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Articolo 1183

Codice Civile

Tempo dell'adempimento

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Dispositivo dell'art. 1183 Codice Civile

Se non è determinato il tempo in cui la prestazione deve essere eseguita, il creditore può esigerla immediatamente. Qualora tuttavia, in virtù degli usi o per la natura della prestazione ovvero per il modo o il luogo dell'esecuzione, sia necessario un termine, questo, in mancanza di accordo delle parti, è stabilito dal giudice. Se il termine per l'adempimento è rimesso alla volontà del debitore, spetta ugualmente al giudice di stabilirlo secondo le circostanze; se è rimesso alla volontà del creditore, il termine può essere fissato su istanza del debitore che intende liberarsi [disp. att. 80] (1) (2).

Note

(1) Il termine può riferirsi ad un evento certo nel «se» e nel «quando» (es.: 31 gennaio), o anche ad un evento certo nel «se» e incerto nel «quando» (es.: il momento della morte).

(2) Per il computo del termine vedi 1187.


Ratio Legis

La norma pone il principio generale dell'immediata esigibilità del credito: se non è previsto alcun termine, il creditore può esigere l'adempimento immediatamente. Se invece, per una serie di motivi, il termine si renda necessario, esso va determinato dalle parti, e, in mancanza di accordo, dal giudice.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

562L'assegnazione di un termine per l'adempimento dell'obbligazione può essere fatta dall'autorità giudiziaria non soltanto nei casi classici dell'art. 1173 del c.c. del 1865, ma anche quando ciò è richiesto dagli usi (art. 1183 del c.c. primo comma) o se il termine è rimesso alla volontà del creditore.
E' stato concesso il potere di esigere la prestazione prima della scadenza quando il termine è stabilito esclusivamente a favore del creditore (art. 1185 del c.c., primo comma); se il pagamento è avvenuto contra ius prima del termine, ferma l'irripetibilità del capitale, il debitore può chiedere ciò di cui il creditore si è arricchito per effetto del pagamento anticipato (art. 1185 del c.c. secondo comma). La critica fatta alla disposizione dell'art. 1174 del c.c.del 1865, in quanto negava la ripetizione del pagamento eseguito innanzi tempo, ha potuto essere superata per la ragione che, in definitiva, il creditore, per quanto riceva anticipatamente, non riceve che il suo. Si è risolta poi in senso favorevole la questione concernente la prestazione dell'inter-usurium nel caso in cui il pagamento anticipato è stato fatto per errore, essendosi considerato che in tal caso si ha un'ipotesi di indebito arricchimento del creditore a danno del debitore.
Le regole generali sul computo dei termini sono fissate, in via suppletiva, nell'art. 1187 del c.c., mediante la generalizzazione dell' art. 2963 del c.c., che del resto è estensivo delle norme poste dagli art. 14 del c.p., art. 180 del c.p.p., art. 155 del c.p.c., 41 legge cambiaria. Il giorno festivo, secondo l'art. 2963 del c.c., non è calcolato soltanto se cade nell'ultimo giorno del termine; nell'art. 1187 del c.c. però si sono richiamati gli usi eventualmente diversi, sorti specialmente per le scadenze in fiera.

Sentenze relative a questo articolo

Cass. n. 14463/2011

Il contratto preliminare è fonte di obbli­gazione al pari di ogni altro contratto ed il suo particolare oggetto, cioè l'obbligo di concludere il contratto definitivo, non esclude che, ove non sia fissato un termine né in sede convenzionale, né in sede giudiziale, sia applicabile, ai sensi dell'art. 1183 c.c., la regola dell'immediato adempimento ("quod sine die debetur statim debetur"). Ne con­segue che, a norma degli arti. 2934, 2935 e 2946 c.c., l'inattività delle parti, protrattasi per oltre dieci anni da quando il diritto alla stipulazione del contratto definitivo poteva essere fatto valere, comporta l'estinzione del diritto medesimo per prescrizione.

Cass. n. 11774/2007

La disciplina di cui all'art. 1183 c.c. è da ritenersi applicabile anche nell'ipotesi di apposi­zione del termine cosiddetto cum voluerit la cui determinazione è demandata alla volontà di una delle parti, e la distinzione tra detto termine e la condizione meramente potestativa costituisce questione che attiene all'interpretazione della volontà delle parti, in quanto il citato art. 1183 c.c. consente espressamente, senza differenziare tra volontà e mera volontà, che la fissazione del ter­mine sia demandata ad un'autonoma statuizione di uno dei soggetti del rapporto obbligatorio.

Cass. n. 3251/2007

Ove per l'adempimento di un'obbligazione (nella specie, di consegna) risulti fissato un ter­mine, il cui inizio venga fatto dipendere da due diversi eventi (nel caso, notificazione o comuni­cazione), è quello di questi due che si verifica per primo a segnarne la decorrenza.

