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Articolo 1335

Codice Civile

Presunzione di conoscenza

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Dispositivo dell'art. 1335 Codice Civile

La proposta, l'accettazione, la loro revoca e ogni altra dichiarazione diretta a una determinata persona si reputano conosciute nel momento in cui giungono all'indirizzo del destinatario, se questi non prova di essere stato, senza sua colpa, nell'impossibilità di averne notizia (1).

Note

(1) La norma si riferisce in generale a tutti gli atti recettizi [v. 1334] (e particolarmente alla proposta, all'accettazione e alla loro revoca) i quali producono effetto dal momento in cui giungono a conoscenza del destinatario. Data la difficoltà di fornire la prova che il destinatario abbia avuto notizia di tali atti, il legislatore ha stabilito una presunzione legale di conoscenza, reputando conosciuti gli atti recettizi nel momento in cui pervengono all'indirizzo (es.: residenza, domicilio, sede dell'impresa) del destinatario. Questa presunzione iuris tantum [v. 2727] può essere superata se il destinatario prova di essere stato, senza sua colpa, nell'impossibilità di averne notizia.


Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

Sentenze relative a questo articolo

Cass. n. 349/2013

Una volta dimostrato l'avvenuto corretto inoltro del documento a mezzo telefax al numero corrispondente a quello del destinatario, è logico presumere il conseguente ricevimento, nonché la piena conoscenza di esso da parte del destinatario, restando pertanto a carico del medesimo l'onere di dedurre e dimostrare l'esistenza di elementi idonei a confutare l'avvenuta ricezione. (Principio affermato dalla S.C. ai sensi dell'art. 363 c.p.c.).

Cass. n. 13488/2011

La produzione in giudizio di un telegramma, anche in mancanza dell'avviso di ricevimento, co­stituisce prova certa della spedizione, attestata dall'ufficio postale attraverso la relativa ricevuta, dalla quale consegue la presunzione dell'arrivo dell'atto al destinatario e della sua conoscenza ai sensi dell'art. 1335 c.c., comunque superabile mediante prova contraria, non dando luogo detta produzione ad una presunzione "iuris et de iure" di avvenuto ricevimento dell'atto.

Cass. n. 758/2006

La lettera raccomandata — anche in man­canza dell'avviso di ricevimento — costituisce prova certa della spedizione attestata dall'ufficio postale attraverso la ricevuta, da cui consegue la presunzione, fondata sulle univoche e conclu­denti circostanze della spedizione e dell'ordinaria regolarità del servizio postale, di arrivo dell'atto al destinatario e di conoscenza ex art. 1335 c.c. dello stesso,per cui spetta al destinatario l'onere di dimostrare di essersi trovato senza sua colpa nell'impossibilità di acquisire la conoscenza dell'atto. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che, a fronte di una raccoman­data ricevuta all'indirizzo del destinatario,aveva ritenuto irrilevante che la firma della persona che materialmente aveva ricevuto la copia dell'atto fosse illeggibile).

Cass. n. 20924/2005

La spedizione di una comunicazione in plico raccomandato non vale da sola a stabilire che il destinatario sia venuto a conoscenza della dichiarazione in esso contenuta, occorrendo, invece, provare che detto plico sia pervenuto a destinazione, per poter fondare una presunzione di conoscenza nei confronti del destinatario; il principio di presunzione di conoscenza posto dall'art. 1335 c.c., infatti, opera per il solo fatto oggettivo dell'arrivo della dichiarazione nel luogo di destinazione, ma non quando sia contestato che essa sia mai pervenuta a quell'indirizzo e il dichiarante non fornisca elementi di prova idonei a sostenere tale assunto. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che, sulla base della esplicita contestazione di una banca di aver mai ricevuto la revoca di una fideiussione, che il fideiussore aveva provato di aver spedito, ha ritenuto non sufficiente la prova dell'avvenuta spedizione a fondare, da sola, la presunzione di conoscenza di cui all'art. 1335 c.c.).

Cass. n. 12135/2003

Ai sensi dell'art. 1335 c.c., anche per le di­chiarazioni unilaterali recettizie in genere, che siano giunte all'indirizzo del destinatario, vige la presunzione di conoscenza da parte dello stes­so, sicché incombe su di lui, ove neghi di averne avuto notizia, l'onere di provare di essersi trovato senza colpa nella impossibilità di prenderne co­gnizione e, quindi, anche di provare l'asserita non corrispondenza della dichiarazione ricevuta con quella di cui il mittente conserva in qualsiasi modo la copia. Ove, peraltro, l'involucro della rac­comandata contenga plurime comunicazioni, e il destinatario ne riconosca solo una, è necessario, perché operi la presunzione di conoscenza posta dall'art. 1335 c.c., che l'autore della comunica­zione, il quale abbia scelto detta modalità di spedizione per inviare due comunicazioni, fornisca la prova che l'involucro le conteneva, atteso che, secondo l'id quod plerumque accidit, ad ogni atto da comunicare corrisponde una singola spedizio­ne.

