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Articolo 1299

Codice Civile

Regresso tra condebitori

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Dispositivo dell'art. 1299 Codice Civile

Il debitore in solido che ha pagato l'intero debito può ripetere dai condebitori soltanto la parte di ciascuno di essi [1203 n. 3] (1). Se uno di questi è insolvente, la perdita si ripartisce per contributo tra gli altri condebitori, compreso quello che ha fatto il pagamento (2). La stessa norma si applica qualora sia insolvente il condebitore nel cui esclusivo interesse l'obbligazione era stata assunta [1298] (3).

Note

(1) Vedi 1298 nota .

(2) Ad esempio, Tizio, Caio e Sempronio sono tenuti in solido al pagamento di 90. Tizio paga l'intero debito e ha diritto al rimborso di 60 (30 nei confronti di Caio e 30 nei confronti di Sempronio). Ma se Caio è inadempiente, la perdita della sua prestazione (30) si ripartisce tra Tizio e Sempronio, che dovranno sopportare da soli l'intero debito (90), nella misura di 45 a testa. Ecco che Tizio potrà pretendere da Caio non 30, bensì 45.

(3) Si supponga, nell'esempio della nota precedente, che Caio sia debitore principale, garantito e Tizio e Sempronio fideiussori.


Ratio Legis

Il condebitore che esegue la prestazione può ottenere il rimborso nei confronti degli altri condebitori mediante due azioni: l'azione di regresso e di surrogazione (legale [v. 1203 n. 3]). Con la prima il condebitore esercita un diritto nuovo ed autonomo, sorto a seguito del pagamento, mentre con la seconda il condebitore acquista il diritto che già spettava al creditore nei confronti dei condebitori. Le due azioni, aventi ad oggetto diritti diversi e fondati su titoli diversi, sono però accomunate nello scopo: far conseguire al condebitore adempiente il rimborso di quanto pagato (esclusa la sua quota). È perciò evidente che l'avente diritto possa avvalersene non congiuntamente (altrimenti otterrebbe due volte quanto dovutogli), bensì alternativamente (optando per l'una o per l'altra).

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

Sentenze relative a questo articolo

Cass. n. 20657/2009

In tema di obbligazioni solidali passive, il pagamento integrale da parte di uno dei coob­bligati, ed il successivo esperimento da parte di quest'ultimo dell'azione di regresso nei confronti degli altri condebitori, determinano l'esaurimen­to del lato interno dell'obbligazione. Ne consegue che quando sia stata pronunciata sentenza di condanna in solido nei confronti di più debitori ed uno di questi, dopo avere rifuso la propria quo­ta di obbligazione solidale ad altro condebitore in via di regresso, ai sensi dell'art. 1299 c.c., impugni vittoriosamente la sentenza di condanna, ove intenda ottenere la restituzione della somma pagata a titolo di regresso deve agire non nei confronti del condebitore che l'ha materialmente ricevuta, ma nei confronti del creditore, a nulla rilevando che la suddetta sentenza di condanna sia passata in giudicato nei confronti di altri coobbligati non impugnanti.

Cass. n. 18406/2009

In materia di obbligazione solidale, cia­scun debitore può agire in regresso nei confronti dell'altro a condizione che l'importo azionato non ecceda la parte di pertinenza del condebitore nei confronti del quale l'azione viene esercitata; ne consegue che, ove tale limite venga rispettato, l'azione di regresso può essere esercitata anche congiuntamente da più debitori che abbiano pa­gato l'intero debito, senza che il convenuto pos­sa opporre che uno di costoro ha pagato meno di quanto dovuto, poiché la ripartizione della somma cumulativamente azionata attiene ai rapporti interni tra condebitori.

Cass. n. 12691/2008

Il condebitore solidale, convenuto in giudi­zio dall'unico creditore, può promuovere l'azione di regresso di cui all'art. 1299 c.c. nei confronti degli altri coobbligati anche prima di aver paga­to la propria obbligazione, fermo restando che l'eventuale sentenza di accoglimento non potrà essere messa in esecuzione se chi l'ha promossa non abbia a sua volta adempiuto nei confronti del creditore principale.

