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Articolo 1283

Codice Civile

Anatocismo

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Dispositivo dell'art. 1283 Codice Civile

In mancanza di usi contrari (1), gli interessiscaduti possono produrre interessi solo dal giorno della domanda giudiziale (2) o per effetto di convenzione posteriore alla loro scadenza, e sempre che si tratti di interessi dovuti almeno per sei mesi (3).

Note

(1) Come nel conto corrente bancario sebbene non pacificamente ammesso in giurisprudenza.

(2) La domanda giudiziale dev'essere appositamente diretta ad ottenere gli interessi anatocistici.

(3) Ciò significa che non è possibile che gli interessi producano a loro volta interessi se non è trascorso almeno un semestre dalla nascita dell'obbligazione.


Ratio Legis

Il tasso [v. 1284] degli interessi anatocistici è quello legale, a prescindere dal tasso degli interessi primari (che possono essere moratori, corrispettivi e compensativi [v. 1282]). Un tasso maggiore può, tuttavia, essere fissato convenzionalmente [v. 1284].

Relazione al Libro delle Obbligazioni

(Relazione del Guardasigilli al Progetto Ministeriale - Libro delle Obbligazioni 1941)

35L'anatocismo è rimasto regolato (art. 18) come al­l'art. 103 progctto della Commissione reale, che ha innovato all'art. 1232 cod. civ. solo in quanto ha consentito la capita­lizzazione semestrale anziché annuale degli interessi.
Questa riduzione di periodo è da accogliere, perché il valore odierno della moneta consente di ritenere che con l'importo di un semestre di interessi si può costituire una somma rile­vante, che il creditore potrebbe utilizzare come capitale; la riduzione perciò non comporta il pericolo di usura.
Rimangono integre le eccezioni di cui al primo capo­verso dell'art. 1232 cod. civ., che l'art. 18 specifica come riser­va, non soltanto degli usi del commercio, ma anche delle
disposizioni particolari di altre leggi.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

594Le regole dell'anatocismo, che nella materia commerciale erano derogate dagli usi, in base al nuovo codice sono suscettibili di modificazione ad opera degli usi anche all'infuori del campo commerciale art. 1283 del c.c.). A maggior tutela del credito fu generalizzato al cinque per cento il saggio del frutto del capitale, estendendo a tutte le obbligazioni quello preesistente in materia commerciale art. 1281 del c.c., primo comma). Il medesimo saggio del cinque per cento è previsto per gli interessi convenzionali se le parti non hanno determinato per iscritto una diversa misura art. 1284 del c.c., secondo comma). E' parso però eccessivo escludere la prestazione degli interessi nel caso in cui la loro misura ultralegale non risulti dallo scritto (art. 1831, quarto comrna, cod. civ. del 1865). Tale esclusione era diretta a combattere l'usura; ma non ha più ragion d'essere di fronte al fatto che contro l'usura oggi può reagirsi penalmente. L'elisione di ogni obbligo di interessi ridondava peraltro, nei casi in parola, a vantaggio ingiusto del debitore, che finiva per godere dei capitali altrui senza alcun corrispettivo e poteva sentirsi incoraggiato a promettere spontaneamente un interesse usuraio per non corrispondere poi nemmeno quello legale. Non si è ripetuta la norma dell'art. 1830 cod.civ. del 1865 circa l'irripetibilità degli interessi non dovuti, perchè è sembrata inutile. Infatti, se la loro misura è contenuta in limiti leciti, la relativa corresponsione costituisce adempimento di un'obbligazione naturale per cui non è ammessa ripetizione (art. 2034 del c.c.); se invece gli interessi assumono proporzioni usuraie, la prestazione dell'eccedenza sulla misura legale, costituendo un illecito, dà luogo, come tale, a ripetibilità.