Cass. n. 4310/2002

La presunzione di conoscenza, ai sensi dell'art. 1335 c.c., di un atto recettizio in forma scritta opera per il solo fatto oggettivo dell'ar­rivo di questo all'indirizzo del destinatario, in quanto non è necessario che il mittente ne provi la ricezione da parte del medesimo o di persona autorizzata a riceverlo ai sensi dell'art. 37 del regolamento di esecuzione del codice postale. Peraltro, la trasmissione e la consegna di un atto unilaterale recettizio al destinatario può essere dimostrata anche mediante elementi presuntivi, mentre è a carico del destinatario la prova di non averne avuto tempestiva notizia senza sua colpa (fattispecie concernente la diffida ad adempiere un contratto preliminare di vendita).

Cass. n. 2612/2001

La trasmissione e consegna al destinatario di un atto unilaterale recettizio (quale, nella spe­cie, una dichiarazione di volersi valere di un dirit­to di opzione) possono essere dimostrate anche mediante elementi presuntivi e ciò non osta a che venga poi fatta applicazione della presunzione di legge circa la conoscenza del contenuto dell'atto (art. 1335 c.c.), atteso che il divieto della cosid­detta praesumptio de praesumpto attiene esclu­sivamente alla correlazione di una presunzione semplice con altra presunzione semplice.

Cass. n. 4140/1999

L'operatività della presunzione di cono­scenza stabilita a carico del destinatario dall'art. 1335 c.c., se non prova di essere stato senza sua colpa nell'impossibilità di avere notizia dell'atto a lui diretto, presuppone che tale atto giunga al suo indirizzo, con tale termine dovendosi intendere il luogo che per collegamento ordinario o per normale frequenza o per preventiva indicazione o pattuizione, risulti in concreto nella sfera di dominio e controllo del destinatario stesso, sì da apparire idoneo a consentirgli la ricezione dell'at­to e la cognizione del suo contenuto. Ne consegue che, allorquando risulti che il destinatario dell'at­to abbia cambiato indirizzo (come nel caso, nel quale l'atto sia stato comunicato a mezzo posta ed in sede di consegna sia risultato quel cambia­mento ed il plico postale sia stato restituito al mittente, senza rilascio dell'avviso di giacenza, essendo risultate inapplicabili le norme postali che disciplinano la consegna di plichi al destina­tario assente), deve escludersi la sussistenza del presupposto per l'applicazione dell'art. 1335 c.c. e della consequenziale presunzione legale di cono­scenza, poiché la comunicazione non si può inten­dere giunta all'indirizzo del destinatario, a nulla rilevando, d'altro canto, che il .destinatario abbia pattuito con il soggetto che gli invia la comunica­zione l'obbligo di comunicare il cambiamento di indirizzo e non l'abbia adempiuto, potendo sem­mai tale inadempimento giustificare l'eventuale esonero del soggetto, che doveva provvedere alla comunicazione entro un certo termine, dal rispet­to del termine pattuito. (Principio affermato dalla Suprema Corte con riferimento alla comunicazio­ne di un recesso di una banca da un contratto di conto corrente).

Cass. n. 3707/1999

Affinché possa operare la presunzione di conoscenza della dichiarazione diretta a persona determinata stabilita dall'art. 1335 c.c. occorre la prova, il cui onere incombe al dichiarante, che la stessa sia stata recapitata all'indirizzo del destinatario, e cioè, nel caso di corrispondenza, che questa sia stata consegnata presso detto in­dirizzo, e non può invece ritenersi sufficiente un tentativo di recapito ad opera dell'agente postale, che, ritenuto ? sia pure a torto ? il destinatario sconosciuto all'indirizzo indicato nella lettera raccomandata, abbia disposto il rinvio della stes­sa al mittente, in quanto manca in tal caso ogni concreta possibilità per il destinatario di venire a conoscenza della lettera; né in senso contrario può essere richiamata la disciplina del recapito delle raccomandate con deposito delle stesse presso l'ufficio postale e rilascio dell'avviso di giacenza all'indirizzo del destinatario, poiché in tal caso sussiste la possibilità di conoscenza del contenuto della dichiarazione da parte del de­stinatario e del resto la dichiarazione si ritiene pervenuta all'indirizzo del medesimo solo dal momento del rilascio dell'avviso di giacenza del plico. (Nella specie il ricorrente ? datore di la­voro ? deduceva in particolare che l'agente postale avesse ritenuto «sconosciuto» il destinatario ? lavoratore subordinato ? e quindi omesso il recapito della lettera raccomandata, contenente una contestazione disciplinare, poiché il lavorato­re non aveva riportato il suo nome sulla targhetta del citofono e sulla cassetta delle lettere).