Cass. n. 2469/2003

Sebbene la condanna alla rivalsa presup­ponga il già avvenuto pagamento, ad opera di colui in favore del quale la condanna è emessa, di quanto della rivalsa medesima debba formare oggetto, tuttavia non può negarsi l'interesse della parte a richiedere tale condanna, in via condizio­nata, contestualmente all'accertamento del pro­prio diritto, fermo restando che tale diritto non sorge se non a seguito dell'avvenuto pagamento della somma di cui il solvens pretende di ottenere rivalsa da altri. Su una tale domanda di con­danna il giudice è dunque tenuto a provvedere, non potendo limitarsi a considerarla assorbita in quella di mero accertamento del diritto di rivalsa, essendo quest'ultima inidonea alla formazione di un titolo esecutivo.

In caso di obbligazione solidale dal lato passivo, l'accertamento del debito nei riguardi di uno solo dei condebitori non richiede la neces­saria partecipazione al giudizio anche dell'altro e non fa stato nei suoi confronti. Ciò non impedi­sce tuttavia al debitore escusso di agire in rivalsa verso il condebitore solidale, adducendo il fatto di aver dovuto soddisfare le ragioni del comune creditore, fermo restando che il convenuto in questo secondo giudizio è libero di proporre tutte le eccezioni idonee a paralizzare la pretesa dell'attore, anche in relazione a quanto già accertato nella precedente causa cui egli non ha partecipa­to.

Cass. n. 4507/2001

Nell'azione di regresso fra condebitori, pre­vista dall'art. 1299 c.c., il debitore che ha adem­piuto il debito comune fa valere il suo diritto alla surrogazione legale a norma dell'art. 1203 n. 3 c.c., con la conseguenza che diventano a lui op­ponibili non solo le eccezioni relative al rapporto interno di solidarietà, ma anche quelle opponibili al creditore in solido, relative a limitazioni, de­cadenze e prescrizioni inerenti al diritto che ha formato oggetto di surrogazione. In tale azione, inoltre, il termine d'inizio della prescrizione coincide con quello in cui il debitore in solido abbia adempiuto l'intera obbligazione.

Cass. n. 12366/1998

In tema di obbligazioni, la presunzione di solidarietà dettata con riferimento ai rapporti esterni tra creditore e plurabilità di debitori non si estende ai rapporti interni tra i condebitori solidali, spiegando, per converso, efficacia, tra questi ultimi, l'opposto principio della parziarietà dell'obbligazione, con la conseguenza che, nella ipotesi di pagamento parziale del debito solidale, al condebitore adempiente spetta l'azione di regresso nei confronti degli altri condebitori sol­tanto se la somma da lui pagata ecceda la quota di sua spettanza, e soltanto nei limiti di tale ec­cedenza, previa concreta dimostrazione, in sede giudiziaria, che la prestazione da lui esecutiva risulti effettivamente superiore alla sua quota.

Cass. n. 5106/1998

L'obbligazione solidale passiva non com­porta, sul piano processuale, l'inscindibilità delle cause e non dà luogo a litisconsorzio necessario in quanto, avendo il creditore titolo per rivalersi per l'intero nei confronti di ogni debitore, è sempre possibile la scissione del rapporto processuale, il quale può utilmente svolgersi anche nei confronti di uno solo dei coobbligati. Conseguentemente, nel caso di giudizio di impugnazione proposto da uno solo dei condebitori solidali. La sentenza passa in giudicato nei confronti del condebitore non impugnante.

Cass. n. 2011/1994

I condebitori, nei cui confronti il debitore che ha adempiuto fa valere il suo diritto di regres­so, possono opporre i fatti estintivi, impeditivi o limitativi del debito comune solo se questi fatti, essendo precedenti alla data dell'adempimento, avrebbero potuto essere opposti al creditore nel momento dell'adempimento, e non anche se si tratta di fatti successivi, dei quali pretendano di avvantaggiarsi ai danni del coobbligato che ha pa­gato.

Cass. n. 5619/1987

La sentenza dichiarativa della filiazione na­turale produce, ai sensi dell'art. 277 c.c., gli stessi effetti del riconoscimento, per cui pone a carico del genitore, fin dalla nascita del figlio, tutti i doveri inerenti al rapporto di filiazione legittima (art. 261 c.c.), compresi quelli di mantenimento, educazione e istruzione. Pertanto, il genitore che ha provveduto al mantenimento del figlio, ha di­ritto di ripetere la quota delle relative spese nei confronti del soggetto del quale è stata accertata la paternità o la maternità naturale, in applica­zione analogica dell'art. 1299 c.c., che prevede il regresso tra condebitori solidali quando l'obbliga­zione sia stata adempiuta da uno solo di essi, alla stregua del principio che si trae dall'art. 148 (ri­chiamato dall'art. 261 c.c. per la filiazione naturale) che, prevedendo l'azione giudiziaria contro il genitore inadempiente, postula il diritto di quello adempiente di agire in regresso nei confronti del­l'altro.