Brocardi collegati a questo articolo

Sentenze relative a questo articolo

Cass. n. 13213/2008

In riferimento agli interessi che maturano, unitamente alla rivalutazione monetaria, sui cre­diti soggetti alla disciplina dettata dall'art. 429, terzo comma, c.p.c., tra cui, segnatamente, anche i crediti previdenziali ed assistenziali divenuti esigibili prima dell'entrata in vigore dell'art. 16, comma 6, della legge n. 412 del 1991, non può trovare applicazione il regime giuridico proprio delle obbligazioni pecuniarie, non avendo essi la natura di veri e propri «accessori» del credito «principale» bensì di componenti essenziali di una prestazione unitaria, cosicché, per un verso, il pagamento del solo credito originario viene a configurarsi come l'adempimento soltanto parziale della prestazione e, per altro verso, il giudice è te­nuto a determinarli anche in assenza di domanda giudiziale. Ne consegue che, ove si domandi in giudizio l'adempimento del residuo credito per rivalutazione monetaria ed interessi legali su cre­dito assistenziale maturato prima del 1° gennaio 1992, la somma richiesta a tale titolo deve essere maggiorata di rivalutazione monetaria ed interes­si legali, in cumulo tra loro, non potendo operare in relazione agli interessi legali, la disciplina gene­rale in materia di anatocismo recata dall'art. 1283 c.c.

Cass. n. 11673/2008

Gli interessi anatocistici vanno riconosciuti anche in relazione alle prestazioni previdenziali, nei limiti consentiti dall'art. 1283 c.c., nulla di­sponendo l'art. 429 c.p.c. in materia di anatoci­smo. Ne consegue, pertanto, che solo gli interessi sulla somma capitale, al netto, quindi, della riva­lutazione, producono ulteriori interessi.

Cass. n. 2140/2006

Le norme che prevedono la nullità dei patti contrattuali che determinano degli interessi con rinvio agli usi, o che fissano la misura in tassi così elevati da raggiungere la soglia dell'usura (intro­dotte, rispettivamente, con l'art. 4 della legge 17 febbraio 1992, n. 154, poi trasfuso nell'art. 117 del D.L.vo primo settembre 1983, n. 385, e con l'art. 4 della legge 7 marzo 1996, n. 108), non sono retro­attive, e pertanto, in relazione ai contratti conclusi prima della loro entrata in vigore, non influiscono sulla validità delle clausole dei contratti stessi, ma possono soltanto implicarne l'inefficacia ex nunc rilevabile solo su eccezione di parte.

Cass. n. 870/2006

In tema di capitalizzazione degli interessi bancari, l'inapplicabilità dell'art. 1283 c.c. agl'in­teressi dovuti sui saldi debitori di conti correnti bancari non può essere fatta discendere dalla natu­ra compensativa di tali interessi e dalla riferibilità di detta disposizione esclusivamente agli interessi corrispettivi e moratori, non potendo negarsi la natura corrispettiva degli interessi in questione, i quali rientrano certamente nell'ambito applicati­vo del principio in base al quale l'utilizzazione di un capitale o di una cosa fruttifera obbliga l'uten­te al pagamento di una somma proporzionale, e cioè corrispettiva al godimento ricevuto.

Cass. n. 19882/2005

La nullità della clausola anatocistica di capitalizzazione trimestrale degli interessi sui saldi passivi, inserita nel contratto di conto cor­rente bancario da cui deriva il credito azionato in giudizio, è rilevabile d'ufficio dal giudice anche in grado di appello, rimanendo irrilevante, a tal fine, l'assenza di una deduzione (o di una tempe­stiva deduzione) del profilo di invalidità ad opera dell'interessato, la quale rappresenta una mera di­fesa, inidonea a condizionare, in senso positivo o negativo, l'esercizio del potere di rilievo officioso della nullità del contratto (art. 1421 c.c.).

Cass. n. 15023/2005

La disposizione che ammette l'anatocismo, dettata dall'art. 1283 c.c. in materia di obbliga­zioni pecuniarie, non enuncia un principio di carattere generale valido per ogni specie di ob­bligazione, ma ha carattere eccezionale, e non è quindi estensibile ai cosiddetti debiti di valore, quali quelli derivanti da responsabilità aquilia­na.

Cass. n. 6187/2005

In tema di capitalizzazione degli interessi, il rapporto di conto corrente bancario è soggetto ai principi generali di cui all'art. 1283 c.c. e ad esso non è applicabile l'art. 1831 c.c., che disciplina la chiusura del conto corrente ordinario. Il contratto di conto corrente bancario è, infatti, diverso per struttura e funzione dal contratto di conto corren­te ordinario, e l'art. 1857 c.c. non richiama l'art. 1831 c.c. tra le norme applicabili alle operazioni bancarie regolate in conto corrente.

