'assicurato, quest'ultimo può evitare l'annullamento del contratto d'assicurazione pro­vando che l'assicuratore conosceva, prima della conclusione del contratto, le circostanze relative alla dichiarazione inesatta od alla reticenza; tuttavia, la conoscenza da parte dell'impresa assicurativa non può essere confusa con quella dei soggetti che non hanno il potere di rappresen­tarla, il cui stato soggettivo è irrilevante, come può desumersi dall'art. 1391 c.c., che attribuisce rilevanza nei confronti del dominus del negozio allo stato soggettivo del rappresentante, ma non anche di chi abbia svolto una qualunque attività nel suo interesse, quali il procacciatore d'affari o l'agente privo di rappresentanza. Peraltro, può es­sere provato che i soggetti indicati abbiano trasferito la loro conoscenza all'assicuratore.

Cass. n. 6644/1998

Nell'ipotesi di contratto di assicurazione per conto di chi spetta (art. 1891 c.c.) di cose mobili da trasportare da un luogo ad un altro, presuppo­sto per l'esercizio da parte dell'assicuratore del­l'azione surrogatoria ex art. 1916 c.c., è il versa­mento dell'indennizzo da parte dell'assicuratore al titolare dell'interesse tutelato dalla garanzia assicurativa. Tale titolarità, nell'ipotesi di perdita delle cose consegnate al vettore, va ravvisata in capo all'acquirente destinatario della merce e non in capo al mittente venditore, in applicazione dell'art. 1510 c.c., in forza del quale il venditore mittente rimettendo al vettore o allo spedizio­niere le cose oggetto della vendita non solo si libera dell'obbligazione della loro consegna e dei rischi connessi al loro perimento, ma trasferisce all'acquirente, salvo patto contrario, anche la loro proprietà, con la conseguenza che la qualità dell'assicurato con detta consegna si trasferisce dal venditore all'acquirente.

Cass. n. 2576/1997

Se l'assicuratore è venuto a conoscenza del­l'inesattezza delle dichiarazioni e delle reticenze dell'assicurato (art. 1892 c.c.) soltanto dopo il verificarsi del sinistro, può sia rifiutare il paga­mento della somma assicurata in via di eccezione inadimplenti non est adimplendum sia agire per l'accertamento di tale inadempimento dell'assicu­rato, senza bisogno di impugnare il contratto di assicurazione.

Cass. n. 8658/1995

Nell'assicurazione per conto altrui o per conto di chi spetta, prevista dall'art. 1891 c.c., il terzo acquista i diritti derivanti dal contratto di assicurazione nel momento in cui si verifica il fat­to dannoso ed, allorché richieda l'esecuzione del contratto e l'adempimento delle relative obbliga­zioni, è sufficiente, secondo il generale principio vigente in materia contrattuale, che provi il titolo che costituisce la fonte del diritto vantato, ossia l'esistenza del contratto e, quindi, dell'obbligo che si assume adempiuto. Pertanto, nel caso in cui l'assicuratore eccepisca la prescrizione del diritto ad ottenere l'indennizzo, per essergli stata presen­tata la denuncia del sinistro dopo oltre un anno dal fatto, non incombe sul danneggiato l'ulteriore prova di non aver avuto precedentemente cono­scenza dell'esistenza della polizza, né che la mancata conoscenza fosse dovuta a fatto e colpa dello stipulante.

Cass. n. 2140/1995

Dalla polizza di assicurazione per conto di chi spetta, diretta a garantire unicamente la per­sona che al momento dell'evento dannoso risulta essere proprietaria della merce, non può conse­guire, in mancanza di apposita pattuizione, anche la copertura assicurativa del vettore che l'abbia stipulata. Pertanto, i diritti derivanti dal contratto spettano all'assicurato ed il contraente, anche se in possesso della polizza, non può farli valere sen­za l'espresso consenso dell'assicurato medesimo; né può considerarsi legittimato il contraente in base ad un mandato tacito ad una successiva ra­tifica dell'operato processuale, ovvero per il solo fatto di aver già risarcito il danneggiato in base ad un contratto diverso, qual è quello di trasporto o di spedizione, in quanto la stipulazione di un'as­sicurazione per conto di chi spetta, a copertura del rischio della perdita delle cose trasportate non esonera il vettore dalla responsabilità verso il pro­prietario della merce, il quale, pur potendo agire direttamente verso l'assicuratore ex art. 1891 c.c., abbia preferito agire contro il vettore in base al contratto di trasporto.

Cass. n. 9584/1994

Nell'assicurazione per conto di chi spetta sti­pulata dal vettore per i danni alle cose trasportate, la qualità di assicurato, titolare dei diritti derivan­ti dal contratto, spetta al proprietario delle merci, e non al contraente vettore, la cui copertura per il pregiudizio derivante al suo patrimonio dalla responsabilità per la perdita o il deterioramento delle cose trasportate presuppone una distinta e specifica previsione del contratto assicurativo, non desumibile dalla eventuale rinunzia dell'assicuratore a rivalersi nei confronti del vettore per l'indennizzo corrisposto, che ha il limitato scopo di consentire al vettore di resistere alla eventuale pretesa dell'assicuratore e non quello di estendere la copertura assicurativa, anche se l'assicurato non abbia profittato dell'assicurazione, avendo preferito richiedere il risarcimento del danno al vettore, quest'ultimo non può, pertanto, agire contro l'assicuratore senza il consenso dell'assicu­rato perché l'art. 1891 c.c. espressamente esclude che i diritti derivanti dal contratto possano essere fatti valere dal contraente quando non vi sia stato espresso consenso dell'assicurato e tale norma rende inapplicabile all'assicurazione per conto di chi spetta il generale principio dell'art. 1411 c.c. che, in ipotesi di contratto a favore di terzo, stabi­lisce che la prestazione rimane al beneficio dello stipulante ove il terzo rifiuti di profittarne solo se non risulti diversamente dalla natura del contrat­to. 

