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Articolo 1260

Codice Civile

Cedibilità dei crediti

Dispositivo dell'art. 1260 Codice Civile

Il creditore può trasferire a titolo oneroso o gratuito (1) il suo credito [1198, 2112], anche senza il consenso del debitore (2), purché il credito non abbia carattere strettamente personale (3) o il trasferimento non sia vietato dalla legge [323 3, 378, 447] (4).
Le parti possono escludere la cedibilità del credito, ma il patto non è opponibile al cessionario, se non si prova che egli lo conosceva al tempo della cessione (5) (6).

Note

(1) La cessione del credito costituisce un contratto a causa (1325 c.c.) variabile perchè può essere utilizzato per realizzare funzioni diverse, tra le altre, solutoria e di garanzia.

(2) Per il debitore è irrilevante dover adempiere verso un creditore o verso un altro perciò si prescinde dal suo consenso.

(3) Al principio di libera cedibilità del credito fanno eccezione alcune ipotesi, prima tra tutte quella del credito strettamente personale, qual è quello agli alimenti.

(4) Ad esempio, è vietata la cessione dei crediti litigiosi a giudici ed altre figure appartenenti all'ufficio davanti cui la controversia è pendente (1261 c.c.).

(5) Se una delle parti cede il credito a un terzo la cessione è valida, e il ceduto potrà solo rivalersi sul cedente per la violazione del patto, a meno che non si dimostri che il cessionario lo conosceva: in tal caso la cessione può essergli opposta.

(6) Alla struttura della cessione di credito si ispira il contratto di factoring, fattispecie di matrice anglosassone in virtù della quale il factor, imprenditore specializzato, si impegna a somministrare nei confronti del cliente una serie di servizi, tra i quali un'anticipazione finanziaria di parte del valore dei crediti ceduti dal cliente; il factor, a sua volta, riscuoterà i crediti ceduti dai debitori.

Ratio Legis

La cessione del credito è una figura che, permettendo alle parti di trasferire un credito non ancora adempiuto, agevola i traffici giuridici.

Brocardi

Cessio crediti
Cessionarius est pro creditore
Cessionarius utitur iure cedentis
Nominis venditio, etiam ignorante vel invito adversus quem actiones man dantur, contrahi solet

Relazione al Libro delle Obbligazioni

(Relazione del Guardasigilli al Progetto Ministeriale - Libro delle Obbligazioni 1941)

118L'enunciazione dei principi relativi alla cessione dei crediti è preceduta da una disposizione fondamentale (art. 131) che, colmando una lacuna del progetto, fissa la ammissibilità di una causa gratuita della cessione, la disponibilità del credito senza il consenso del debitore, il divieto generale di trasmissione di crediti che abbiano carattere strettamente personale, la cedibilità dei soli crediti per i quali la trasmissione non è vietata dalla legge. Si prevede pure la incedibilità convenzionale; ma al patto relativo non si dà efficacia reale, ed infatti esso non può essere opposto al cessionario se non risulti dal documento originale del credito o se il debitore non provi altrimenti la scienza del patto da parte del cessionario al tempo della cessione.
Si è trasferita dall'art. 333 del progetto della Commissione reale la norma dell'art. 1458 cod. civ. che nega la cedibilità delle ragioni litigiose ad alcune categorie di persone (articolo 132); e si è definito il concetto di ragione litigiosa come comprendente diritti sui quali sia sorta contestazione giudiziaria.

119Si è fatta poi riserva, a proposito delle forme che deve assumere il consenso nella cessione, di quelle che la legge prevede per determinati tipi di contratti (costituzione di dote, donazione, transazione ecc.).
Non si è riprodotta nell'art. 134 la riserva fatta dal progetto del 1936 (art. 261) del diritto del cessionario alla consegna di copia autentica del documento probatorio del credito quando questo è stato ceduto parzialmente perché, se il documento del credito è un atto pubblico, il diritto del cessionario ad averne copia può essere esercitato in modo indipendente da una cooperazione del cedente: se, invece, il documento probatorio è una scrittura privata, l'ipotesi rimane regolata dal principio generale del primo comma dell' art. 134.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

579La cessione dei crediti opera senza il consenso del debitore. Ma è tuttavia possibile che tra creditore e debitore si convenga l'incedibilità, nel qual caso il patto non ha, di regola, carattere reale, e potrà opporsi al cessionario soltanto se egli ne conosceva l'esistenza (art. 1260 del c.c., secondo comma). Non sono cedibili, oltre ai crediti di cui la legge stessa vieta la cedibilità, anche quelli che abbiano carattere strettamente personale (art. 1260 del c.c., primo comma), ossia tali che, per loro natura o per disposizione di legge, non possono essere esercitati se non dal loro titolare (per qualche connessione si veda l'art. 2900 del c.c., primo comma).