Cass. n. 1265/1999

La lettera raccomandata costituisce prova certa della spedizione attestata dall'ufficio postale attraverso la ricevuta, da cui — anche in mancanza dell'avviso di ricevimento — può desumersi il suo arrivo a destinazione. Al contrario, il ricorso a diverse forme di comunicazione esige che sia altrimenti ed idoneamente provata l'effettiva spedizione dell'atto, nel senso che il mero invio del plico non è sufficiente a fondare la presunzione di conoscenza. La prova suddetta può essere fornita con mezzi idonei anche mediante presunzioni, purché queste siano caratterizzate dai requisiti della gravità, della precisione, e della concordanza.

Cass. n. 10564/1998

La presunzione di conoscenza del de­stinatario di un atto recettizio, non opera se la comunicazione non è stata consegnata né a lui personalmente, né presso il suo indirizzo, come tale dovendosi intendere il luogo che o per colle­gamento ordinario, come la dimora o il domicilio, o per normale frequentazione, come il posto di esplicazione dell'attività lavorativa, o per preven­tiva indicazione, rientra nella sua sfera di con­trollo e dominio.

Cass. n. 8399/1996

Per ritenere sussistente, secondo l'art. 1335 codice civile, la presunzione di conoscenza, da parte del destinatario, della dichiarazione a que­sto diretta, occorre la prova, il cui onere incombe al dichiarante, che la dichiarazione sia pervenuta all'indirizzo del destinatario, e tale momento, nel caso in cui la dichiarazione sia stata inviata mediante lettera raccomandata non consegnata per l'assenza del destinatario (o di altra persona abilitata a riceverla), coincide con il rilascio del relativo avviso di giacenza del plico presso l'uf­ficio postale e non già con il momento in cui fu consegnata. La questione di legittimità costitu­zionale dell'art. 1335 citato, in riferimento agli artt. 3 e 24 Cost., per la disparità di trattamento che la norma, come sopra interpretata, creerebbe fra i destinatari di atti unilaterali recettizi, anche di rilevante interesse economico — giuridico, rispetto ai destinatari degli atti giudiziari, notifi­cati a mezzo posta, è manifestamente infondata, trattandosi di situazioni non omogenee e consen­tendo, comunque, l'art. 1335 citato di superare la presunzione di conoscenza del destinatario dell'atto, ove quest'ultimo provi di essersi trovato senza sua colpa nell'impossibilità di averne no­tizia.

Cass. n. 6645/1995

La disposizione di cui all'art. 1335 c.c., che, nel prevedere la presunzione di conoscenza di una dichiarazione da parte del destinatario dal mo­mento in cui essa giunge al suo indirizzo, fa salva la possibilità per il destinatario stesso provare di essere stato, senza sua colpa, nell'impossibilità di averne notizia, non consente l'estensione al mittente della suddetta possibilità di prova della mancata conoscenza, non essendo suscettibile di interpretazione estensiva in quanto pone una eccezione rispetto alla regola della presunzione di conoscenza. Né tale disposizione lede il principio di eguaglianza di cui all'art. 3 Cost., attesa la diso­mogeneità concessa al destinatario è infatti tesa ad assicurare, in ipotesi eccezionali nelle quali la presunzione apparirebbe iniqua, il prevalere del principio della effettiva conoscenza, mentre accordare analoga facoltà all'autore della dichiarazione sarebbe soltanto in funzione di agevolargli la pos­sibilità di revoca della stessa.