Cass. n. 7697/1991

Le inesattezze e le reticenze dell'assicu­rato su circostanze che l'assicuratore conosce o avrebbe dovuto conoscere, perché notorie, non comportano una violazione dell'obbligo di colla­borazione previsto dagli arte. 1892 e 1893 c.c. a carico dell'assicurato bensì vanno imputate all'assicuratore con la conseguenza che non possono giustificare la riduzione dell'indennizzo in proporzione della differenza tra il premio convenuto e quello che sarebbe stato applicato se si  fosse conosciuto il vero stato delle cose. (Nella ,specie, si trattava della portata dell'autocarro assicurato, elevata, durante il rapporto di assicurazione, di sei quintali, senza alcuna modifica del veicolo, in forza del D.M. 28 aprile 1977 e non comunicata all'assicuratore in occasione della rinnovazione del contratto).

Cass. n. 11206/1990

Con riguardo all'ipotesi di annullamento del contratto di assicurazione, prevista dall'art. 1892 c.c., la configurabilità del dolo o della colpa grave del contraente implica che il dichiarante non solo fosse (o dovesse essere) a conoscenza delle circo­stanze taciute o inesattamente espresse, ma che fosse (o dovesse essere), inoltre, consapevole del loro valore determinante sul consenso dell'altra parte. A tal fine, per delimitare l'estensione del suddetto obbligo dell'assicurando, l'assicuratore, in ossequio alle regole di correttezza, è tenuto ad apprestare un quadro di riferimento delle circo­stanze che intende conoscere, tale da ridurre congruamente gli spazi di indeterminatezza circa i fatti, riguardanti persone o cose, alla conoscenza dei quali abbia interesse, con la conseguenza, in mancanza, che gli eventuali dubbi sulla rile­vanza delle circostanze non (o inesattamente) dichiarate, ovvero sulla relativa colpevolezza, restano a carico dell'assicuratore, che vi ha dato causa. (Nella specie, con riferimento ad un con­tratto di assicurazione contro i danni da incendio stipulato con una società di persone, la S.C. ha confermato sul punto la decisione impugnata, che aveva ritenuto che la mancata inclusione da parte dell'assicuratore di quesiti riguardanti precedenti incendi subiti dai soci singolarmente, nell'esercizio di proprie attività imprenditoriali, doveva interpretarsi come sintomo di indifferen­za della compagnia assicuratrice nei confronti delle vicende personali dei singoli soci, e, a mag­gior ragione, dei loro congiunti, per cui andava esclusa la ricorrenza del dolo o della colpa grave dell'assicurato, per avere quest'ultimo taciuto un precedente incendio occorso all'impresa di cui era titolare la moglie di un socio).

Cass. n. 8352/1987

Le dichiarazioni inesatte e le reticenze dell'assicurato non costituiscono causa di an­nullamento del contratto, ai sensi dell'art. 1892 c.c., se risulti che l'assicuratore era ugualmente a conoscenza della reale situazione di fatto. Tale conoscenza, acquisita direttamente o a mezzo di rappresentante, al fine di valutare il rischio nella sua effettività da parte dell'assicuratore, ha per oggetto una circostanza di fatto e non un patto del contratto di assicurazione e, pertanto, non è soggetta ai limiti di prova di cui agli artt. 2721 ss. c.c. e può essere dimostrata con ogni mezzo di prova, compresa quella per testi.

Cass. n. 3751/1978

L'ipotesi di annullamento prevista dall'art. 1892 c.c., in tema di dichiarazioni inesatte o re­ticenti fatte dall'assicurato all'assicuratore, non costituisce una applicazione generale sull'errore, ma dà luogo ad un autonomo rimedio sia per il fondamento normativo (che va individuato nella violazione dell'obbligo precontrattuale dell'assicurato, di descrizione del rischio oggetto del negozio) e sia per la disciplina degli elementi e delle conseguenze della fattispecie che diverge radicalmente da quella del comune errore-vizio (per la più ampia portata dell'errore essenziale e per la rilevanza dell'errore incidentale). Pertanto per l'annullamento del contratto di assicurazione ex art. 1892 c.c., non sono utilizzabili i criteri sull'essenzialità dell'errore ai fini dell'ordinaria annulla­bilità del contratto per vizio del consenso.

La decadenza comminata dall'art. 1892 c.c. a carico dell'assicuratore, che non dichiari all'al­tra parte la volontà di impugnare il contratto en­tro tre mesi dal giorno in cui ha avuto conoscenza dell'inesattezza o della reticenza delle dichiara­zioni dell'assicurato, non è rilevabile di ufficio dal giudice, ma deve essere eccepita dalla parte. Tale eccezione deve essere proposta, al più tardi, nel giudizio di appello, non potendo essere prospet­tata in cassazione, stante il divieto di sollevare in tale sede questioni nuove che implichino indagini di fatto.

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