Cass. n. 687/2006

La prestazione per la quale non è prefisso alcun termine di adempimento è immediatamen­te esigibile, dovendosi applicare, ai sensi dell'art. 1183 c.c., la regola secondo la quale quod sine die debetur statim debetur. Ne consegue che il com­pratore e il venditore, in caso di mancato accordo sulle modalità di pagamento, che si risolve in una indeterminatezza del tempo dell'adempimento, devono immediatamente adempiere alle rispetti­ve prestazioni, sicché, in tale ipotesi, la traditio e la solutio debbono avvenire simultaneamente.

Cass. n. 10279/2005

Nel caso in cui le parti pattuiscano un termine per l'adempimento e poi un secondo termine (che proroga il primo), se alla scadenza di questo esse non manifestano volontà di recedere dal contratto o, comunque, disinteresse ai rispet­tivi adempimenti, deve presumersi che il ritardo rispetto al secondo termine è stato tollerato dai contraenti, con la conseguenza che le reciproche obbligazioni sono rimaste senza un termine per adempiere, per cui ciascuno dei creditori può, in forza dell'art. 1183 c.c., pretendere immediata­mente la prestazione dovutagli per la quale era tra­scorso il termine contrattuale per l'adempimento, nel qual caso il ritardo del debitore, trascorso il tempo materiale necessario per l'esecuzione, può essere apprezzato come inadempimento colpevo­le.

Cass. n. 1149/2003

In tema di adempimento dell'obbligazione contrattuale, la mancata previsione di un termine entro il quale la prestazione debba essere consen­sualmente eseguita, non sempre impone alla par­te adempiente l'obbligo di costituire in mora la controparte ex art. 1454 c.c. e quindi di far ricorso al giudice a norma e per gli effetti di cui all'art. 1183 c.c. In relazione agli usi, alla natura del rap­porto negoziale ed all'interesse delle parti, infatti, può essere sufficiente che sia decorso un congruo spazio di tempo dalla conclusione del contratto, per cui possa ritenersi in concreto superato ogni limite di normale tolleranza, secondo la valuta­zione del giudice del merito, insindacabile in sede di legittimità, se adeguatamente e congruamente motivata.

Cass. n. 12092/1995

Il potere del giudice di valutazione della congruità del termine assegnato alla parte inadempiente per adempiere è esercitabile soltanto in rapporto alla diffida ad adempiere prevista dall'art. 1454 c.c. ai fini della risoluzione del con­tratto, ma non in rapporto all'invito ad adempiere previsto dall'art. 1183 c.c., che prevede, in man­canza di determinazione del tempo in cui la pre­stazione deve essere eseguita, la possibilità per il creditore di esigerla immediatamente. (Nella specie, in applicazione dell'enunciato principio, la Suprema Corte ha cassato la sentenza del merito, la quale, relativamente ad un contratto preliminare di vendita, aveva ritenuto che l'invito ad adempiere rivolto al promissario acquirente, non qualificabile come diffida ad adempiere, con­teneva un termine incongruo, avuto riguardo al fatto che il saldo, di non trascurabile entità, non poteva approntarsi senza congruo preavviso).

Cass. n. 4841/1989

Nell'ipotesi in cui il contratto attribuisca ad una parte, contro il pagamento di una penale, la facoltà di eseguire la propria prestazione oltre un certo termine, la scadenza di questo comporta, nonostante la previsione di quel corrispettivo, l'immediata esigibilità della prestazione, salvo che con la pattuizione predetta le parti abbiano voluto attribuire al debitore la facoltà di adempie­re in un termine rimesso soltanto alla sua volontà, nel qual caso peraltro, ancorché il creditore non abbia chiesto la fissazione giudiziale del termine ai sensi della prima parte del secondo comma dell'art. 1183 c.c., il giudice del merito può non­dimeno ritenere inadempiente il debitore ove, al momento della richiesta di adempimento del creditore, sia già decorso un congruo intervallo temporale.

Cass. n. 158/1986

Il ritardo tollerato dal creditore nell'adem­pimento della prestazione da parte del debitore non importa una modificazione delle condizioni contrattuali atteso che tale tolleranza può in qua­lunque momento cessare con la conseguenza di rendere immediatamente esigibile la prestazione per la quale è trascorso il termine contrattuale di adempimento. Pertanto, dopo la dichiarazione con la quale il creditore recede dalla precedente tolleranza e trascorso il tempo materialmente ne­cessario per l'esecuzione della prestazione, ogni ulteriore ritardo del debitore costituisce inadem­pimento colpevole. (Nella specie, il giudice del merito aveva ritenuto inadempiente il lavoratore il quale aveva ritardato nel versare al datore di lavoro somme di danaro riscosse per suo conto, nonostante che in passato tale ritardo fosse stato tollerato; la Suprema Corte — nel confermare in tale parte la sentenza impugnata — ha affermato il suddetto principio di diritto).

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