Cass. n. 3099/1995

L'art. 1335 c.c., nel collegare la presunzione di conoscenza delle dichiarazioni recettizie al fat­to che esse giungano all'indirizzo del destinatario, non detta alcuna disciplina circa il mezzo di tra­smissione, sicché — non essendo necessario che la comunicazione avvenga in una determinata forma, né, tanto meno, in una delle forme pre­viste dal servizio postale — non sono ipotizzabili condizioni più o meno rigorose perché si verifichi l'effetto giuridico della presunzione di conoscen­za, a seconda dell'impiego di uno o di altro mezzo e, in particolare, dell'uso di una o di altra delle forme previste dal servizio postale stesso (lettera raccomandata, lettera semplice, ecc.), deriva che, affinché l'accettazione di una proposta contrat­tuale comunicata per mezzo di lettera raccoman­data al proponente possa ritenersi conosciuta dal medesimo (con conseguente conclusione del contratto), non occorre che il mittente provi la ricezione della raccomandata in questione da parte del destinatario o di persona autorizzata a riceverla ai sensi dell'art. 37 del regolamento di esecuzione del codice postale (R.D. 18 aprile 1940 n. 689), bensì è sufficiente che egli dimo­stri l'avvenuto recapito del plico all'indirizzo del destinatario, salva per quest'ultimo la possibilità (ex art. 1335 citato) di provare di non avere avuto notizia, senza sua colpa, di detta accettazione.

Cass. n. 10751/1991

Per ritenere sussistente, secondo l'art. 1335 c.c., la presunzione (iuris tantum) di conoscenza, da parte del destinatario, di un atto unilaterale re­cettizio (nella specie di costituzione in mora) in­viato con raccomandata ma senza avviso di rice­vimento, nel caso in cui il destinatario ne contesti la ricezione, non è sufficiente che il mittente — su cui grava il relativo onere probatorio — fornisca la prova della spedizione, occorrendo anche che lo stesso dimostri, o indichi, l'indirizzo al quale la lettera è stata spedita, atteso che la suddetta presunzione opera dal momento in cui la lettera sia pervenuta all'indirizzo del destinatario, e cioè nel luogo più idoneo per la ricezione, o in base ad un criterio di collegamento ordinario (dimo­ra o domicilio), o di normale frequenza (luogo di esplicazione di un'attività lavorativa). (Nella specie, il nome del destinatario era compreso tra quelli contenuti in una distinta di raccomandate relative a diverse persone, sulla quale mancava tuttavia qualsiasi indicazione dell'indirizzo cui era stata inviata la raccomandata).

Cass. n. 3061/1990

Il principio stabilito dall'art. 1335 c.c., secondo cui ogni dichiarazione diretta ad una determinata persona si reputa conosciuta al mo­mento in cui giunge all'indirizzo del destinatario, opera per il solo fatto oggettivo dell'arrivo della dichiarazione stessa nel luogo indicato dalla nor­ma, indipendentemente dal mezzo di trasmissio­ne adoperato e dall'osservanza delle disposizioni del codice postale per le lettere raccomandate; mentre incombe al destinatario l'onere di supe­rare tale presunzione di conoscenza, provando di essersi trovato, senza propria colpa, nell'impos­sibilità di acquisire la conoscenza medesima, a causa di un evento eccezionale ed estraneo alla sua volontà, quale, fra gli altri, la forzata lonta­nanza in luogo non conosciuto e non raggiungi­bile.

Cass. n. 2262/1984

Per determinare nel destinatario la cono­scenza di un atto unilaterale recettizio, negoziale o non, la legge non impone né la raccomandata con ricevuta di ritorno, né altro determinato mez­zo particolare, sicché, salvi i casi in cui una forma determinata sia espressamente prescritta per leg­ge o per volontà delle parti, deve ritenersi idoneo, al predetto fine, qualsiasi strumento di comuni­cazione, purché esso sia congruo in concreto a farne apprendere compiutamente e nel suo giusto significato il contenuto; e l'accertamento del giu­dice del merito che l'atto sia stato ricevuto dal de­stinatario può essere condotto anche sulla base di presunzioni, e si sottrae al sindacato di legittimi­tà, se correttamente ed adeguatamente motivato.

Cass. n. 3194/1980

La possibilità di ritenere provato il mo­mento di ricezione di una lettera raccomandata alla stregua di elementi presuntivi, quali quelli desumibili dalla data della spedizione, non viene meno con riguardo agli atti unilaterali recettizi, come l'intimazione di pagamento, in relazione alla circostanza che per essi detta ricezione im­plica una praesumptio legis di conoscenza da parte del destinatario, al fine dell'efficacia degli atti medesimi (artt. 1334 e 1335 c.c.), atteso che il divieto di presunzioni di secondo grado (cosiddetta praesumptio de praesumpto) opera esclusi­vamente nella consecuzione di una presunzione semplice da altra presunzione semplice, mentre non osta a che dal fatto presunto dal giudice con­segua la presunzione di un altro fatto per espressa previsione di legge.

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