Cass. n. 4092/2005

In tema di capitalizzazione trimestrale degli interessi sui saldi di conto corrente bancario pas­sivi per il cliente, a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 425 del 2000, che ha di­chiarato costituzionalmente illegittimo, per vio­lazione dell'art. 76, Cost., l'art. 25, comma terzo, D.L.vo n. 342 del 1999, il quale aveva fatto salva la validità e l'efficacia — fino all'entrata in vigore della delibera CICR di cui al comma secondo del medesimo art. 25 — delle clausole anatocistiche stipulate in precedenza, siffatte clausole, secondo i principi che regolano la successione delle leggi nel tempo, sono disciplinate dalla normativa anteriormente in vigore e, quindi, sono da considerare nulle in quanto stipulate in violazione dell'art. 1283 c.c., perchè basate su un uso nego­ziale, anzichè su un uso normativo, (mancando di quest'ultimo il necessario requisito soggettivo, consistente nella consapevolezza di prestare osservanza, mantenendo un determinato compor­tamento, ad una norma giuridica), e tale nullità è rilevabile d'ufficio, ai sensi dell'art. 1421 c.c., anche nel giudizio di gravame, quando (come nella specie) persista contestazione, ancorchè per ragioni diverse, sul titolo posto dalla banca a so­stegno della richiesta degli interessi anatocistici, rientrando nei compiti del giudice l'indagine sulla sussistenza delle condizioni dell'azione.

Cass. n. 17076/2004

Le disposizioni generali in materia di anato­cismo sono applicabili anche agli interessi relativi ai crediti di lavoro, senza che possa invocarsi un preteso eccesso di tutela, dipendente dall'ope­ratività anche della rivalutazione del credito, o l'esistenza di un uso normativo contrario.

Cass. n. 4830/2004

Dal principio stabilito nell'art. 1283 c.c., secondo cui gli interessi scaduti possono produrre interessi solo dal giorno della domanda giudiziale o per effetto di convenzione posteriore alla loro scadenza, e sempre che si tratti di interessi dovuti almeno per sei mesi, consegue che il giudice può condannare al pagamento degli interessi sugli interessi solo se si sia accertato che alla data della domanda giudiziale erano già scaduti gli interessi principali (sui quali calcolare gli interessi seconda­ri), e cioè che il debito era esigibile e che il debitore era in mora, e che vi sia una specifica domanda giudiziale del creditore o la stipula di una conven­zione posteriore alla scadenza degli interessi.

Cass. n. 3805/2004

Non si sottrae al divieto dell'anatocismo, dettato dall'art. 1283 c.c., l'apposita convenzione che, stipulata successivamente ad un contratto di garanzia e relativa alle obbligazioni derivanti da quel rapporto, preveda l'obbligo per la parte debitrice di corrispondere anche gli interessi su­gli interessi che matureranno in futuro, in quanto è idonea a sottrarsi a tale divieto solo la conven­zione che sia stata stipulata successivamente alla scadenza degli interessi.

Cass. n. 14688/2003

In tema di obbligazioni pecuniarie, l'art. 1283 c.c. disciplina l'anatocismo prevedendo che «in mancanza di usi contrari, gli interessi scaduti possono produrre interessi solo dal giorno della domanda giudiziale o per effetto di convenzione posteriore alla loro scadenza, e sempre che si tratti di interessi dovuti almeno per sei mesi». Ne consegue che, in mancanza di una convenzione successiva alla scadenza che determini un tasso diverso, gli interessi sugli interessi scaduti, chiesti dalla domanda giudiziale, sono dovuti esclusiva­mente nella misura legale.

Cass. n. 7999/2003

L'attribuzione in favore del contribuente degli interessi sugli interessi scaduti, conseguenti a rimborso di imposte indebitamente versate, da parte dell'Amministrazione finanziaria, secondo la previsione di cui all'art. 1283 c.c., postula una specifica domanda del creditore-contribuente, autonoma e distinta rispetto a quella rivolta al riconoscimento degli interessi principali, sicché essa non può essere disposta d'ufficio dal giudice (nella specie: la Commissione tributaria regionale in sede di ottemperanza) al quale sia stata richie­sta la liquidazione del credito principale e dei re­lativi interessi.