Sentenze relative a questo articolo

Cass. n. 551/2012

La natura consensuale del contratto di cessione di credito - relativo a vendita di cosa futura, per la quale l'effetto traslativo si verifica quando il bene viene ad esistenza - comporta che esso si perfeziona per effetto del solo consenso dei contraenti, cedente e cessionario, ma non anche che dal perfezionamento del contratto consegua sempre il trasferimento del credito dal cedente al cessionario, in quanto, nel caso di cessione di un credito futuro, il trasferimento si verifica soltanto nel momento in cui il credito viene ad esistenza e, anteriormente, il contratto, pur essendo perfetto, esplica efficacia meramente obbligatoria; pertanto, nel caso di cessione di crediti futuri e di sopravvenuto fallimento del cedente, la cessione, anche se sia stata tempestivamente notificata o accettata ex art. 2914 n. 2 c.c., non è opponibile al fallimento se, alla data della dichiarazione di fallimento, il credito non era ancora sorto e non si era verificato l'effetto traslativo della cessione.

Cass. n. 11095/2009

Il danneggiato da un sinistro stradale può cedere il proprio credito risarcitorio a un terzo (nella specie, il carrozziere incaricato della ripa­razione dell'auto danneggiata), non trattandosi di un diritto strettamente personale e non esistendo al riguardo diretti o indiretti divieti normativi. Detto terzo è legittimato ad agire, in vece del cedente, in sede giudiziaria per l'accertamento della responsabilità dell'altra parte e per la condanna di questa, e del suo assicuratore per la responsa­bilità civile, al risarcimento dei danni.

Cass. n. 16383/2006

Per effetto del negozio di cessione del credi­to, notificato al debitore ceduto, il diritto di cre­dito trasmigra al cessionario con tutte le azioni dirette ad ottenerne la realizzazione, e nell'ipotesi di esercizio di tali azioni da parte del cessionario contro il debitore ceduto non è necessaria la par­tecipazione al processo del cedente. (Fattispecie in cui il lavoratore dipendente aveva ceduto al sindacato una quota della sua retribuzione pari all'ammontare del contributo sindacale, e debi­tore ceduto, convenuto in diritto dal sindacato per il pagamento, era il datore di lavoro).

Cass. n. 7919/2004

La natura consensuale del contratto com­porta che il credito si trasferisce dal patrimonio del cedente a quello del cessionario per effetto dell'accordo, mentre l'efficacia e la legittimazione del cessionario a pretendere la prestazione dal debitore (in quanto alla semplice conoscenza della cessione da parte di costui si ricollega l'unica conseguenza della non liberatorietà del pagamento effettuato al cedente) conseguono alla notificazione o all'accettazione della cessione al contraente ceduto, che non si identificano peral­tro con gli istituti dell'ordinamento processuale e non sono pertanto soggetti a particolari discipline o formalità ma sono atti a forma libera, sicché ove la notificazione, consistente in una dichia­razione recettizia, venga fatta in forma scritta, non deve essere necessariamente sottoscritta dal creditore cedente, essendo al riguardo sufficiente che vi siano inequivoci elementi indicanti la rela­tiva provenienza, in modo che risulti al debitore ceduto pienamente assicurata la prova e la non problematica conoscenza dell'avvenuta cessione.

Cass. n. 6422/2003

Nel caso di cessione di credito futuro, que­st'ultimo si trasferisce in capo al cessionario sol­tanto nel momento in cui il credito stesso viene in essere, sicché, fino a tale momento, il contratto di cessione ha esclusivamente effetti obbligatori tra le parti.

Cass. n. 17162/2002

La cessione del credito è un negozio a causa variabile, che può essere stipulata anche a fine di garanzia senza che venga meno l'immediato effetto traslativo della titolarità del credito tipico di ogni cessione, in quanto è proprio mediante tale effetto traslativo che si attua la garanzia, pure quando la cessione sia pro solvendo e non già pro soluto, con mancato trasferimento al cessionario, pertanto, del rischio d'insolvenza del debitore ceduto. Diversamente, qualora la cessione abbia ad oggetto crediti futuri, l'effetto traslativo si produce solamente quando il credito viene ad esi­stenza, mentre tale effetto non si produce affatto nell'ipotesi in cui sia desumibile dal contratto la volontà del cedente di non privarsi della titolarità del credito e di realizzare solamente effetti mino­ri, quali l'attribuzione al cessionario della mera legittimazione alla riscossione del credito.