Cass. n. 2540/1975

Il coobbligato solidale intanto può proporre l'azione di regresso ai sensi dell'art. 1299 c.c., in quanto abbia già effettuato un pagamento valido ed efficace che, da un lato, giustifichi la richiesta di rivalsa della somma eccedente l'ammontare della propria quota e, dall'altro, assicuri ai con­debitori escussi l'estinzione dell'obbligazione nei loro confronti. Pertanto, qualora si tratti di obbli­gazione solidale al risarcimento dei danni ai sensi dell'ars. 2055 c.c., la prescrizione dell'azione di re­gresso decorre dall'avvenuto pagamento e non già dal giorno dell'evento dannoso.

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Quesiti degli utenti
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Quesito n. 9536/2014 sabato 25 gennaio 2014

giovanni maria c. chiede

A fronte di un debito verso Equitalia, rinveniente da un atto di compravendita e successivo atto di accertamento di valore, sono solidalmente responsabile insieme ad altra persona per l'importo di circa 13.000,00 euro. Equitalia ha notificato la cartella di pagamento soltanto al sottoscritto, essendo l'altro debitore irreperibile. Il sottoscritto ha ottenuto da Equitalia la rateizzazione del debito per sette anni. L'azione di regresso verso l'altro debitore posso esperirla soltanto dopo aver pagato l'intero debito oppure posso ottenere Decreto ingiuntivo dopo il pagamento parziale del debito? Si tenga conto che il debito è stato iscritto a ruolo a mio carico e che pertanto sarò costretto comunque a pagarlo.
Vi sarei grato se vorrete indicarmi una possibile soluzione. In attesa porgo distinti saluti.

Parere legale online a cura della

redazione giuridica Brocardi.it

Risposta della redazione di Brocardi.it al quesito n. 9536/2014 [risposta a pagamento]

La solidarietà passiva consiste nella situazione in cui, in relazione ad una obbligazione, più debitori sono obbligati tutti per la medesima prestazione, in modo che ciascuno può essere costretto all'adempimento per la totalità e l'adempimento da parte di uno libera gli altri (art. 1292 del c.c.).
Nei rapporti esterni, quindi, la legge attribuisce al creditore la facoltà di chiedere l'adempimento dell'esatta prestazione ad uno qualunque dei condebitori: la ratio dell'istituto della solidarietà passiva è precisamente quello di rafforzare il credito.
Quanto ai rapporti interni tra condebitori, l'art. 1298 del c.c. stabilisce che l'obbligazione in solido si divide presuntivamente in parti uguali, salvo che sia contratta nell'interesse esclusivo di alcuno di essi.

Il condebitore che abbia pagato il credito anche per la quota spettante ad altri ha diritto di regresso nei confronti dell'altro debitore.
L'art. 1299 del c.c. disciplina tale azione di regresso stabilendo che "Il debitore in solido che ha pagato l'intero debito può ripetere dai condebitori soltanto la parte di ciascuno di essi".
A prescindere dalla copiosa produzione dottrinale circa i rapporti tra l'azione ex art. 1299 c.c. e l'azione di surrogazione, che in questa sede non rilevano, è importante invece stabilire il momento a partire dal quale l'azione di regresso può essere esercitata.
Il presupposto indefettibile per l'esercizio del diritto di regresso è il pagamento del debito comune da parte di uno dei coobbligati.
La giurisprudenza di legittimità e larga parte della dottrina ammettono che anche l'adempimento parziale possa giustificare l'azione di regresso, a condizione però
- che colui che ha pagato lo abbia fatto in misura "superiore" rispetto alla sua quota interna;
- che il solvens chieda all'altro debitore solo l'eccedenza pagata (per un debito di 100, ripartito internamente in 50 e 50, se un debitore paga 70, potrà agire per ottenere 20 dall'altro debitore, ma non per ottenere anche il 30 che ancora non ha pagato).
Sul punto si veda Cass. civ., 19 gennaio 1984, n. 459, che ha fondato l'ormai consolidato orientamento sopra richiamato: "Nei rapporti interni tra i condebitori solidali (nella specie per debito d'imposta) cessa di operare il vincolo della solidarietà, imposta a garanzia e nell'interesse del creditore, e torna ad avere esclusiva rilevanza il principio della parzialità dell'obbligazione, e pertanto, nel caso di parziale pagamento del debito solidale, al condebitore solvente spetta l'azione di regresso ex art. 1299 cod. civ. nei confronti degli altri condebitori, soltanto se la somma pagata ecceda la sua quota nei rapporti interni, e nei limiti di tale eccedenza".