Cass. n. 2593/2003

In tema di mutuo bancario, e con riferi­mento al calcolo degli interessi, devono ritenersi senz'altro applicabili le limitazioni previste dall'art. 1283 c.c., non rilevando, in senso opposto, l'esistenza di un uso bancario contrario a quanto disposto dalla norma predetta. Gli usi normativi contrari, cui espressamente fa riferimento il citato art. 1283 c.c., sono, difatti, soltanto quelli formatisi anteriormente all'entrata in vigore del codice civile (nè usi contrari avrebbero potuto formarsi in epoca successiva, atteso il carattere imperativo della norma de qua — impeditivo, per l'effetto, del riconoscimento di pattuizioni e com­portamenti non conformi alla disciplina positiva esistente —, norma che si poneva come del tutto ostativa alla realizzazione delle condizioni di fat­to idonee a produrre la nascita di un uso avente le caratteristiche dell'uso normativo), e, nello speci­fico campo del mutuo bancario ordinario, non è dato rinvenire, in epoca anteriore al 1942, alcun uso che consentisse l'anatocismo oltre i limiti poi previsti dall'art. 1283 c.c. Ne consegue la illegit­timità tanto delle pattuizioni, tanto dei compor­tamenti — ancorchè non tradotti in patti — che si risolvano in una accettazione reciproca, ovvero in una unilaterale imposizione, di una disciplina diversa da quella legale.

Cass. n. 17813/2002

La disciplina dell'anatocismo si applica ad un patto, qualificato dal giudice di merito come clausola penale, con cui le parti, per il caso di ritardo nell'adempimento di obbligazione pecuniaria, stabiliscano siano dovuti interessi e ne determinano la misura. (Affermando tale prin­cipio, la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza impugnata che, con riferimento ad una pattuizione con la quale il debitore si impegnava a pagare, in caso di mancata restituzione della somma ogget­to di obbligazione alla data pattuita, un interesse annuo del 24 per cento composto, aveva qualifi­cato la pattuizione stessa come "penale" ed aveva conseguentemente escluso l'applicabilità della disciplina dell'anatocismo, di cui all'art. 1283 c.c.).

Cass. sez. un. n. 9653/2001

A tutte le obbligazioni aventi ad oggetto originario il pagamento di una somma di denaro sulla quale spettino interessi di qualsiasi natura, compresi quelli di cui agli artt. 35 e 36 del Capi­tolato generale d'appalto per le opere pubbliche, approvato con D.P.R. 16 luglio 1962, n. 1063, è applicabile, in mancanza di usi contrari, la regola dell'anatocismo dettata dall'art. 1283 c.c., doven­do escludersi che il debito per interessi, anche quando sia stata adempiuta l'obbligazione princi­pale, si configuri come una qualsiasi obbligazione pecuniaria, dalla quale derivi il diritto agli ulte­riori interessi dalla mora nonché al risarcimento del maggior danno ex art. 1224, secondo comma, c.c.

Cass. n. 12507/1999

La clausola di un contratto bancario, che preveda la capitalizzazione dei trimestrali degli interessi dovuti dal cliente, deve reputarsi nulla, in quanto si basa su un uso negoziale (ex art. 1340 c.c.) e non su un uso normativo (ex artt. 1 e 8 delle preleggi al c.c.), come esige l'art. 1283 c.c., laddove prevede che l'anatocismo (salve le ipotesi della domanda giudiziale e della conven­zione successiva alla scadenza degli interessi) non possa ammettersi, «in mancanza di usi con­trari». L'inserimento della clausola nel contratto, in conformità alle cosiddette norme bancarie uniformi, predisposte dall'A.B.I., non esclude la suddetta nullità, poiché a tali norme deve ricono­scersi soltanto il carattere di usi negoziali e non quello di usi normativi.