Cass. n. 9495/2002

Nella ipotesi di cessione di un credito pro solvendo, in cui il creditore cessionario diviene titolare di due crediti concorrenti, l'uno verso il proprio debitore e l'altro verso il debitore cedu­to, si è in presenza di distinte obbligazioni, cia­scuna avente una propria autonoma causa ed un'attitudine ad essere oggetto di autonomi atti di disposizione, con l'unico limite costituito dal fatto che l'obbligazione originaria è destinata ad estinguersi con la riscossione del credito dal de­bitore ceduto (art. 1198, primo comma, c.c.), ma senza che tale collegamento, concernente il momento estintivo delle due obbligazioni, comporti la necessità di una loro vita parallela in capo allo stesso titolare.

Cass. n. 4796/2001

La cessione del credito, avendo causa varia­bile, può avere anche funzione esclusiva di garan­zia, comportando in tal caso il medesimo effetto, tipico della cessione ordinaria, immediatamente traslativo del diritto al cessionario, nel senso che il credito ceduto entra nel patrimonio del cessio­nario e diventa un credito proprio di quest'ultimo, il quale è legittimato pertanto ad azionare sia il credito originario sia quello che gli è stato ceduto in garanzia, sempre che persista l'obbligazione del debitore garantito; ove, invece, si verifichi l'estinzione, totale o parziale, dell'obbligazione garantita, il credito ceduto a scopo di garanzia, nella stessa quantità, si ritrasferisce automatica­mente nella sfera giuridica del cedente, con un meccanismo analogo a quello della condizione risolutiva, senza quindi che occorra, da parte del cessionario, un'attività negoziale diretta a tal fine.

Cass. n. 3797/1999

La cessione del credito a scopo di garanzia comporta il medesimo effetto (tipico della cessio­ne ordinaria) immediatamente traslativo del dirit­to al cessionario, e ciò tanto nella ipotesi di cessio pro solvendo che di cessio pro soluto. L'esclusione di tale effetto può legittiinamente predicarsi nel solo caso in cui, dalle clausole del negozio di cessione a scopo di garanzia, sia desumibile una inequivoca volontà negoziale delle parti nel senso che il creditore cedente, non volendo privarsi della titolarità del credito, abbia inteso soltanto realizzare degli effetti minori, quale la mera legit­timazione del cessionario alla riscossione del cre­dito.

Cass. n. 3099/1995

La natura consensuale del contratto di ces­sione di credito importa che esso si perfezioni per effetto del solo consenso dei contraenti, cedente e cessionario, ma non importa, altresì, che al perfezionamento del contratto consegua sempre il trasferimento del credito dal cedente al cessionario, così, nel caso in cui oggetto del contratto di cessione sia un credito futuro, il tra­sferimento del credito dal cedente al cessionario si verifica soltanto nel momento in cui il credito viene ad esistenza; prima di allora il contratto, pur essendo perfetto, esplica efficacia meramente obbligatoria.

Cass. n. 3421/1977

La cessione di credito può essere stipulata a scopo di garanzia o anche per realizzare effetti minori di quello tipico del trasferimento della titolarità del credito ceduto dal cedente al ces­sionario, come l'attribuzione a quest'ultimo della mera legittimazione a riscuotere il credito stesso, sia pure anche nel proprio interesse. In ogni caso, l'effetto reale tipico di trasferire il credito al ces­sionario (o quello minore di attribuirgli la legitti­mazione a riscuotere) si realizza contestualmente alla conclusione del negozio di cessione, anche se si tratti di cessione non pro soluto ma pro solvendo, la quale ultima importa soltanto che, a differenza dell'altra, il rischio dell'insolvenza del debitore ceduto non si trasferisce al cessionario. Tuttavia l'effetto traslativo immediato è escluso quando la cessione abbia ad oggetto crediti futuri. In tal caso, l'effetto reale — cioè il trasferimento del credito che il negozio, in conformità alla sua caratteristica funzione, tende a realizzare — si verifica solo se e quando il credito ceduto verrà ad esistenza. Nei limiti in cui è consentito all'au­tonomia negoziale dedurre in contratto la presta­zione di cose future (art. 1348 c.c.) è ammissibile la cessione di crediti futuri, sempre che, al mo­mento della conclusione del negozio, sussista già il rapporto giuridico di base, dal quale possano trarre origine i crediti futuri, in modo che questi ultimi siano, fin da quel momento, determinati o determinabili.

Cass. n. 2322/1970

Nella cessione di un credito a titolo oneroso è dovuta la garanzia dell'esistenza del credito stesso al tempo della cessione. Tale garanzia resta ferma, se pur esclusa con patto espresso, il credito venga meno per fatto proprio del cedente.

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