Nel caso di specie, quindi, colui che sta pagando il debito di cui è contitolare con altri, potrà esercitare nei confronti dell'altro debitore azione di regresso anche laddove abbia pagato una parte della quota altrui; ma non potrà ottenere l'intero ristoro di quanto dovrebbe versare il condebitore, almeno non fino a che non avrà pagato al creditore l'intera quota dell'altro.

Tag: solidarietà, azione di regresso

Quesito n. 2537/2011 mercoledì 23 febbraio 2011

Vittorio chiede

Due persone con atto notarile unico acquistano due appartamenti. Anche il conseguente mutuo bancario e la relativa rata è pagata su conto corrente cointestato. Si chiede: qualora uno dei due intenda pagare anticipatamente la propria quota di mutuo rispetto al valore del suo immobile ipotecato, uscendo così dal rapporto con la banca creditrice, estingue anche la sua ipoteca con la banca stessa? Cioè non corre il rischio di trovarsi in via solidale vincolato al rimanente creditore della banca malgrado le rate siano puntualmente pagate e soprattutto il valore dell'immobile vincolato superi di gran lunga la cifra rimasta del mutuo stesso? Grazie.

Parere legale online a cura della

redazione giuridica Brocardi.it

Risposta della redazione di Brocardi.it al quesito n. 2537/2011 [risposta gratuita]

L'ipoteca è un diritto reale di garanzia che attribuisce al creditore il potere di espropriare il bene e di essere soddisfatto con preferenza sul prezzo ricavato. Essa può avere ad oggetto beni immobili, beni mobili registrati, rendite dello Stato, diritto di superficie, dell'enfiteuta, del nudo proprietario, dell'usufruttuario e del concedente. Nel caso di specie, si deve ritenere che l'ipoteca sia stata iscritta su entrambi i beni immobili.

Ai sensi dell'art. 2809 del c.c. l'ipoteca è indivisibile e sussiste per intero sopra tutti i beni vincolati, sopra ciascuno di essi e sopra ogni loro parte. Pertanto, l'ipoteca permane sull'intero bene pur quando il debito sia in parte adempiuto (ad esempio, perché uno dei condebitori ha versato interamente la sua quota, come nel caso di specie).

Sebbene l'ipoteca non possa essere cancellata, in quanto l'obbligazione non si è estinta, il debitore è legittimato a chiedere la riduzione dell'ipoteca perché si è verificata una estinzione parziale (art. 2873 del c.c., comma 2: "Tuttavia, se sono stati eseguiti pagamenti parziali così da estinguere almeno il quinto del debito originario, si può chiedere una riduzione proporzionale per quanto riguarda la somma").

Al fine di tutelarsi maggiormente, il debitore che ha estinto la propria parte di debito potrà chiedere la divisione della comunione sui due immobili, affinché l'ipoteca sull'immobile a lui assegnato possa essere cancellata per estinzione del suo rapporto obbligatorio con l'istituto di credito.

Testi per approfondire questo articolo

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(continua)
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Il contributo monografico, attraverso una preliminare ed autonoma ricostruzione dommatica del regresso e della surrogazione, circoscritta all’ambito delle obbligazioni solidali, affronta, ripercorrendo un annoso, ma ancora non sopito, dibattito dottrinale, il problema dei rapporti tra i due istituti, soffermandosi, in particolare, sulle ragioni, anche storiche, della coesistenza, nell’impianto del Codice civile, di due azioni funzionalmente sovrapponibili.

(continua)
Le obbligazioni in solido. Modelli romani e disciplina attuale

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Collana: Centro di eccellenza in diritto europeo
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