Cass. n. 1360/1999

Non è configurabile l'esistenza di usi normativi nel senso della capitalizzazione periodica degli interessi moratori dovuti in caso di ri­tardata corresponsione di sovvenzioni pubbliche, poiché solo le leggi che disciplinano le erogazioni pubbliche potrebbero contenere statuizioni in tal senso, direttamente, o mediante la previsione di una corrispondente convenzione. (Fattispecie relativa alle sovvenzioni ex art. 20, L. n. 856/1986 a favore delle società private già concessionarie di servizi marittimi locali del Medio e Alto Adriati­co).

Cass. n. 12675/1998

Nell'ambito delle operazioni tra Istituti di credito e clienti, l'anatocismo è generalmente ap­plicato secondo un uso normativo che autorizza la deroga al generale principio di cui all'art. 1283 c.c. che, in mancanza di usi contrari, consente che gli interessi scaduti producano interessi so­lamente dal giorno della domanda o per effetto di convenzione posteriore alla loro scadenza e sem­pre che si tratti di interessi dovuti da almeno sei mesi. Peraltro, tale uso normativo, che consente la percezione degli interessi secondo il sistema della capitalizzazione trimestrale, per il suo carat­tere derogatorio, trova applicazione limitata alla categoria di soggetti tra quali si è formato. Ne consegue la esclusione della sua operatività con riferimento agli oneri finanziari per il ritardato pagamento della sovvenzione alla cui concessio­ne il Ministero della marina mercantile si sia ob­bligato nei confronti di società di navigazione ai sensi dell'art. 7 della legge n. 684 del 1974. (Nella specie, nella convenzione attuativa intervenuta tra la ricorrente e la pubblica amministrazione, erano state precisate le modalità del calcolo de­gli oneri finanziari per il ritardato pagamento, da computare sulla base del tasso di mercato a breve nella misura non superiore ai tassi «prime rate» stabiliti dal cartello interbancario. Peraltro, la Corte territoriale, la cui decisione è stata confer­mata dalla S.C., aveva ritenuto il rinvio conven­zionale limitato alla misura del tasso di interesse e non anche alle modalità di calcolo attuate dalle banche nei riguardi della propria clientela, consi­stente nella capitalizzazione trimestrale).

Cass. n. 9227/1995

I rapporti bancari regolati da usi normativi — dotati, cioè, dei caratteri obiettivi della co­stanza, della generalità e della durata, nonché del carattere soggettivo della opinio juris, che sono propri della norma giuridica consuetudinaria — in base ai quali la produzione degli interessi ana­tocistici prescinde del tutto dai presupposti fissati nell'art. 1283 c.c. Tali usi, essendo espressamente richiamati dalla menzionata norma, operano sul medesimo piano della stessa, onde hanno uguale natura delle regole stabilite direttamente dal legi­slatore, con la conseguenza che essi sono, come le norme di legge, soggetti al principio jura novit curia. Pertanto, di essi si può fare applicazione anche nel giudizio di legittimità ed indipendente­mente dalle allegazioni delle parti e dalle considerazioni in proposito svolte dal giudice di merito.

Cass. n. 3804/1988

Gli usi che consentono l'anatocismo, ri­chiamati dall'art. 1283 c.c., sono usi normativi, in quanto operano sullo stesso piano di tale norma (secondum legem) come espressa eccezione al principio generale ivi affermato, onde essi han­no l'identica natura delle regole dettate dal legi­slatore ed il giudice può applicarli attingendone comunque la conoscenza (iura novit curia), con la conseguenza che anche in sede di legittimità è ammessa una indagine diretta sugli usi in que­stione e, una volta accertata l'esistenza, una deci­sione sulla base dei medesimi, indipendentemente dalle allegazioni delle parti e dalle considerazioni svolte in proposito dai giudici del merito.

Cass. n. 3479/1971

La pattuizione, intervenuta preventivamen­te all'atto della stipula del mutuo, con la quale si prevede la corresponsione di interessi di mora sulle rate scadute e non pagate già comprensive degli interessi del mutuo, costituisce violazione del divieto dell'anatocismo, secondo la disciplina dettata dall'art. 1283 c.c. A norma di questa disposizione, infatti, gli interessi scaduti produco­no interessi soltanto: a) dal giorno della domanda giudiziale; b) per effetto di convenzione posterio­re alla scadenza degli interessi; c) purché si tratti di interessi dovuti almeno per sei mesi.

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Categorie: Anatocismo

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